giovedì 22 agosto 2019
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NEWS 6 agosto 2019    di Redazione
Mogli cattoliche tradizionali, ci scrivono Chiara e Claudia

Continuano ad arrivare risposte alla nostra campagna “Mogli cattoliche tradizionali cercasi, modello 2019“. Ci scrivono Chiara e Claudia che sono rispettivamente laureate in Fisica e insegnante di Storia e filosofia, a “gran dispitto” di coloro che pensano che oltre al ferro da stiro non c’è nulla… E tu cosa intendi per “moglie cattolica tradizionale”? Scrivi a redazionetimone@gmail.com  (no perditempo, massimo 3.000 battute spazi compresi).

Mi chiamo Chiara Tomaino vivo a Roma, ho 36 anni, sono laureata magistrale in Fisica, lavoro stabilmente da 8 anni. Sono sposata da quasi 6 anni e sono mamma di 4 figli.

Sono cattolica da sempre poiché la mia famiglia mi ha educato e viveva la fede nella vita di tutti i giorni e quindi non è mai stato un obbligo o una costrizione credere in Dio e professarne la fede.

Nonostante questo ognuno deve affrontare i propri momenti di smarrimento o di dubbio e dare la propria indiscutibile adesione a Cristo per definirsi cattolico a tutti gli effetti. A seguito di questa adesione, rispondendo alla propria chiamata, vocazione, che una persona si realizza veramente.

In quest’ottica dover necessariamente definire chi è la moglie cattolica tradizionale fa veramente sorridere. Ma di questi tempi… ci provo.

Si potrebbe partire con = moglie secondo la tradizione cattolica. Cioè donna che ha scelto di vivere la sua vita indissolubilmente insieme ad un uomo secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo nel sacramento del matrimonio.

O se si vuole scendere più nel dettaglio: donna che ha scelto consapevolmente di condividere TUTTI gli aspetti (lavoro, fede, divertimento, sessualità, maternità, paturnie varie…) della sua vita terrena (moglie), e per tutta la sua durata (indissolubilmente), con un uomo, previa richiesta a Dio dell’aiuto necessario a compiere tale missione (la Grazia del sacramento del matrimonio) promettendo la propria fedeltà a Lui e all’uomo scelto al fine di arrivare a meritare la vita eterna possibilmente insieme (secondo gli insegnamenti di Cristo).

Detto ciò…ferro da stiro, numero di figli, ore di lavoro di lui o di lei, lavatrici, chi cucina o fa la spesa, chi ci mette il “grano”, chi ha diritto a riposarsi di più o di meno, chi spolvera, chi debba andare in palestra o pulire il bagno, portare a spasso il cane, o i figli a scuola o a fare sport, chi parla con le maestre, ecc., ecc…mi pare che possa relegarsi nel cospicuo capitolo “molteplicità delle tipologie di organizzazione familiare”…che ne dite???

Gesù stesso non da definizioni in merito, San Paolo ha dato dei consigli ed è stato preso a male parole perché non riusciamo a comprendere il significato delle parole che ha usato (il famoso “siate sottomesse ai vostri mariti”). Questo è il meglio che posso dire in circa 3000 caratteri 😀

Un saluto a tutti.

Chiara Tomaino

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Mi chiamo Claudia, ho 29 anni e sono una docente di Storia e Filosofia. Sono moglie da 9 mesi e vorrei dare un contributo a questa campagna.

Inizio con il dire che è ben noto che noi mogli vogliamo avere tutto sotto controllo. La nostra grande abilità di avere uno sguardo su tutto quello che c’è da fare spesso ci inganna di saperne in anticipo la riuscita (a chi non è mai capitato di rifiutare un aiuto dal marito perché “io so l’ordine e il verso altrimenti è un disastro”?). Per me, invece, la donna cattolica è colei che guarda con una prospettiva positiva.

Mi riferisco a tutte le volte che le circostanze, soprattutto quelle faticose, seguono un percorso di cui non possiamo conoscere l’esito, o meglio, sulle quali tutto il nostro operato e la nostra buona volontà fungono da strumento per accompagnarle verso un destino misterioso. La donna cattolica conosce, infatti, la pazienza di attendere tempi che non sono nostri ma di Dio.

Saper attendere significa esercitarsi a pensare che le proposte del marito non siano necessariamente un disastro preannunciato, ma occasione di scoprire che la vita quotidiana non è soltanto sulle nostre spalle ma che c’è chi tiene a te e che tutto vada bene.

A volta la tentazione è quella di scappare da un ‘luogo’ che ci disarma, come quello della sofferenza di chi amiamo. Ma è proprio qui che la moglie cattolica può connettere la paura con la letizia tramite la memoria e il cuore. Fare memoria che lo sposo è un dono e quindi riportare al cuore il desiderio di voler stare proprio lì, dove ti trovi, con tuo marito. In questo modo la letizia ritorna come una luce avvolgente, certa e feconda in grado di accettare le cose che accadono. Ma come si fa, oggi, a voler stare qui e ora e a rispondere ai doveri e agli impegni e ad un lavoro spesso totalizzante? Io penso che tutto abbia a che fare con quella che ho chiamato, la prospettiva positiva.

Il desiderio di dare un contributo nel mondo del lavoro, di seguire le passioni, sono un modo per rispondere ad alcune delle nostre esigenze, che convergono poi ad una esigenza di amore. Un’esigenza che si integra bene con tutto il resto, con la vita e il suo quotidiano. Poco importa se riusciamo a fare tutto ciò che è in programma, quello che secondo me conta è credere che il destino è buono e che tutto converge ad esso.

Solo così la prospettiva del futuro, degli eventi, delle situazioni che viviamo, può non assumere un aspetto cupo. Un buon metodo potrebbe essere pregare Cristo per chiederGli “Fammi vedere il bene che c’è oggi”, all’interno, appunto, di un orizzonte.

Claudia Lo Iacono


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