martedì 15 ottobre 2019
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NEWS 19 giugno 2014    
Il caso è l’ultimo rifugio delle persone superstiziose, anche se sono «scienziati». Ecco come e perchè

Invochiamo spesso il “caso”. Lo facciamo soprattutto quando non sappiamo come spiegarci altrimenti; il che però non significa affatto che il caso esista davvero, ma solo che vi facciamo ricorso non avendo a disposizione (per ignoranza tecnica, insufficienza di prove o sbadataggine) altri modi di spiegare un fatto. Ci comportiamo insomma da superstiziosi quando invochiamo il “caso”: un po’ come gli uomini delle culture arcaiche che, non avendo a disposizioni le spiegazioni scientifiche di certi fenomeni, le attribuiscono a certi numi “specializzati”: il dio della pioggia, il dio del mare, magari persino il dio della malasorte…

Tutto ciò però è indegno del mondo scientifico e i primi a dolersene dovrebbero essere proprio coloro che, laici ed emancipati da ogni visione religiosa a loro dire “superstiziosa”, sanno esistere una spiegazione razionale per ogni fenomeno, anche quando magari non l’hanno a portata di mano. E invece no. Il “caso” regna indisturbato su tutto, o comunque su molto; per esempio regna sulla “scienza delle scienze” contemporanee, quella che, con il nome di evoluzionismo, pretende di spiegare l’origine e lo sviluppo della vita sulla Terra attraverso un “semplice” passaggio “magico” da ciò che è sterile e inanimato a ciò che è fecondo e animato. Per caso, dicono gli scienziati iperazionalisti, la vita è nata e per caso essa si sviluppa…

Ora, sul caso circolano però molte, anzi troppe idee confuse, soprattutto quando dal linguaggio quotidiano tale espressione passa a significare qualcosa di un poco più sofisticato e avente magari a che fare con la matematica e le leggi delle probabilità o persino della statistica.

Enzo Pennetta, biologo, ragiona qui del “caso” con dovizia di particolari e raffinatezza di ragionamento. Il suo è un contributo da esperto, da “culture della materia”, e quindi potrebbe magari risultare di non immediata fruizione per tutti. Ma i lettore de Il Timone sono intelligenti e sanamente curiosi, e anche se forse faticheranno un poco più del solito nella lettura, ne caveranno certamente buoni consigli per un uso sano e salubre del buon senso e della ragione. Quella che tra l’altro rifiuta nettamente le superstizioni anche se razionaliste per portare, non a caso, a Dio…

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