mercoledì 27 maggio 2020
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NEWS 18 febbraio 2020    di Raffaella Frullone
Aborto, se il grande assente nel dibatto è il nascituro

L’ennesima occasione perduta da parte della politica, tutta.

A scatenare le polemiche è stato il leader leghista Matteo Salvini che domenica in occasione della manifestazione “Roma torna capitale” ha dichiarato: « Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non entro nel merito di una scelta che compete solo alla donna. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale o di etica a chiunque, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020».

Immediata la replica del segretario del Pd Zingaretti che su Facebook ha scritto: «Per fortuna nei pronto soccorso italiani non ascoltano le sue provocazioni. Giù le mani dalle donne. Giù le mani dalla sanità italiana» e poi su Twitter ha rilanciato: «L’unica scelta incivile è mettere in discussione i diritti delle donne». A stretto giro è intervenuta anche Costanza Hermanin, vicesegretaria di Più Europa dicendo: «Le vere emergenze in Italia sono la mancata applicazione della 194 a causa di una troppo diffusa incidenza di medici obiettori di coscienza anche nelle strutture pubbliche e le leggi che generano l’immigrazione irregolare, altro che stili di vita incivili».

E’ intervenuto anche il gruppo Pari Opportunità del Movimento Cinque Stelle con una nota: «Con le sue parole sull’ aborto, Salvini dimostra ancora una volta di voler portare l’Italia indietro di decenni rispetto ai diritti delle donne conquistati con fatica e grandi battaglie».

Interrogato dai giornalisti, Salvini è tornato sul tema ieri dicendo: «Non metto in discussione il principio ma bisogna combattere gli abusi. Parlate con i medici, non con Salvini. Il nostro compito è prevenire: l’aborto non è un sistema contraccettivo».

Il problema (mal) posto è senza dubbio reale: l’ultima Relazione ministeriale sullo stato della Legge 194 evidenzia che «la percentuale di IVG effettuate da donne con precedente esperienza abortiva è risultata pari al 25.7%». Oltre una donna su quattro, dunque, va ad abortire almeno per la seconda volta. Di fronte a questo dato chiunque sia dotato di buon senso dovrebbe sobbalzare sulla sedia, ma non certo per una questione economica meno che meno per una questione di “civiltà”. L’aborto è per sua natura stessa in-civile ovvero contro la civiltà, poiché mette a morte i suoi figli innocenti nel luogo dove dovrebbero essere più al sicuro, e svilisce le madri nella loro stessa natura. Possibile che nessuno riesca a dirlo?

Inoltre il grande assente nel dibattito è il nascituro, il bambino, l’unico cittadino senza cittadinanza in questo Paese, l’unico che può perire per decisione di un terzo ingiustamente, ma nella piena legalità e nell’indifferenza generale. Nessuno lo cita più, nemmeno in un dibattito sull’aborto, come fosse ormai universalmente accettato che non c’è nulla di male nell’abortire. Questo è il dato più preoccupante e veramente incivile.


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