martedì 22 gennaio 2019
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NEWS 4 gennaio 2019    di Giuliano Guzzo
Aborto, la principale causa di morte al mondo è una “scelta”

Il 2018 si è da poco concluso e numerosi e diversificati sono stati i bilanci che i media hanno presentato sui 365 giorni che ci siamo appena lasciati alle spalle. Principalmente, come da abitudine, si sono fatti resoconti sugli eventi politici, sociali, sportivi e climatici più rilevanti, quelli cioè che hanno interessato il maggior numero di persone. Eppure, nonostante i tentativi giornalistici di offrire le sintesi più accurate e complete sul 2018, c’è da scommettere che quasi nessuno sottolineerà il dato più drammatico dell’anno scorso, ossia quello della principale causa di morte, che ha comportato qualcosa come 41 milioni di vittime: 41.9 per la precisione, dunque quasi 42.

Per quale ragione la morte di decine di milioni di persone rischia di passare sotto silenzio? Semplice: perché ad averle uccise non sono stati la malattia, l’inquinamento, il fumo, la violenza di coppia o altro – tutte realtà a cui i media, come noto, riservano quotidiana attenzione. No, la causa di queste decine di milioni di morti è un’altra: è l’aborto volontario. A stabilirlo, sono state le elaborazioni effettuate a cura di Worldometers, che non è un sito tendenzioso o poco attendibile, essendo stato indicato come uno dei portali gratuiti più affidabili dall’American Library Association.

Ebbene, grazie a questa fonte sappiamo per esempio che, al 31 gennaio 2018, nel mondo le persone morte per cancro ammontassero a 8,2 milioni, di quali 5 a causa del fumo, mentre – come si diceva poc’anzi – gli esseri umani eliminati con l’aborto sono risultati oltre cinque volte tanti. Per la precisione, lo scorso anno poco meno di un quarto di tutte le gravidanze (il 23%) sono terminate con un aborto con il risultato finale che, per ogni 33 nativi viti, 10 bambini sono stati soppressi in frase prenatale. Per un totale, appunto, di quasi 42 milioni di morti. Una vera e propria carneficina.

Certo, chi nonostante tutto volesse ostinatamente cercare il bicchiere mezzo pieno potrebbe sempre ribattere che, nel male, si sta comunque verificando una riduzione mondiale del numero degli aborti, che dal 2010 al 2014, l’Oms stimava in 56 milioni all’anno. Un’affermazione, questa, che però merita di essere presa con le molle dal momento che – fanno notare diversi osservatori – notoriamente l’Oms, per elaborare le proprie stime, si appoggia all’istituto Guttmacher, ente notoriamente abortista e che, soprattutto, pare non conteggi nelle proprie stime i dati reali di molti Paesi.

Ne consegue quindi come, prima di tentare di ridimensionare una tragedia davvero epocale quale è quella dell’aborto procurato, convenga riflettere su quelle 42 milioni di persone eliminate prima che vedessero la luce, che – numeri alla mano – risultano parecchie di più delle vittime di cancro, malaria, Hiv, fumo, alcool e incidenti stradali messe assieme. Ciò nonostante, non soltanto della prima causa di morte nel pianeta, c’è da scommettere, si continuerà a non parlare ma, anche laddove lo si farà, lo si farà ricorrendo a quella neolingua che anziché di aborto preferisce parlare di «interruzione volontaria di gravidanza», con una sostituzione terminologica giudicata ingannevole e mendace anche da san Giovanni Paolo II nella sua Evangelium Vitae.

Così la tragedia dell’aborto  «una scelta», secondo il vocabolario della cultura dominante – continuerà a ripetersi nell’indifferenza generale anche in questo 2019. Anzi, si sta già ripetendo dato che, sempre secondo le stime di Worldometers, in questo inizio anno pare si siano già verificati più di 170.000 aborti. Ovviamente, anche di questo nessuno parlerà; anche se si sono già sommate, solo nell’ultimo anno, 42 milioni di ottime ragioni per farlo.


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