martedì 12 novembre 2019
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NEWS 27 dicembre 2018    di Giuliano Guzzo
La rivista scopre l’acqua calda: i cattolici parlano di Satana. E Marx?

«Non gli resta che il diavolo». E’ il titolo, o meglio la sentenza che Left, il settimanale autoproclamatosi «l’unico giornale di sinistra», ha emesso sulla sua ultima copertina, quella del numero in edicola in questi giorni. Alla base di questo giudizio, così secco e inappellabile, il presunto revival del demoniaco cui i cattolici starebbero ricorrendo per arginare lo svuotamento delle chiese. Sul banco degli accusati, Left chiama Cristiano Ceresani, capo di gabinetto del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, reo di aver addebitato – secondo le ricostruzioni giornalistiche, al solito sommarie – il riscaldamento globale nientemeno che a Satana. In realtà, il pensiero del collaboratore di Fontana è molto meno banale, come dimostra l’effettiva risposta da lui data alla conduttrice che, su Rai1, gli aveva chiesto se intendesse, con una lettura teologica spericolata, negare la matrice antropica del global warming.

«È ovviamente colpa dell’uomo, della sua incuria, della sua avarizia, della sua ingordigia», aveva spiegato Ceresani. Il quale aveva poi pure aggiunto: «Se abbiamo calpestato questo pianeta, che è l’unico che abbiamo e non possiamo sostituirlo, è colpa dell’uomo. Ma nell’uomo, come nella storia umana, agiscono forze trascendenti, nel cuore dell’uomo agisce la tentazione. Io nel libro cerco dispiegare come il fatto che Satana negli ultimi tempi che precedono la parusia sarà scagliato sulla terra con grande furore, sapendo che gli resta poco tempo proprio per prendere di mira il creato e la creazione, è un dato teologico. Dinanzi a questo dato teologico, io faccio delle domande. Dico: perché ci viene rivelata questa cosa? Perché questo tema dello sconvolgimento finale viene evocato?». Questo è quanto. Siamo insomma lontanissimi dal presentare il riscaldamento globale come opera del diavolo.

Quanto al fatto che i cattolici non abbiano paura di parlare di Satana, non è certo una novità: lo stesso papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato, lo ha evocato 239 volte. Del resto, il diavolo non solo è ampiamente citato e presente nei Vangeli, ma – come suggestivamente notato dal filosofo Fabrice Hadjadj – è pure il primo a riconoscere Gesù Cristo come tale, come attesta l’episodio dell’indemoniato di Cafarnao, che proprio a Gesù risponde: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». Dunque Left scopre davvero l’acqua calda, nel momento in cui sbandiera ai quattro venti l’attenzione cristiana per il ruolo e la pericolosità di Satana. Satana di cui, a suo tempo, si occupò anche un personaggio che a sinistra, in teoria, dovrebbero ricordare molto bene: Karl Marx (1818 –1883). Ma sì, proprio lui.

Se infatti si studia la biografia dell’autore del Capitale si scopre come, prima dell’incontro con Moses Hess, che nel 1841 lo introdurrà al socialismo, egli venne colpito da una misteriosa malattia sulle quale gli storici nulla, pare, sappiano di preciso, e che lo portò sull’orlo della morte, anche se poi guarì. Una guarigione che, però, non offrì completa serenità al giovane Marx, il quale si mise a comporre poemi e versi, se non apertamente satanici, comunque assai singolari quali «voglio vendicarmi di colui che regna al di sopra di noi» o «guarda questa spada: il principe delle tenebre me l’ha venduta». Marx satanista dunque? Ovviamente non ci si permette, qui, di azzardarlo; certo, se si ragionasse con le approssimazioni giornalistiche di Left, si potrebbe pure ipotizzarlo. E magari spacciarlo come uno scoop da pubblicare in prima pagina sperando che i lettori, da bravi, abbocchino all’esca.


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