sabato 20 ottobre 2018
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il Timone N. 177 di Ottobre 2018
L’eredità dimenticata

40 anni fa Karol Wojtyla diventava Papa. Il suo è stato un pontificato lungo 26 anni, uno dei più lunghi della storia. Oggi è santo. Il suo Magistero in alcuni passaggi è stato molto importante e merita di essere riscoperto e difeso, come ricorda ai lettori del Timone un amico personale del santo papa polacco, il professor Stanislaw Grygiel.

Benedetto XVI nel 2014 ha indicato quelle che a suo avviso sono state le principali encicliche di Giovanni Paolo II, documenti forse troppo presto dimenticati. Il dossier del Timone è dedicato proprio a riscoprire queste cinque encicliche, affidando il compito ad alcuni autorevoli collaboratori che ne hanno saputo cogliere l’insegnamento valido ancora per l’oggi.

  • La Redemptor hominis del 1979, in cui papa Wojtyla, ha scritto Ratzinger, «offre la sua personale sintesi della fede cristiana» e che ancora oggi «può essere di grande aiuto a tutti quelli che sono in ricerca». In quel documento, scrive monsignor Luigi Negri, si coglie «lo slancio di una Chiesa nella baldanza di annunciare Cristo al mondo, senza complessi di inferiorità».
  • La «Redemptoris missio» del 1987, che mette in risalto l’importanza permanente del compito missionario della Chiesa, un compito, spiega padre Bernardo Cervellera, che non può essere ridotto a un “fare”, ma deve scaturire dall’incontro con Cristo, Salvatore di tutti.
  • La Evangelium vitae del 1995, che, dice ancora Benedetto XVI, «sviluppa uno dei temi fondamentali dell’intero pontificato di Giovanni Paolo II: la dignità intangibile della vita umana, sia dal primo istante del concepimento». Fra le tante cose di questo documento esemplare Flora Gualdani, fondatrice di Casa Betlemme, mette in evidenza la denuncia profetica di una mentalità, quella contraccettiva, che ha minato nel profondo il senso della sessualità umana.
  • La Fides et ratio del 1998, che offre una nuova visione del rapporto tra fede cristiana e ragione filosofica. «Da ex professore di filosofia», scrive il teologo Mauro Gagliardi, «Giovanni Paolo II esalta la grandezza e l’importanza di quest’ultima per la teologia. (…) E riconosce l’esistenza di una sorta di filosofia universale» o filosofia perennis che deve essere tenuta in precisa considerazione per rispondere alla esigenze della Rivelazione.
  • La Veritatis splendor del 1993, sui fondamenti della morale. L’enciclica forse più trascurata e inapplicata tra tutte quelle di Giovanni Paolo II, ma che Ratzinger dice doveroso studiare e assimilare oggi. Questa enciclica, scrive il cardinale Gerhard Muller, prefetto emerito della Dottrina della fede, dà al lettore «l’impressione di un referto medico conclusivo di una positiva operazione chirurgica. Il paziente era a rischio di paralisi del suo sistema nervoso centrale. Sto parlando della Chiesa…»
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