lunedì 25 maggio 2020
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NEWS 1 dicembre 2016    
La salvezza non riguarda solo lo spirito. Ecco perchè dobbiamo seppellire i morti. Le parole di un vescovo

di mons. José Ignacio Munilla,
vescovo di San Sebastián, Spagna

 

Per molto tempo la Chiesa si è opposta alla pratica della cremazione dei morti, perché percepiva in quel gesto una connessione con la concezione dualistica platonica, secondo la quale il corpo doveva essere distrutto per liberare l’anima dal carcere della materia. La Chiesa attualmente non la proscrive, perché non ha dubbi che questa pratica non sia legata in se stessa al dualismo platonico o alla reincarnazione. Cioè, anche se continua a preferire la sepoltura dei corpi, comprende le ragioni pratiche che in alcuni casi possono spingere a scegliere la cremazione: igieniche, economiche, sociali eccetera.

Correggendo gli abusi
Tuttavia, al di là dell’incenerimento, si sono diffuse pratiche che oscurano la fede cristiana nella resurrezione dei morti: la dispersione delle ceneri, la conservazione delle stesse nelle case, la loro divisione tra i cari, la trasformazione in ricordi commemorativi o gioielli, eccetera. È dunque opportuno ricordare che l’opera di misericordia che ci intima di “seppellire i morti” è ancora vigente, anche per le ceneri.

Necropoli o cimiteri
È un fatto storico che al tempo dell’Impero romano i cristiani costruirono cimiteri prima che chiese. Di fatto, i cimiteri furono i primi templi cristiani. Inoltre, per influsso della fede cristiana, si sostituì il nome con cui si designava il luogo destinato alle sepolture, “necropoli”, città dei morti, con “cimitero”, dormitorio (dal greco koimeterion). Il cristianesimo ha dato alla luce perfino un nuovo verbo latino: “depositare”. Nel rito cristiano il corpo è “depositato” nella terra in attesa della resurrezione. La deposizione è un’evocazione della promessa di Cristo di recuperare il corpo sepolto.

Gesù sepolto
La resurrezione di Cristo, il cui cadavere è stato “depositato” in quella tomba a Gerusalemme, è la chiave per comprendere qual è la nostra speranza. Perciò la santa sepoltura di Gesù è diventata il punto di riferimento della sepoltura cristiana.

La dignità del corpo
Nella concezione antropologica cristiana, il corpo non è un carcere dal quale il prigioniero debba uscire né un vestito del quale debba spogliarsi per cercarne un altro. L’essere umano è un’unità sostanziale di corpo e anima, perciò la promessa di salvezza di Gesù Cristo è rivolta all’uomo nella sua interezza, senza escludere la sua corporeità.

Inoltre, pregare
Quindi, alcuni degli inviti che ci vengono rivolti alla fine di questo Giubileo della Misericordia sono: compiere l’ultima delle opere di misericordia corporali (seppellire i morti) e allo stesso tempo praticare l’ultima tra quelle spirituali (pregare per i vivi e per i morti). Le due opere sono intimamente unite, per cui ogni volta che noi evochiamo il “riposo” dei nostri cari defunti, sentiamo la chiamata a pregare per il loro eterno riposo, chiedendo a Dio che arrivi il giorno in cui ci riuniremo a tutta la nostra famiglia in Cielo.


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