martedì 18 giugno 2019
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NEWS 31 gennaio 2019    di Giuliano Guzzo
La fede allunga la vita. Diacono di 100 anni assiste a 8 messe alla settimana

La fede allunga la vita? Pare proprio di sì. Lo testimoniano fior di ricerche sociologiche e, soprattutto, lo provano le esperienze di uomini di fede, alcune delle quali davvero sorprendenti. Fra queste, un posto di guardo merita senza dubbio quella di Lawrence Girard, diacono della chiesa di San Sebastiano a Dearborn Heights, nel Michigan, il quale ha qualcosa di molto speciale: è nato il 21 novembre 1918. Ha quindi più di 100 anni ed ha potuto assistere a tutti i grandi eventi dell’ultimo secolo, dalla crisi del 1929 alla Seconda Guerra Mondiale, dalla rivoluzione dei costumi all’avvento di Internet. Ciò nonostante, Girard non solo è ancora tra noi ma continua a onorare il diaconato.

In che modo? Partecipando agli eventi parrocchiali e assistendo la celebrazione di ben otto Messe settimanali. Un prodigio che lascia tutti letteralmente senza parole, a partire dal suo pastore, padre Walter Ptak, il quale da un lato invita a non fermarsi all’età anagrafica di quest’uomo ancora così «pieno di vita e così attivo» e, dall’altro, confessa: «Ho 57 anni, ma non riesco a tenere il suo passo». Sì, perché Girard, come appena detto, non si limita ad assistere la celebrazione liturgica. E’ un vero vulcano.

«È sempre in movimento; un vero testimone, soprattutto per le persone anziane», spiega a questo proposito padre Ptak, «ha uno spirito così positivo e continua ad andare avanti, proclamando il Vangelo e vivendolo». La bellezza della testimonianza di fede di questo arzillo ultracentenario è confermata anche dai parrocchiani, che lo considerano un dono del Cielo. Come fa Ken Krach, che presta aiuto nella sacrestia dopo la celebrazione della Messa e sottolinea: «Il nostro diacono è davvero un uomo meraviglioso. E’ molto sollecito e ha sempre parole di saggezza. E’ un uomo esemplare, devoto e gentile. Inoltre, ha una memoria molto buona».

D’accordo, ma qual è il segreto di quest’uomo, che si avviò al diaconato permanente nel lontano 1972 e diacono fu poi ordinato il 25 aprile 1976? Spinti da comprensibile curiosità, alcuni giornalisti hanno provato a chiederlo direttamente a lui, il quale ha risposto: «Il mio segreto? La mia cara moglie e poi i geni della mia famiglia. I nostri antenati fuggirono dalla Francia al tempo della rivoluzione francese, di cui previdero gli effetti esiziali sulla libertà religiosa».

«Non ho mai pensato che la mia vocazione fosse il sacerdozio», ha poi aggiunto Girard, «ma ho pensato che avrei potuto mettere a frutto i miei talenti per aiutare la Chiesa». A dimostrazione della sua eccezionale lucidità, l’anziano diacono non nasconde di pensare ogni tanto alla sua morte, ma di farlo molta leggerezza: «Non passo il tempo a preoccuparmi della morte, e non sono spaventato. Non penso a come morirò. Spero solo di morire fedele alla Chiesa e alla mia famiglia. Costeggiare l’altare e servire la Messa mi aiuta a pregare.  Per questo, finché potrò andare a Messa, intendo servirla».

Che dire? Si tratta di una testimonianza davvero eccezionale, nella quale le pur sbalorditive longevità e forma fisica di quest’uomo fungono solo da riflesso rispetto alla vera cosa eccezionale, che è – e resta – la fede, e la capacità di porre Dio al centro della propria vita. Forse, più di tanti manuali di teologia e più di tante auliche ma astratte lezioni, si dovrebbe prendere più in considerazione, nelle nostre comunità, il valore di testimonianze come quella del diacono Girard. Perché sono esse, alla fine, a spiegare meglio di ogni altra che cosa sia la fede vissuta. E vissuta decisamente a lungo, in questo caso!


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