lunedì 30 marzo 2020
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NEWS 16 giugno 2016    
La famiglia di Sumaya Abdel Qader, candidata islamica nel PD a Milano, inneggia allo jihadismo

di Giorgio Borghetti

 

Foto di jihadisti armati e incappucciati, membri delle brigate Ezzedin al- Kassam, altre foto di bare israeliane. Invocazioni alla punizione divina nei confronti dei traditori. Immagini celebrative di tre terroristi, uno dei quali organizzatore del sequestro di Gilad Shalit. Immancabili poi le foto di Ismail Haniyeh, Khaled Meeshal e Raed Salah, vertici di Hamas. Tutto ciò compariva nella galleria foto del profilo Facebook di Zubayda khalil, madre della candidata Pd nelle liste di Beppe Sala, Sumaya Abdel Qader (guarda la gallery).

Nel pomeriggio di ieri però, dopo che Il Giornale portava a galla la faccenda con tanto di galleria immagini, le foto sparivano dal profilo della mamma di Sumaya, sia la collezione del jihad che quelle con la famiglia.

Una mossa che non sorprende, visto che anche il profilo Facebook del marito di Zubayda Khalil, Mohammed Abdel Qader, aveva subito le stesse misure dopo che a fine maggio era emersa una sua foto, allora disponibile sul profilo, dove l’imam stringeva la mano all’ex presidente islamista, Mohamed Morsi durante un incontro formale. Non mancavano inoltre i commenti di persone che mettevano in evidenza la somiglianza tra i due. Mohammed Abdel Qader compariva poi in altre foto dove teneva in mano manifesti di Morsi. Dopo che i giornali mettevano in evidenza la cosa, il profilo veniva “ripulito” e le foto in questione non erano più visibili. Oggi ce n’è una dove stringe la mano a Giovanni Paolo II e chissà cosa avrebbe pensato il Santo Padre delle foto pubblicate dalla moglie.

Le dinamiche sono sempre le stesse, si viene presi in castagna e si provvede a far sparire gli elementi quando oramai sono però stati acquisiti e disponibili. Una mossa elementare, impulsiva, inutile se non controproducente perché non fa altro che alimentare ulteriori dubbi e sospetti tra chi è già perplesso al riguardo.

Del resto le contraddizioni erano emerse fin dall’inizio della candidatura di Sumaya Abdel Qader, quando in un pezzo de Il Giorno la candidata del Pd dichiarava "non mi risulta che nel Caim vi siano persone vicine alla Fratellanza".

Sumaya veniva però smentita, non soltanto da immagini e video di esponenti del direttivo Caim, come Davide Piccardo e Omar Jibril, a manifestazioni a favore di Mohamed Morsi e dei Fratelli Musulmani egiziani, ma anche da altre immagini che ritraevano Ahmed Abdel Aziz, il responsabile relazioni interne del Caim, all’interno della sede dell’Alleanza Islamica d’Italia (inserita nella lista nera degli Emirati Arabi per legami con i Fratelli), assieme a suo fratello Omar, con Salah Sultan, elemento legato all’ex governo islamista di Mohamed Morsi come segretario generale del consiglio supremo per gli affari islamici, segnalato in più occasioni per le sue visioni radicali e per le sue dichiarazioni anti-cristiane e anti-ebraiche, tanto che, secondo quanto dichiarato dalla Global Muslim Brotherhood Daily Watch, il governo americano avrebbe sospeso le procedure per il conferimento della cittadinanza statunitense.

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