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Il Papa al corpo diplomatico PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco INVERNIZZI   
12-01-2010 - Sono tanti gli spunti che si possono raccogliere dal discorso del Papa al corpo diplomatico (11 gennaio). Del resto questo è un discorso fra i più importanti dell’anno, pronunciato davanti a tutti i diplomatici accreditati presso la Santa Sede, 178 in tutto, dopo il recente accordo raggiunto con la Federazione russa. Esso ha naturalmente un taglio “geopolitico”, nel senso che affronta i temi più controversi e problematici sulla scena mondiale, dove in qualche modo la verità, la libertà e la giustizia sono minacciate o esplicitamente negate.

 

Il primo punto toccato riguarda il profondo legame fra la difesa della creazione e quella della creatura. Non si può «separare, o addirittura contrapporre la salvaguardia dell’ambiente a quella della vita umana, compresa la vita prima della nascita», ha detto Benedetto XVI. E per fare capire il legame, il Papa ha ricordato quando cadde il Muro di Berlino, nel 1989, e apparve al mondo il disastro che il comunismo aveva inferto non solo alle persone, ma anche al creato, inquinando suolo, acqua e aria. 

Ma oggi non è minacciato soltanto l’ambiente e l’uomo non viene offeso solo negando i principi non negoziabili; oggi viene attaccato un principio fondamentale per le relazioni umane, quello della libertà religiosa. La religione viene considerata in troppi Paesi come un ostacolo: in Occidente perché offenderebbe il relativismo, «concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia», invece nei Paesi islamici, non in tutti ma certamente in molti, in Cina e India, in Vietnam e Laos, la religione, quella cristiana in particolare, viene perseguitata in diversi modi e i martiri continuano a essere con il loro sangue il seme dei futuri cristiani.

Benedetto XVI tocca un punto nevralgico circa il rapporto fra democrazia e verità, che già Giovanni Paolo II aveva messo in risalto nell’enciclica Evangelium vitae: quando la democrazia diventa uno strumento per estirpare dal cuore dell’uomo il naturale desiderio di cercare la verità e viene così ad essere ostacolato dal potere pubblico il diritto fondamentale di cercare la verità senza pressioni od ostacoli, allora viene esercitata una violenza inaccettabile sulla persona e la Chiesa non può smettere di reclamare questa libertà fondamentale per ogni uomo. Non si tratta di negare l’autonomia dell’ordine temporale, introdotta nella cultura umana dal Vangelo con le parole di Gesù sulla distinzione fra Cesare e Dio, ma di pretendere quella che il Pontefice chiama una «laicità positiva, aperta», che favorisca la collaborazione fra i diversi poteri, senza separazione e senza confusione.

In queste settimane, troppi cristiani sono oggetto di violenze in Iraq, in Pakistan, in Malesia, in Egitto. Ed è preoccupante che l’opinione pubblica europea sia stata così poco informata di questi eventi. Così come preoccupa la scarsità di reazioni, come se fosse normale tale comportamento. Il Pontefice ricorda l’esistenza del dramma della persecuzione e vi aggiunge quello del terrorismo, altro tema sottovalutato nella vita ordinaria dei popoli occidentali, quasi come se si volesse allontanare il problema semplicemente non parlandone: eppure il terrorismo esiste, si organizza e continua a colpire e non soltanto negli aeroporti, ma anche nella stazioni ferroviarie e nelle metropolitane, come le stragi di Madrid e di Londra hanno mostrato.

Spesso il Papa ha insistito sull’uso immorale della religione in tanti Paesi, dove si crede di servire Dio con la violenza. Soprattutto lo studio comparato del cristianesimo e dell’islam ci aiuta a comprendere la profonda differenza fra una religione che ritiene Dio creatore di un ordine governato da leggi universali e perenni, e un’altra che vuole il Creatore legato soltanto alla propria volontà e desideroso di imporre la propria religione ovunque e con qualsiasi mezzo, appunto anche la violenza. Bisogna leggere anche alla luce di questa comparazione, ormai necessaria anche per la convivenza delle comunità islamiche e di quelle cristiane in molti Paesi, l’insistenza del Papa sui temi dell’amore, della ragione e della libertà comuni a tutti gli uomini, indipendentemente dalla fede che professano, come valori distintivi della persona umana e specificamente del cristianesimo.

Ma il pericolo proviene anche dal cuore dell’Occidente dove viene portato un grave attacco, ha detto Benedetto XVI, «da leggi o progetti, che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi». E qui il Papa difende la cultura fecondata dal cristianesimo dall’ultima aggressione culturale, quella appunto che vuole eliminare l’ultima differenza, quella fra l’uomo e la donna: si tratta di un punto spesso evocato dal Magistero, anche per le sue possibili conseguenze, realmente devastanti, sull’identità e l’equilibrio delle persone, soprattutto giovani, minacciati da questa incertezza identitaria che ha raggiunto anche la sfera della sessualità.

«Se togli la libertà, togli la dignità», ha detto il Papa citando san Colombano, ma la libertà non è assoluta perché l’uomo non è Dio ma Sua immagine, sua creatura.

 


 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Gennaio 2010 21:28
 

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