venerdì 21 settembre 2018
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NEWS 1 giugno 2018    di Ermes Dovico
Dilaga la fede fai da te che approva aborto e “nozze gay”

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Vengono in mente queste parole di Gesù al leggere i risultati dell’ampio sondaggio realizzato dal Pew Research Center. L’indagine mette a nudo la crisi di fede dell’Europa, specie quella occidentale, storica culla del cristianesimo, che secondo l’istituto di ricerca statunitense “è divenuta una delle regioni più secolari al mondo”. Il sondaggio è stato condotto per via telefonica tra aprile e agosto del 2017, su un campione di 24.599 adulti, sparsi in 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera), che mostrano tendenze tali da indurre quantomeno a una riflessione su cosa significhi la fede nella vita di noi cristiani oggi.

Dai valori mediani emerge che il 91% del campione è battezzato
, l’81% è cresciuto cristiano, il 71% si dichiara tale, ma solo il 22% partecipa alle funzioni religiose almeno una volta al mese (quest’ultimo è il criterio usato dagli intervistatori per distinguere i cristiani praticanti dai non praticanti). In tutti i Paesi esaminati, con l’eccezione dell’Italia, la percentuale dei non praticanti supera quella dei praticanti. La rinuncia alle funzioni religiose è particolarmente accentuata nelle nazioni scandinave (Finlandia e Svezia condividono il record negativo, con appena il 9% di praticanti), oltre che in Belgio e Olanda.

Nel nostro Paese risulta invece un’uguale percentuale di cristiani praticanti e non praticanti (40%), mentre il 15% non si riconosce in nessuna religione (questo valore di sostanziale ateismo arriva al 28% in Francia e al 30% in Spagna) e il restante 5% professa un’altra fede o non sa. In Italia, dunque, l’80% del campione si identifica come cristiano, stesso dato emerso in Austria e Irlanda e inferiore solo al valore del Portogallo (83%), dove appena tre giorni fa il Parlamento ha respinto di misura l’eutanasia.

All’opposto, l’Olanda (41%), la Norvegia (51%) e la Svezia (52%) sono i tre Paesi con le più basse percentuali di persone che si professano cristiane e si può notare che si tratta in tutti e tre i casi di Paesi in cui si è radicato il protestantesimo.

La distanza tra la vera fede e la fede fai da te risalta nelle risposte date dagli intervistati riguardo al credere o no in Dio così “come descritto dalla Bibbia”. La mediana indica che solo il 27% del campione generale crede alla descrizione biblica di Dio, valore che cala al 24% per i cristiani non praticanti e registra un curioso 1% tra coloro che si dicono non affiliati a nessuna religione. Ma nemmeno tra i praticanti il quadro è roseo: al 64% che crede nel Dio biblico (grazie al cielo, si potrebbe dire) fa da contraltare uno sconcertante 32% che afferma di credere “in un altro potere superiore o forza spirituale”.

RELIGIONE E GOVERNO
Per quanto riguarda il ruolo della religione nella società e il suo rapporto con la politica, la mediana indica che solo il 36% del campione generale pensa che il governo debba sostenere i valori religiosi e la fede, percentuale che si attesta al 58% per i cristiani praticanti, al 35% per i non praticanti e al 14% tra i non affiliati ad alcuna religione, a riprova di una diffusa confusione sull’idea di laicità, dovuta all’influenza del laicismo.

IMMIGRAZIONE E ISLAM
Le differenze nei valori mediani tra i vari gruppi sono meno marcate quando si parla di immigrazione. Il 38% del campione generale afferma che bisognerebbe ridurre i flussi migratori, fatto su cui concordano il 40% dei cristiani praticanti, il 37% dei non praticanti e il 28% dei non affiliati. Riguardo all’islam, sempre considerando la mediana, lo ritengono fondamentalmente incompatibile con la cultura nazionale e i valori del proprio Paese il 42% degli intervistati, il 49% dei cristiani praticanti, il 45% dei non praticanti e il 32% dei non affiliati a nessuna religione.

ABORTO E “NOZZE GAY”
Nell’indagine del Pew Research Center c’è spazio anche per questioni caldissime come l’aborto e le cosiddette “nozze gay”: dalle relative risposte si ha un’ulteriore conferma dell’apostasia oggi dominante. I valori mediani nei 15 Paesi considerati indicano che il 52% dei cristiani praticanti sono favorevoli all’aborto legale, percentuale che sale all’85% tra i non praticanti e all’87% tra coloro che non professano alcun credo. In Italia si registrano tendenze simili a quelle generali: il 47% dei cristiani praticanti, il 79% dei non praticanti e l’85% di coloro che non professano nessuna fede sono a favore dell’aborto legale. Anche l’Irlanda, reduce dal referendum dello scorso 25 maggio che ha abrogato la protezione costituzionale dei nascituri, non si discosta da questa linea: il 42% dei cristiani praticanti e l’81% dei non praticanti sono propensi a legalizzare l’aborto.
Riguardo alle “nozze gay”, dalle mediane viene fuori che il 58% dei cristiani praticanti, l’80% dei non praticanti e l’87% dei non affiliati a nessuna religione sono dell’idea che due persone dello stesso sesso possano “sposarsi”. In Italia questo favore viene espresso dal 44% dei cristiani praticanti, dal 70% dei non praticanti e dall’83% di coloro che non professano alcuna religione.

Insomma, da un capo all’altro dell’Europa la fede viene in gran parte percepita come qualcosa di slegato dalla vita vissuta, qualcosa di indistinto che si può smontare e rimontare a piacimento, senza badare ai contenuti della Rivelazione e al magistero bimillenario della Chiesa. Eppure, almeno coloro che si professano cristiani, dovrebbero sapere che Cristo si è incarnato nella nostra stessa storia e di sé ha detto: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.


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