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NEWS 13 giugno 2016    
Atteso da 1000 anni, il Concilio panortodosso è a rischio. Il grande ostacolo è l’ecumenismo
La riunione straordinaria del Sinodo del Patriarcato di Mosca per decidere la partecipazione della Chiesa ortodossa russa al Concilio panortodosso di Creta si terrà lunedì 13 giugno. Lo ha reso noto lo stesso Patriarcato sul suo sito internet, mentre cresce il numero di Chiese locali che dichiarano la loro defezione all’atteso appuntamento.  

Il 9 giugno il Patriarcato di Serbia ha inviato una lettera al Patriarca ecumenico Bartolomeo I - responsabile del coordinamento per i preparativi del Concilio - dichiarando di “vedere ostacoli” alla propria partecipazione e proponendo di considerare l’appuntamento già fissato (16-26 giugno), come una ‘consultazione’ panortodossa, in vista del vero e proprio Concilio, da tenersi a questo punto dopo aver emendato “al massimo” i documenti su cui si concentrano i malumori di diverse Chiese. 

Prima dei serbi, anche la Bulgaria e il Patriarcato di Antiochia avevano annunciato la loro assenza a Creta. A questi si era poi aggiunta la Chiesa georgiana, contraria in particolare a uno dei documenti che il Concilio dovrebbe promulgare: quello relativo ai rapporti tra gli ortodossi e le altre confessioni cristiane. I detrattori del testo ne criticano la posizione “ecumenica” e insistono che cattolici e protestanti vengano definiti eretici e non “Chiese”. La Chiesa ortodossa russa all’Estero (Roca) ha puntato il dito contro le “gravi carenze” dei documenti, mentre emendamenti sono stati proposti anche dai monaci del monte Athos. 

Alla luce di questa frammentazione, alcuni giorni fa il Sinodo del Patriarcato di Mosca aveva chiesto la convocazione, entro il 10 giugno, di una riunione “panortodossa, preconciliare straordinaria”, volta a valutare gli emendamenti elaborati dalle Chiese nazionali sui documenti contestati e l’eventuale necessità di postporlo. L’idea, però, è stata bocciata da Costantinopoli, che fin dall’inizio ha cercato di limitare il più possibile la discussione dei testi, frutto già di estenuanti lavori che si sono conclusi lo scorso gennaio con l’incontro dei 14 capi delle Chiese autocefale ortodosse a Chambésy, in Svizzera.

In attesa della riunione del Sinodo del Patriarcato di Mosca il presidente del dipartimento sinodale per le Relazioni esterne, il metropolita Hilarion (Alfeyev), ha deciso di non partire per Creta, dove il 9 giugno era previsto l’avvio dei lavori per la preparazione dei documenti finali del Concilio. “Dato che un certo numero di Chiese non ritiene opportuno mandare i propri rappresentanti a partecipare alla stesura del messaggio del Concilio panortodosso, finché non siano risolte le questioni fondamentali che riguardano la stessa possibilità di tenere il Concilio, anche la Chiesa russa ha considerato prematuro inviare il proprio rappresentante”, ha spiegato il 10 giugno una fonte all’agenzia Ria Novosti.

La stessa fonte ha riferito che Mosca ha ricevuto, il 9 giugno, il rifiuto ufficiale di Constantinopoli alla sua proposta di riunione panortodossa straordinaria e che ora “verranno attentamente studiate le posizioni delle altre Chiese e ascoltare le opinioni espresse”. Nel messaggio del Patriarcato ecumenico a Mosca, conclude la fonte, si spiega che Constantinopoli è a conoscenza dei problemi sollevati dalla Chiesa russa, sta cercando di risolverli ed è convinta che tutte le Chiese alla fine prenderanno parte al Concilio. 

Il Concilio panortodosso non si convoca da oltre 1000 anni e i preparativi per il suo svolgimento hanno richiesto più di 50 anni. I partecipanti dovrebbero promulgare sei documenti su altrettanti temi: le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano; il digiuno e la sua osservanza; il sacramento del matrimonio; la missione della Chiesa nel mondo contemporanea; la guida spirituale nella diaspora e l’autocefalia e le modalità di proclamarla. Il Patriarca russo Kirill, rispondendo già alcuni mesi ai detrattori dell’evento di Creta ha tenuto ufficialmente a sottolineare che non si tratterà di un Concilio  “ecumenico”, perché in agenda non vi è la risoluzione di questioni dottrinali, e non si  introdurranno innovazioni nella vita liturgica della Chiesa, né nella sua struttura canonica.

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