giovedì 13 dicembre 2018
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NEWS 9 agosto 2018    di Giulia Tanel
“Dirò al Papa di accettare le famiglie dello stesso sesso”

Si avvicina l’Incontro mondiale delle famiglie del 21 al 26 agosto a Dublino, che vedrà anche la partecipazione di Papa Francesco e che avrà indubbie ripercussioni a livello internazionale.

LA CHIESA E I DUBBI VERSO L’INCONTRO DI DUBLINO

In queste settimane che precedono l’evento, tuttavia, le polemiche non sono mancate, anche – e soprattutto – in casa cattolica. Tra le questioni in esame, la forte perplessità circa il fatto che tra i relatori dell’evento che dovrebbe (ri)mettere al centro la famiglia naturale figuri il gesuita, nonché consulente del Vaticano in materia di comunicazione, James Martin (nella foto a sinistra), noto per le sue aperture al mondo Lgbt, il quale tratterà appunto il tema: Mostrare rispetto e accoglienza nelle nostre parrocchie per le persone ‘LGBT’ e le loro famiglie.

La domanda che sale alla mente di tanti commentatori e comuni fedeli – anche alla luce dei recenti scandali di abusi sessuali che hanno coinvolto addirittura alte gerarchie ecclesiastiche e che rivelano come il fattore più preoccupante oggi, in seno alla Chiesa, non sia soltanto quello della pedofilia, quanto quello della lobby gay – è la seguente: quale indirizzo vuole prendere la Chiesa su questa materia? E, ancora: nel corso dell’appuntamento irlandese, l’omoeresia – per usare l’espressione del sacerdote polacco Dariusz Oko – troverà piena legittimazione? Le risposte arriveranno con il tempo.

Intanto, spostando il focus nell’ambito extra-ecclesiale, diversi ministri irlandesi hanno rilasciato dichiarazioni rispetto alle richieste che vorrebbero fare al Pontefice in visita in Irlanda: dall’apertura alle “famiglie gay” (in Irlanda il “matrimonio omosessuale” è stato riconosciuto tramite referendum nel 2015), alle critiche rispetto alla posizione della Chiesa sulla contraccezione, il decalogo del buon progressista trova ampio riscontro. Ma andiamo con ordine.

IL PRIMO MINISTRO IRLANDESE E L’AGENDA LIBERAL

Il primo ministro Leo Varadkar (nella foto in alto, sopra il titolo), che non fa mistero della sua omosessualità e non nega di avere un “compagno”, incontrerà il Papa presso il Castello di Dublino, per un incontro che probabilmente sarà molto veloce, ma in se stesso significativo. Interrogato dai giornalisti – riporta il Catholic HeraldVaradkar ha dichiarato che, dopo aver dato al Pontefice il benvenuto in Irlanda, non mancherà di richiamare alla memoria la (pesante) eredità lasciata dalla Chiesa nel suo Paese, così come di sottolineare – citiamo – «la nostra visione come società e come governo che le famiglie possano avere forme diverse e che possano includere famiglie guidate da genitori dello stesso sesso».

Una linea di pensiero, quella del primo ministro, che trova altresì il pieno appoggio del ministro per l’infanzia, Katherine Zappone, nota attivista del mondo Lgbt, la quale ha dichiarato di voler dire al Papa che «ha torto a dire che solo le coppie eterosessuali possono formare famiglie vere». Il sottointeso, ovviamente, è che tutte le unioni danno vita a delle “famiglie” meritevoli della stessa tutela, così come che crescere con due persone dello stesso sesso è indifferente per i bambini, e che la Chiesa dovrebbe aggiornare la propria dottrina in materia, date le mutate condizioni sociali rispetto a un tempo.

I ministri irlandesi non si sono fermati tuttavia ai soli temi strettamente legati alla “famiglia”, bensì alcuni di loro hanno speso parole anche rispetto ad argomenti più strettamente ecclesiali.

Tra questi, il ministro della cultura, Josepha Madigan, la quale ha dichiarato che si rivolgerà a Papa Francesco chiedendogli di abolire il celibato sacerdotale, e il ministro della salute Simon Harris che, in risposta a un articolo sull’Humanae Vitae a firma del vescovo Kevin Doran pubblicato sull’Irish Time, ha criticato in maniera piuttosto pesante la posizione della Chiesa in materia di sessualità e contraccezione, sostenendo anche che la religione «non determinerà più la salute e la politica sociale nel nostro paese» e che «aumentare l’accesso e la disponibilità della contraccezione è e resterà la politica di salute pubblica». Una posizione, questa, che innegabilmente si mostra in perfetta continuità con la decisione di fine maggio di legalizzare l’aborto anche in Irlanda e che fa presupporre che la linea governativa, nel prossimo futuro, sarà quella di sdoganare ogni qualsivoglia limite morale, al di là dell’evidenza che la posizione della Chiesa altro non fa che rispecchiare la legge naturale inscritta nel cuore di ogni uomo.


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