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NEWS 27 gennaio 2015    
La storia di Lou Tseng Tsiang, il Primo ministro della Repubblica cinese che si fece benedettino

L’abate benedettino Lou Tseng Tsiang (1871-1949), nato a Shanghai in una famiglia protestante, aveva ricevuto il battesimo in una chiesa legata alla London Missionary Society nella quale il padre era stato catechista laico. Educato in gioventù ai valori confuciani, aveva fatto carriera nella diplomazia tanto da essere inviato in importanti missioni all’estero e divenire Primo ministro e ministro degli esteri della Repubblica cinese nel periodo 1911-1920.

Sposatosi con una cattolica belga, nel 1911 ricevette il battesimo sub condicione nella Chiesa cattolica. Dopo la prematura scomparsa della moglie decide di ritirarsi in un monastero benedettino. Prende quindi l’abito monastico all’età di cinquantasei anni nell’abbazia belga di Saint-André e riceve il nome di Pierre-Célestin. Ordinato sacerdote nel 1935, nel 1946 papa Pio XII lo nomina abate titolare dell’abbazia di Saint-Pierre di Gand. Il 15 gennaio 1949 muore nelle Fiandre senza avere potuto fare ritorno nella sua terra natale a causa della guerra civile in corso.

Per comprendere la sua originale opera di ponte tra la tradizione confuciana e la religione cristiana sono utili in particolare gli scritti Souvenirs et pensées (1945) e La rencontre des Humanités et la découverte de l’Évangile (1949). Da non trascurare inoltre gli scambi epistolari, così come la sua opera in cinese dal titolo Breve storia dell’ordine benedettino. A proposito della inculturazione del cristianesimo in Cina scriveva in Souvenirs et pensées: «Finché la liturgia cattolica non avrà potuto adottare la lingua letteraria cinese – che, voglio sottolineare, si armonizza in maniera ammirabile con il canto gregoriano –, il culto che la chiesa rende a Dio, il sacrificio della Messa, l’ufficio divino, la liturgia dei sacramenti, l’ammirabile liturgia cattolica dei funerali resteranno, per la razza gialla, un libro totalmente chiuso».

Il suo itinerario spirituale può essere allora colto sotto il segno della sintesi armonica tra ritualità confuciana e fede cristiana. Tale complementarietà tra cultura cinese e religione cristiana è bene espressa nelle seguenti riflessioni autobiografiche: «Sono confuciano perché questa filosofia morale, nella quale sono stato educato, penetra profondamente la natura dell’uomo e traccia chiaramente la sua linea di condotta nei confronti del Creatore, dei genitori e dei propri simili, persone e società. Il confucianesimo, le cui norme di vita morale sono così profonde e così benefiche, trova nella rivelazione cristiana e nell’esistenza e nella vita della Chiesa cattolica la giustificazione più eclatante di tutto ciò che possiede di umano e di immortale».

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