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NEWS 25 maggio 2018    di Redazione
Don Josef Toufar martire della Croce

11 dicembre 1949 – Terza Domenica d’Avvento. Il parroco di Cíhošt (un paese dell’allora Cecoslovacchia), Don Josef Toufar, sta già praticamente finendo l’omelia domenicale. La chiesa è piena di fedeli che la stanno seguendo con attenzione.

“In mezzo a voi c’è Uno che non conoscete”, e indica il tabernacolo con queste parole:

“Qui nel tabernacolo c’è nostro Salvatore, lì vive, palpita e aspetta noi peccatori il misericordioso Cuore del Salvatore”.

Circa 20 persone tra i fedeli seguono con lo sguardo dove ha indicato il parroco e con stupore osservano come la croce sopra il tabernacolo inizia a muoversi da sinistra a destra, ripetendo questo movimento varie volte e rimanendo alla fine leggermente inclinata indicando il pulpito da cui predicava Don Josef. Egli non si rende conto di nulla, visto che è di spalle, e prosegue la celebrazione della Messa. Se ne renderà conto il giorno successivo, quando ormai lo sa tutto il paese.

Lo stesso fatto si ripete durante la Messa del 25 dicembre. A Don Josef costa credere che nel suo piccolo paese possa avvenire qualcosa di così miracoloso. La notizia corre per il mondo, vengono ad indagare delle autorità ecclesiastiche, ma inizia ad interessarsi anche la polizia nazionale, specialmente il suo ramo segreto, la STB.

Un anno prima, nel 1948 i comunisti avevano fatto un colpo di stato e si erano impossessati del potere assoluto in Cecoslovacchia.

Don Josef Toufar era un semplice sacerdote del paese. Per riguardo ai suoi genitori era rimasto a lavorare nella piccola proprietà di famiglia fino alla loro morte e poi aveva seguito la così tanto desiderata strada del sacerdozio. Fu ordinato nel 1940 all’età di 38 anni. Da quel momento si donò con generosità alle sue parrocchie e in particolare al lavoro con la gioventù, per la quale si convertì in autorità spirituale e morale. A Cíhošt fu mandato nell’aprile del 1948.

Il 28 gennaio 1950 arrivano alla casa parrocchiale di Cíhošt due uomini e chiedono di poter visitare la chiesa. Escono dalla casa assieme al parroco e tutti scompaiono dietro al muro del cimitero. Quella fu l’ultima volta in cui Don Josef Toufar fu visto vivo. Risulta che si trattava di due agenti della STB che lo portarono al carcere di Valdice. In un solo mese gli “interrogatori” riducono il sano e forte sacerdote del paese in una rovina umana insanguinata e senza forze vitali. Lo picchiano in diversi modi, lo torturano usando la corrente elettrica, lo obbligano a camminare per delle ore, lo sottomettono a un digiuno rigoroso, non lo lasciano dormire, tutto per ottenere da lui una dichiarazione che quel miracolo era stato tutta una sua invenzione e macchinazione. Egli si rifiuta ripetutamente di firmare. L’abate del monastero vicino, amico di Don Josef, che fu portato in carcere due giorni dopo come presunta spia del Vaticano che aveva diretto la macchinazione del miracolo, dichiarò che sentiva Don Josef dalla sua cella cantare canzoni religiose.

Il 23 febbraio, con le gambe distrutte, il parroco di Cíhošt è incapace di muoversi, di sedersi e può appena parlare. Frequentemente sanguina dalla bocca. Malgrado tutto è portato in segreto a Cíhošt per registrare un film cortometraggio nella parrocchia. Si tratta di un film propagandista che ricreasse, con la sua immagine, il presunto trucco di corde e pulegge, con cui il sacerdote e con lui tutta la Chiesa ingannava i contadini superstiziosi. Siccome Don Josef non era in condizioni fisiche per recitare, varie volte fu usata una controfigura.

Il 25 febbraio il sacerdote torturato entra in crisi. Tutto allude a una grave peritonite come conseguenza della perforazione dell’intestino o dello stomaco. Al regime non interessa che muoia. Per questo lo trasferiscono a una clinica del ministro degli interni di Praga per un’operazione urgente. Padre Toufar arriva ormai praticamente in agonia. Il personale della clinica denuncia le orribili tattiche di interrogazione usate con il sacerdote da parte degli agenti della STB.  Una delle infermiere dichiarò nel 1968: “Sono stata in un campo di concentramento, ho visto molte cose nella mia vita, ma non ho mai visto un caso di violenza così orribile. Sul suo corpo non rimaneva neanche un punto che non sanguinasse, dalla sua bocca uscivano continuamente saliva e sangue…” E questa fu la testimonianza del medico František Maurer: “Assistetti durante l’operazione di Josef Toufar. Facemmo tutto quanto era umanamente possibile per salvare la sua vita, ma non ce la facemmo. Fu colpito fino alla morte in un modo incredibilmente crudele. Io dico che si trattò di un chiaro assassinio”.

Don Josef Toufar muore poco dopo l’operazione, il 25 febbraio stesso alle 20.25. Come causa della morte viene indicata la peritonite causata dalla perforazione dello stomaco.

Le autorità lo interrarono di nascosto in una tomba comune nel cimitero di Dáblice. Al mondo dissero che il sacerdote falsificatore era prigioniero. Il ministro degli Interni stesso, Václav Nosek, in una conferenza stampa, annunciò che il sacerdote aveva confessato che aveva falsificato il miracolo che “Egli sa che sarà giudicato e castigato”, e che altri complici della falsificazione erano stati arrestati: “compresi servitori stipendiati dell’alto clero cattolico”, annunciò. Il ministro presentò un modello di code e pulegge e il film propagandistico… ma non il Padre Toufar, che allora era già morto e sepolto. Trascorsero 4 anni, prima che avvisassero i parenti di Toufar che il sacerdote era morto.

Nel 1968, durante la “primavera di Praga”, fu iniziata un’indagine sul caso di Cíhošt. Ma presto arrivarono i carri armati sovietici e finì la “primavera di Praga” e l’indagine. Si riprese solo nel 1988, quando lo Stato riabilitò completamente Don Josef Toufar.

La Chiesa non si è dichiarata ufficialmente sul miracolo, il movimento della croce. Ma invece sì su Toufar, che è Venerabile. (fonte)


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