giovedì 17 ottobre 2019
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NEWS 25 settembre 2019    di Giulia Tanel
Card. Sarah: «L’ateismo liquido dei nuovi barbari è anche nella Chiesa»

Il cardinal Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha rilasciato un’intervista esclusiva al corrispondente a Roma del National Catholic Register, Edward Pentin. Presentiamo ai lettori de Il Timone una selezione dei passaggi più significativi, consigliando a chi ne ha la possibilità la lettura integrale del testo in lingua inglese (qui).

LA RADICE DELLA CRISI

«Il declino della fede nella Presenza reale di Gesù Eucaristia è al centro dell’attuale crisi della Chiesa e del suo declino, specialmente in Occidente.

[…] Concludendo il mio libro [Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine, ndR], parlo di questo veleno di cui siamo tutti vittime: l’ateismo liquido. Si infiltra in tutto, anche nei nostri discorsi come sacerdoti. Consiste nell’ammettere, accanto alla fede, modi di pensare o di vivere radicalmente pagani e mondani. E ci soddisfiamo con questa convivenza innaturale! Ciò dimostra che la nostra fede è diventata liquida e incoerente! La prima riforma da fare è nei nostri cuori. […] Credo che siamo a un punto di svolta nella storia della Chiesa. Sì, la Chiesa ha bisogno di una riforma profonda e radicale che deve iniziare con una riforma del modo di essere e del modo di vivere dei sacerdoti».

LA BARBARIE D’INCIVILTA’ DI VIVERE SENZA PADRI E SENZA EREDITA’

«I barbari sono dentro. Sono quegli individui che rifiutano la propria natura umana, che si vergognano di essere creature limitate, che vogliono pensare a se stessi come demiurghi senza padri e senza eredità. Questa è la vera barbarie. Al contrario, l’uomo civile è orgoglioso e felice di essere un erede. Abbiamo convinto i nostri contemporanei che per essere liberi non dobbiamo dipendere da nessuno».

GLI EROI DEI NOSTRI TEMPI

«Vorrei menzionare i santi nascosti che portano la Chiesa, in particolare i religiosi fedeli che mettono Dio al centro della loro vita ogni giorno. I monasteri sono isole di speranza. Sembra che la vitalità della Chiesa si sia rifugiata lì, come se fossero oasi in mezzo al deserto – ma anche famiglie cattoliche che vivono concretamente il Vangelo della vita, mentre il mondo le disprezza. I genitori cristiani sono gli eroi nascosti del nostro tempo, i martiri del nostro secolo. Infine, voglio rendere omaggio a tanti sacerdoti fedeli e anonimi che hanno fatto del sacrificio sull’altare il centro e il significato della loro vita».

LA VERITA’ E’ UNA ED E’ IMMUTABILE

«Siamo di fronte a una vera cacofonia di vescovi e sacerdoti. Tutti vogliono imporre la propria opinione personale come una verità. Ma c’è una sola verità: Cristo e il suo insegnamento. Come potrebbe cambiare la dottrina della Chiesa? Il Vangelo non cambia. È sempre lo stesso. La nostra unità non può essere costruita attorno a opinioni alla moda. […] L’unità della fede implica l’unità del magistero nello spazio e nel tempo».

LA LITURGIA DEVE GUARDARE ALLA CROCE

«Se nella liturgia non mettiamo più Dio al centro, non lo mettiamo nemmeno al centro della Chiesa. Nel celebrare la liturgia, la Chiesa ritorna alla sua fonte. Tutta la sua ragion d’essere è rivolgersi a Dio, dirigere tutti gli occhi verso la croce. […] Credo che la perdita di orientamento, di questo sguardo rivolto verso la croce, sia il simbolo della radice della crisi della Chiesa».

RIMETTERE DIO AL CENTRO: ECCO L’ANTIDOTO ALLA CRISI

«Dobbiamo partire dall’esperienza dei monasteri. Sono luoghi in cui Dio è semplicemente e concretamente al centro della vita. Dio è la vita della vita dell’uomo. […]. Dobbiamo creare luoghi in cui le virtù possano prosperare. È tempo di riguadagnare il coraggio del non conformismo».

IL SINODO PAN-AMAZZONICO

«Temo che alcuni occidentali confischeranno questa assemblea per portare avanti i loro progetti. Penso in particolare all’ordinazione degli uomini sposati, alla creazione di ministeri delle donne o alla giurisdizione dei laici. Questi punti riguardano la struttura della Chiesa universale. Non possono essere discussi in un sinodo particolare e locale».


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