giovedì 22 agosto 2019
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NEWS 10 luglio 2019    di Giuliano Guzzo
La statua della Madonna in giardino? Viola le «regole del buon vicinato»

Avete statue della Madonna in cortile o nel vostro giardino? Attenti, perché potrebbero chiedervi di rimuoverle. È l’amara, surreale lezione che arriva dagli Stati Uniti, precisamente da Novi, città di 60.000 anime situata nel Michigan, dove un’associazione di proprietari di case ha intimato a una famiglia di rimuovere una statua della Vergine Maria riposta in cortile. Il motivo? Essa violerebbe le «regole del buon vicinato». Un’affermazione che avrà fatto sobbalzare i componenti della famiglia Samona – così si chiamano questi cattolici che non fanno mistero della loro devozione mariana – e che non potrà che lasciare perplesso chiunque venga a conoscenza della vicenda. Un fatto così bizzarro che la stessa missiva con cui ai Samona è stato chiesto di rimuovere la statua della Madonna, a ben vedere, non contiene riferimenti normativi della presunta violazione commessa dalla famiglia. Tanto che quando i media hanno cercato di interfacciarsi con Debbie Laudermilch, il responsabile della Tollgate Owners Association, l’associazione che vorrebbe la rimozione del manufatto devozionale, non hanno ottenuto alcuna risposta. Sorge quindi il sospetto che dietro alla richiesta inoltrata alla famiglia Samona altro non vi sia che mero laicismo.

Così, d’altra parte, la pensano pure i diretti interessati. «Non ho dubbi», ha in proposito affermato Joseph Samona, uno dei figli della famiglia, «questo è un attacco alla nostra religione. Abbiamo già ricevuto un grande sostegno da amici e parenti e siamo pronti a combattere con le unghie e con i denti». In attesa di capire come andrà a finire, pare però che la battaglia, se sconfinerà sul piano legale, potrebbe vedere la famiglia cattolica in una posizione di forza.

Infatti, come ha evidenziato la portavoce di Novi City, Sheryl Walsh, non esiste un’ordinanza che proibisca una statua di natura religiosa. Si consolida così la sensazione che ci sia davvero dell’accanimento laicista contro questa famiglia fuggita decenni or sono dall’Iraq verso gli Stati Uniti proprio per motivi religiosi, e già destinataria di un’analoga richiesta di mozione di simboli religiosi nel 2009, poi finita con un nulla di fatto.

Ciò che comunque amareggia, in tutta questa storia, è il constatare come perfino negli Stati Uniti – cioè in un Paese, comunque la si pensi, patria della libertà, a partire ovviamente da quella religiosa – inizi a radicarsi il germe dell’intolleranza verso la religione e, nello specifico, verso quella cristiana. Un fenomeno grave ma non nuovo.

Prova ne sia che la sociologia già da anni si è accorta del problema tanto che il professor Philip Jenkins, docente alla Baylor University, ha parlato dell’anticattolicesimo definendolo The Last Acceptable Prejudice (Oxford University Press, 2003), mentre i sociologi della North Texas University George Yancey and David Williamson, in un loro libro – So Many Christians, So Few Lions: Is There Christianophobia in the United States? (Rowman & Littlefield Publishers, 2014) -, hanno evidenziato nella società americana la presenza di un gruppo di persone numericamente minoritario, ma con un potere sociale superiore alla media caratterizzato da «un odio irragionevole o paura dei cristiani».

Il tentativo di rimozione della statua della Madonna a danno della famiglia in questione del Michigan è dunque solo l’ultima conferma di una tendenza preoccupante, da denunciare. E non c’è modo migliore per farlo, evidentemente, che parlarne evitando che l’intolleranza si radichi agevolata dall’indifferenza.


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