sabato 04 aprile 2020
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NEWS 20 marzo 2020    di Giuliano Guzzo
Boom di ascolti della Messa in Tv

In, per così dire, obbligata alternativa alla Messa vera e propria – quella in chiesa, la sola autentica, che consenta un incontro «carnale» con Gesù Cristo – in questo periodo gli italiani debbono accontentarsi di quella trasmessa in televisione, opzione che finora era propria delle persone molto anziane e degli ammalati impossibilitati a muoversi di casa. Dov’è la notizia, si chiederà ora qualcuno. Ebbene la notizia c’è ed è anche notevole dal momento che in questi giorni, secondo le rilevazioni più recenti, la Messa sta facendo un vero e proprio boom di ascolti.

Basti qui ricordare che, solo nella giornata di sabato scorso, la funzione di papa Francesco a Santa Marta ha fatto registrare il 9% di share, ancora meglio domenica dove si è sfiorato il 10%. Numeri sbalorditivi, ai quali si devono sommare sia le altre – pare anch’esse seguitissime, ultimamente – messe televisive di altri tra cardinali e sacerdoti, sia le messe in streaming di numerose parrocchie che, vista la situazione, hanno pensato bene di attrezzarsi così. Che dire? Come nessuno aveva previsto le dimensioni devastanti di quest’epidemia, probabilmente nessuno immaginava un ritorno catodico, per così dire, della Messa.

Tutto ciò evidentemente si presta a diversi ordini di considerazioni, che val qui la pena di esporre sinteticamente. La prima è più che altro un monito alle stesse emittenti cattoliche che non di rado, preoccupate di corrispondere a quelli che vengono aprioristicamente ritenuti gli attuali «gusti del pubblico», dimenticano che spesso – e gli ascolti i questi giorni sono proprio lì a dimostrarlo, con la forza indiscutibile dei numeri – è proprio l’essenziale ciò che cercano i fedeli: e dunque la liturgia, il raccoglimento, la Messa appunto.

A suffragio dell’efficacia di tale necessità eminentemente religiosa esistono, incredibile ma vero, persino dei veri e propri casi di conversione. Come quella del giovane padre Yvon Fillebeen, ateo non battezzato francese convertitosi qualche anno fa, appunto, seguendo una Messa trasmessa durante il programma Jour du Seigneur. Speriamo quindi che, nei futuri palinsesti, di emittenti cattoliche ma non solo, di ciò che sta avvenendo in questo periodo si possa fare preziosa memoria.

Una seconda doverosa considerazione è, in realtà, un auspicio, e cioè quello che quando alla Messa – quella vera – si potrà finalmente tornare, è bene che tutti coloro potranno farlo si rechino in chiesa. In primo luogo per una mera questione di coerenza, evidentemente, ma anche di gratitudine dal momento che non c’è dubbio che, quando la situazione migliorerà, ciò sarà anche grazie – anzi, soprattutto grazie – alla volontà del Signore che in così tanti, in questo periodo, dal Santo Padre fino all’ultimo dei fedeli, stanno invocando per fermare l’epidemia in corso.

Un terzo ed ultimo pensiero, più generale, riguarda invece la secolarizzazione, che certamente è un fenomeno che interessa da decenni l’Occidente e in particolare l’Europa, ma che probabilmente è stato sopravvalutato – anche in casa cattolica – rispetto al suo essere processo inevitabile. L’eliminazione di Dio dalla vita pubblica, infatti, non necessariamente porta con sé anche la scomparsa di una fede che, nel cuore di innumerevoli persone, resta come addormentata, messa in un angolo, ma comunque, a suo modo, presente e pronta a risvegliarsi. Questo suggeriscono i sociologi più avveduti e questo, in fondo, testimonia anche il successo televisivo della Messa in questi giorni.


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