mercoledì 20 febbraio 2019
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NEWS 22 agosto 2018    di Ermes Dovico
Il cardinale Tobin e la «subcultura gay» negata. Eppure lui la sostiene

In seguito a un articolo pubblicato il 17 agosto dalla Catholic News Agency, il cardinale e arcivescovo di Newark, Joseph Tobin (da non confondere con Thomas Tobin, vescovo di Providence), ha scritto che nessuno gli ha mai riferito di una «subcultura gay» nella sua arcidiocesi. Le dichiarazioni del porporato arrivano dopo che sei sacerdoti della sua arcidiocesi si sono fatti intervistare dalla Cna, insieme a un altro prete appartenente a un ordine religioso che era seminarista a New York nei primi anni Settanta quando l’ormai ex cardinale Theodore McCarrick – al centro di uno scandalo riguardante abusi a sfondo omosessuale su minori, seminaristi e adulti – vi operava come sacerdote. I sette chierici hanno parlato al giornale cattolico dietro garanzia dell’anonimato.

Una delle accuse emerse dall’inchiesta della Cna riguarda padre Mark O’Malley, che nel 2014 venne rimosso dalla carica di rettore di un seminario diocesano e posto in congedo medico. Diverse fonti hanno riferito che la rimozione avvenne dopo la scoperta di una videocamera nella stanza di un giovane prete. Tobin ha commentato così la questione: «Nell’aprile 2014, padre Mark O’Malley, che serviva al Saint Andrew’s College, ha vissuto una grave crisi personale per la quale ha ricevuto una valutazione psicologica e una successiva terapia. Nell’aprile 2015, è stato ritenuto idoneo per il ministero sacerdotale. Spera di servire come cappellano ospedaliero».

Un altro caso è quello di padre James Weiner, che è stato identificato come l’uomo, precedentemente anonimo, accusato di violenza sessuale da parte di Desmond Rossi, oggi sacerdote nella diocesi di Albany. Quest’ultimo, che ha riferito di essere stato abusato da due diaconi transeunti nel 1988, ha ricevuto nel 2004 circa 35.000 dollari nell’ambito di un accordo extragiudiziale e ha detto che la sua accusa è stata a suo tempo ritenuta «credibile» dall’arcidiocesi ma senza che questa intraprendesse alcuna azione. Tobin ha detto di aver ordinato la riapertura dell’indagine all’inizio di questo mese. Lo scorso fine settimana, dunque a breve distanza temporale dalla pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, il bollettino della parrocchia di padre Weiner ha riportato la notizia che l’ufficio del cardinale Tobin ha indefinitamente posticipato la cerimonia d’insediamento formale di Weiner come parroco a causa di una coincidenza di date: era in programma che l’arcivescovo di Newark procedesse all’insediamento del parroco il 15 settembre.

Per il resto il porporato ha sostenuto che «nessuno – incluse le ‘fonti’ anonime citate nell’articolo – mi ha mai parlato riguardo a una subcultura gay nell’arcidiocesi di Newark», esortando il clero a rivolgersi al suo direttore delle comunicazioni, anziché ai giornali. «Ripeto la mia volontà di incontrare qualsiasi fratello che desideri condividere le sue preoccupazioni riguardo alle accuse nella stampa o all’esperienza personale nella nostra Chiesa locale». Fin qui Tobin. L’articolo della Cna, oltre ai casi di O’Malley e Weiner, riferisce una molteplicità di situazioni aventi per protagonisti in negativo chierici gay nell’arcidiocesi di Newark, guidata prima dal già citato McCarrick (1986-2000) e poi da John Myers (2001-2016), i due immediati predecessori di Tobin. Uno dei sacerdoti ordinati nei primi anni di McCarrick ha detto che «molte persone perdevano la loro innocenza nel seminario», aggiungendo che c’erano due gruppi di allievi: «C’erano uomini che erano lì perché avevano un profondo amore per il Signore e una vocazione a servire la sua Chiesa», rappresentanti la maggioranza. «Ma c’era anche una subcultura, con il suo gruppo di uomini, che era apertamente omosessuale e meschino e vendicativo con tutti gli altri».

La stessa atmosfera si sarebbe respirata, pur nelle dovute differenze rispetto a McCarrick, negli anni di Myers (che da parte sua ha preso più posizioni pubbliche in difesa della dottrina cattolica). Un altro dei sacerdoti intervistati dal quotidiano cattolico ha detto che in quel periodo, da neo seminarista, gli venne consigliato di chiudere a chiave la sua stanza per evitare «visitatori» notturni. «Pensavo che stessero scherzando, e invece no». Qualche cambiamento in positivo nell’arcidiocesi di Newark è avvenuto durante il breve mandato, come arcivescovo coadiutore, di Bernard Hebda (2013-2016), che faceva spesso visite a sorpresa nelle parrocchie e «voleva sapere tutto», come ha riferito un parroco. Oggi gli stessi sacerdoti intervistati dalla Cna affermano che sono in attesa di vedere quali cambiamenti apporterà Tobin.

Joseph Tobin (nella foto a sinistra impegnato in allenamento) si è insediato a Newark il 6 gennaio 2017 e oggi dice appunto di non essere stato informato di una «subcultura gay» nella sua arcidiocesi. Eppure proprio Tobin, almeno fino a poco tempo prima che emergessero gli scandali riferiti nel rapporto del Gran giurì della Pennsylvania e la vicenda McCarrick, ha sostenuto apertamente la subcultura gay, come dimostra lo sperticato elogio fatto nel 2017 al libro omoeretico del gesuita James Martin, tra i più attivi fautori della normalizzazione dell’omosessualità e scelto (nonostante le comprensibili proteste di migliaia di fedeli) tra i relatori dell’Incontro mondiale delle famiglie in svolgimento in questi giorni a Dublino. Perciò il cardinale Tobin deve decidersi: vuole essere fedele a Cristo e all’insegnamento bimillenario della Chiesa oppure lo vuole combattere? Nel secondo caso non si comprende come possa continuare a fare il pastore di anime.


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