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NEWS 20 gennaio 2016    
Addio a Ettore Scola. Uno dei tanti registi organici al Pci che ebbe in spregio la famiglia e l’Italia cattolica

Questo filmato - assieme ad altri tre realizzati dal Comitato per il No in occasione del referendum per l'abolizione del divorzio nel 1974 - era destinato alla proiezione nelle sale cinematografiche e non alla trasmissione nella televisione pubblica - dove gli spot non erano ancora presenti - o nelle reti private - a quell'epoca inesistenti in Italia-. Questo filmato costituisce quindi un antenato dei futuri spot politici destinati alla programmazione televisiva, realizzati dai partiti italiani solo a partire dalle elezioni del 1979. Rispetto ai registri della comunicazione politica del 1974 i quattro filmati risultano innovativi sotto molti punti di vista e contengono molti degli aspetti e dei tratti che verranno ripresi e amplificati dagli spot politici televisivi, quali l'uso di testimonial famosi del mondo dello spettacolo, il ricorso all'ironia, l'utilizzo di registri e stili seduttivi propri della comunicazione pubblicitaria.

 

Da un'intervista a Ettore Scola in ricordo di Nanny Loy:

«[...] Io e Nanni siamo stati abbastanza vicini fino agli anni ‘70, intorno al Partito Comunista. Poi Nanni ha avuto tentazioni legittime ma di altro tipo, si è allontanato dal Partito, ha avuto simpatie per altre sinistre: io sono rimasto nel PCI e poi nel PDS quindi le nostre strade non sono state sempre parallele. Ma fino agli anni 70 sì, eravamo tra i pochi registi, perché non ce n'erano molti, che affiancavano alla loro attività  professionale, commerciale, un'attività ... sì, diciamo pure militante anche se poi è una parola un po’ vecchia. Lavoravamo tutti e due per l’Unitelefilm che era una piccola casa di produzione del Partito Comunista, per il quale  ho fatto anche dei film come "Treviso-Torino", "Viaggio nel Fiat-nam," poi sulla morte di Pinelli, l'omicidio Calabresi, con Petri, che era un altro dei registi della nostra generazione con cui ci trovavamo a dividere il tempo tra la nostra professione e la militanza.

Ecco, noi tre, assieme ad Ugo Pirro abbiamo fatto un cinema di controinformazione, sia pure di diffusione limitata perché andava nelle università, nelle fabbriche, nelle feste dell'Unità. Loy, Scola, Gregoretti, Pirro cercavano di utilizzare gli strumenti del loro lavoro anche per controinformare la gente, in una fase in cui esisteva solo l'informazione ufficiale, la Rai... Se Pinelli “si suicidava”,  noi dicevamo che forse lo  avevano suicidato, che forse lo  avevano buttato giù dalla finestra. E lo dicevamo naturalmente con documenti cinematografici. Anche Volonté era del nostro gruppo. Certo la nostra opera era destinata ad un pubblico che era già convinto delle nostre idee, perché era gente di sinistra: studenti e operai. E però credo che avesse una sua funzione quel tipo di cinema.

[...] È chiaro che "Divorzio all’italiana" ha contribuito alla maturazione del cittadino italiano e quando si va ai referendum sul divorzio o sull'aborto “inspiegabilmente”, in un paese cattolico, si vince. E se si vogliono trovare delle radici di queste modifiche nello spirito collettivo ecco, non lo si trova nel cinema assistito dallo Stato ma piuttosto nel cinema cosiddetto commerciale». [...]

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