martedì 15 ottobre 2019
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NEWS 24 gennaio 2019    di Giuliano Guzzo
Gesù torna in televisione

Gesù torna in video e lo fa davvero in grande stile, su History Channel, il popolare canale televisivo statunitense noto per la sua programmazione con un taglio più culturale rispetto a tanti altri. Ma ad essere mandato in onda non sarà un film, bensì una serie di otto puntate. Come suggerisce già il nome dato all’opera, Jesus: His Life, le puntate – che saranno mandate in onda a partire dal mese di marzo – saranno essenzialmente centrate sull’esistenza terrena del Signore, di cui verrà dato conto a partire dalle angolazioni di tutti coloro che storicamente, sia pure su diversi livelli e piani, gli sono stati vicini o hanno incrociato da loro strada con la sua: da Giuseppe e Maria ovviamente, fino a Giovanni Battista, Caifa, Ponzio Pilato, Pietro e Maria Maddalena.

Prodotta da Nutopia, la serie si presenterà, da quanto è dato capire, come una combinazione tra produzioni basate sui Vangeli ed interviste con esperti e pastori fra i quali Joel Scott Osteen, pastore protestante statunitense, scrittore e predicatore televisivo, Michael Curry, vescovo noto ai più per aver tenuto il sermone in occasione del matrimonio del principe britannico Harry e di Meghan Markle nella cappella di St George, e Ben Witherington III, professore di Nuovo Testamento presso l’Asbury Theological Seminary di Wilmore già disintosi per aver appoggiato la storicità della risurrezione.

«Nel mondo patriarcale in cui vivevano quei cristiani», ha avuto modo di spiegare lo studioso, «non è credibile che un gruppo con una tale mentalità potesse inventarsi una storia simile. Analogamente, non vi sono motivi validi per pensare che questi racconti sulle apparizioni avessero la propria origine nell’Antico Testamento, che a stento menziona il concetto della resurrezione dai morti».

Dunque, anche se Jesus: His Life non nasce esattamente in seno al mondo cattolico, si annuncia come una serie parecchio interessante. D’accordo, ma per quale ragione è stato girato? E soprattutto perché un’emittente come History Channel ha scelto di programmarne la messa in onda? La risposta sta tutta nell’interesse nei confronti della religione mostrato in questi anni dai telespettatori. Un’interesse superiore alle aspettative degli stessi addetti ai lavori. Da questo punto di vista, la miniserie The Bible, che nel 2013 totalizzò 11,7 milioni di spettatori diventando una delle più viste di tutti i tempi, ha fatto scuola.

«Sappiamo solo che c’è richiesta di questo tipo di materiale», ha dichiarato Roma Downey, co-produttorice della serie insieme al marito, Mark Burnett, «le persone chiedono storie di fede». Parole che possono senza difficoltà essere confermate osservando gli ascolti, sempre sbalorditivi, della serie tv Don Matteo e, più ancora, dai film di don Camillo e Peppone ispirati dalla penna di Giovannino Guareschi. Ora, tutto ciò è abbastanza curioso, no? Solo pochi decenni fa fior di sociologi e antropologi sgomitavano fra loro pur di spiegarci l’inevitabile crollo della religione, annunciando un mondo ateo. In effetti, seminari sempre più vuoti e messe domenicali con partecipanti decimati sembrano tutt’ora confermare, per lo meno in Europa, quelle cupe previsioni. Tuttavia il permanente interesse cinematografico e televisivo verso Gesù e la fede testimonia come Dio, evidentemente, abbia altri progetti.


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