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NEWS 26 ottobre 2016    
Grygiel, allievo di Wojtyla: abbiamo pastori che confondono il male con il bene, il falso con il vero

Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Stanislaw Grygiel pubblicato sul Foglio del 25 ottobre 2016

 

«Il suono delle trombe della modernità irrompe nei matrimoni e nelle famiglie e, di conseguenza, irrompe anche nella Chiesa che in loro nasce. Distrugge le mura morali dietro le quali le persone impaurite cercano riparo. Persino molti apostoli abbandonano la via crucis o addirittura fuggono da sotto la croce per rifugiarsi nei nascondigli offerti dalla modernità. Il peggio è che alcuni di loro hanno impugnato le trombe e suonano teologicamente lo stesso inno pagano della gioia e della felicità.

Come siamo lontani dalle beatitudini del Discorso sulla Montagna (cfr. Mt 5 1 e s.)! Si sono lasciati degradare a tal punto che non si rendono conto d’avere accettato di funzionare come “utili idioti” che aiutano i padroni della modernità ad appiattire i matrimoni, le famiglie e, quindi, la Chiesa stessa a quota zero, sostenendo spudoratamente che a questa quota abbiamo a che fare con la profondità del mare. Le conseguenze del caos e della confusione da loro prodotti nelle menti e nei cuori di tanti uomini non li lasceranno, esigendo che ne rendano conto davanti al Signore dell’universo e della storia.

Mi viene alla mente la distinzione che Platone fa tra i “semplici operai” (homines fabri) e i costruttori dei ponti (ponti-fices). I “semplici operai” producono oggetti il cui commercio crea tra gli uomini legami calcolati a seconda degli interessi. Invece i ponti-fices aprono gli uomini a ricevere il dono divino, cioè il Ponte che Dio costruisce per scendere verso di loro dall’altra riva del fiume della vita. I “semplici operai” non comprendono che l’amore umano, per essere ciò che dice di essere, cioè amore, deve lasciarsi trasfigurare nell’Amore divino.

Perciò non comprendono che donare se stessi a un’altra persona significa donarsi per sempre. Chi toglie se stesso a chi si è donato, commette un furto gravissimo e rischia di prendere la via dell’adulterio.

L’antropologia degli homines fabri è basata non sull’esperienza della ricerca della verità ma sull’esperienza delle cadute e delle malattie morali. Non c’è affatto di che meravigliarsi se la pratica pastorale da loro proposta si oppone alla Parola che è la Verità, la Via e la Vita. Seguono non Cristo ma Mosè, che per la sclerosi del loro cuore (sklerocardia) aveva permesso agli ebrei di abbandonare la propria moglie e prenderne un’altra (cfr. Mt 19, 3-9).

E’ una pastorale che io chiamerei diplomazia politicante piuttosto che pastorale evangelica. Simili pastori giocano a carte truccate con gli uomini e con Dio, poiché non credono più che l’uomo sia chiamato a trascendere se stesso e camminare sul ponte ascendente che Dio ha iniziato a costruire in lui. Non credono che la grazia divina possa rendere l’uomo idoneo a una vita in castità e allora anche nel celibato. Parlano non della fedeltà con-creativa con Dio ma di quella creativa a favore della debolezza umana.

Nulla sapendo della salute e non essendo perciò capaci di diagnosticare il male, confondono le malattie con la salute.

Confondono il male con il bene, il falso con il vero. Di conseguenza, invece di avere dei medici abbiamo tanti guaritori che sanno fare molte cose ma ignorano l’unum necessarium.

Ubbidiscono ai “conoscitori del bene e del male” che suggeriscono loro le “nuove strategie pastorali” micidiali per la vita spirituale della Chiesa. E’ proprio a questo che mirano i padroni del mondo moderno, stringendo alleanza con gli “utili idioti”.

Alcuni osano dire che sono il pensiero filosofico e l’insegnamento di san Giovanni Paolo II ad avere aperto la porta a ciò che oggi sta accadendo. Vedono una continuità tra le sue idee e la confusione attuale. Sono d’accordo che c’è una continuità nell’insegnamento della Chiesa, ma non dobbiamo identificarlo con il caos provocato dai “semplici operai” ispirati dal postmoderno.

[...]

Non so perché, ma mentre compongo questo scritto mi è stato dato di vedere la frase scelta da san Giovanni Paolo II nel suo insieme. Gesù dice infatti: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero i miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32). Nel senso profondo del termine, solo la fedeltà alla persona ci fa liberi. La fedeltà alle cose ci rende schiavi. Allora la verità desiderata dal cuore umano altro non può essere che Dio disceso e rimasto in mezzo a noi.

Albeggia ormai, quando abbandoniamo le opinioni e camminiamo verso di Lui presente nel Vangelo e nell’Eucaristia, intorno alla quale si raduna la Chiesa. L’alba annuncia il sorgere del sole. Nelle tenebre di questa notte la pallida aurora annuncia il sorgere di quel Sole che è “centro dell’universo e della storia” (Redemptor hominis, 1). Eppure tremo. Perché?

 

*Docente ordinario di Antropologia filosofica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia di Roma, è stato allievo di Karol Wojtyla all’Università di Lublino, diventandone poi consigliere.

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