domenica 25 agosto 2019
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NEWS 4 ottobre 2018    di Giulia Tanel
Emma Watson paladina dell’aborto irlandese

Emma Watson, nota ai più come l’interprete di Hermione Granger nella saga filmografica di Harry Potter, si è sbilanciata affinché l’aborto diventi legale anche in Irlanda del Nord, sulla scorta dell’esito referendario del 25 maggio scorso in Irlanda.

Qualche giorno fa l’attrice ha infatti scritto sul sito di moda Net-A-Porter una lettera che immagina diretta a Savita Halappanavar, morta nel 2012 a Galway e, grazie a una fake news costruita ad arte, diventata presto icona della battaglia per la legalizzazione dell’aborto in Irlanda. Ricordando il clamore legato alle sorti della donna, la Watson afferma che casi come questi devono portare la società a dire «mai più» e a mobilitarsi «per una giustizia riproduttiva ovunque nel mondo». L’attrice prosegue quindi richiamando un passaggio del memoriale della donna, nel quale si affermava che «perché hai dormito, molti di noi si sono svegliati» e non nasconde la propria soddisfazione per l’abrogazione dell’Ottavo emendamento, che ha reso legale l’aborto fino a 12 settimane di gestazione, e per certi casi fino alle 24 settimane.

Secondo il pensiero della Watson, infatti, è implicito che tra le due vite in gioco, quella della madre e quella del bambino, sia da privilegiare la prima: «Che l’Ottavo emendamento», scrive infatti, «consentisse di valutare di più la vita di un feto non nato rispetto a quella donna vivente era un campanello d’allarme per la nazione». Ed ecco quindi, in chiusura, l’appello affinché anche in Irlanda del Nord si proceda nella stessa direzione: «Nella vostra memoria, e verso la nostra liberazione, continuiamo la lotta per la giustizia riproduttiva».

Una lettera, quella della Watson, imbevuta di imprecisioni sotto il profilo degli avvenimenti, come hanno dimostrato le indagini rispetto alla reale causa di morte di Savita Halappanavar, fondata su un concetto errato di “diritto” e di “libertà”, e totalmente asservita alla neolingua, che agisce allo scopo di rendere fumosi i concetti di cui si parla per evitare che possano essere compresi nella loro portata (ad esempio, l’essere umano nel grembo materno diventa asetticamente: “il feto”). Eppure una lettera che farà scuola, vista l’enorme influenza che ha un personaggio pubblico del calibro della Watson, molto amata soprattutto dalle giovani generazioni.

Ma è triste rilevare che l’eroina di Harry Potter non è sola, in questa sua battaglia pro aborto.

Richiamando alcune tra le personalità più note al grande pubblico, a inizio maggio anche gli U2 si erano espressi – per voce di David Evans e Adam Clayton – a favore dell’abrogazione dell’Ottavo emendamento, posto a tutela della vita nascente. E questo nonostante il loro leader, Bono Vox (al secolo Paul David Hewson), che recentemente è stato ricevuto in udienza privata da Papa Francesco a Casa Santa Marta, non manchi occasione per professarsi cattolico: un’incongruenza che i fan degli U2 non hanno mancato di rilevare.

Rimanendo sempre in ambito musicale, anche il britannico Ed Sheeran, già autore della canzone Smal bump, che parlava della dolorosa esperienza di un aborto spontaneo avuto a quattro mesi di gestazione da parte di una coppia di amici e trasmetteva l’amore per ogni vita, a pochi giorni del referendum si era espresso sui social dicendo che il senso del pezzo non era da intendersi in chiave pro life e mostrando così la sua posizione filoabortista.

E pensare che, di contro, se le loro mamme avessero scelto di abortire, tante altre figure famose ai nostri giorni non avrebbero visto la luce: Andrea Bocelli, Susan Boyle, Justin Bieber, Celine Dion, Cristiano Ronaldo, Tim Tebow… ma anche lo stesso Karol Wojtyła.


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