venerdì 19 gennaio 2018
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NEWS 12 gennaio 2018    di Giulia Tanel
Dal ’68 alla crisi del sesso il passo è breve

A dirlo non sono uomini con il colletto bianco o donne con il capo coperto, che a Nostro Signore hanno scelto di donare la loro intera esistenza, bensì i ricercatori della CDC, il Centro statunitense per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, che hanno condotto un sondaggio negli Stati Uniti e hanno recentemente reso noti i risultati ottenuti: se nel 2005 il 47% dei teenager dichiarava di aver avuto rapporti sessuali, nel 2015 – l’ultimo anno rilevato – la loro percentuale è scesa al 41%.

Questo dato è stato commentato in chiave favorevole dai ricercatori del CDC, che vi intravedono un segnale positivo per la salute pubblica del Paese. Infatti, sostengono gli studiosi, avere rapporti sessuali fin dalla giovane età è direttamente correlato alla tendenza ad avere più partner nell’arco della vita, a non usare i preservativi, a contrarre un maggior numero di malattie sessualmente trasmissibili e a incorrere in gravidanze indesiderate. Tutti fattori che smentiscono per via indiretta i mantra così cari ai mass media di matrice libertina, che denigrano la virtù della castità e spendono continui elogi per i contraccettivi, panacea di ogni “effetto indesiderato” derivante da una “sana e giusta ginnastica sessuale”: non solo non è vero che i preservativi proteggono dalla malattie, ma non è neanche corretto affermare che la diffusione dei contraccettivi fa sì che gli aborti diminuiscano. Anzi, si verifica l’esatto contrario: più si favorisce la promiscuità sessuale, più aumenta la probabilità di concepimenti indesiderati.

Lo studio del CDC non avanza ipotesi circa le cause alla base di questa inversione di tendenza registrata nei giovani, tuttavia i ricercatori non escludano che possano aver contribuito alla situazione da un lato la proliferazione della tecnologia e dei social media – con una riduzione, dunque, dei rapporti interpersonali de visu -, dall’altra la massiccia opera di prevenzione e informazione rispetto alle gravidanze indesiderate e alla trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Quanto registrato negli Stati Uniti è una rara eccezione? Non sembrerebbe, dal momento che questa tendenza è percepita anche in altri Paesi.

Insomma, il famoso «prohibido prohibir» di sessantottina memoria, che ha informato la vita di tanti giovani nati nel dopoguerra, non si è rivelato essere uno slogan capace di durare alla prova del tempo. Nulla in confronto con i cosiddetti “divieti” posti dalla Chiesa in campo morale (si pensi all’antico adagio, un tempo noto anche ai meno addentro alla dottrina ecclesiastica: «In re venerea non datur parvitas materiae»), che dopo Duemila anni continuano ancora a fare tendenza. Verrebbe da domandarsi, ovviamente retoricamente, se non sia perché i dettami della Chiesa rispondono in maniera integrale alle esigenze dell’animo umano…

Dopo questa buona notizia è lecito aspettarsi che, nel breve periodo, anche la diffusione dei contraccettivi incappi in una crisi, in favore dei metodi naturali (che, in chiave cattolica, non vanno comunque utilizzati con mentalità contraccettiva). Il tutto, ovviamente, a patto che taluni uomini di Chiesa non abbandonino prima il Magistero in materia.


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