venerdì 03 luglio 2020
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NEWS 4 giugno 2020    di Andrea Zambrano
L’app Immuni svela la prepotenza della Donna alfa

Qualcuno svegli la ragione, che ieri evidentemente stava dormendo mentre si consumava nelle patrie stanze social l’ultimo atto del genocidio del buon senso. Chi si chiedeva se il Covid ci avrebbe reso diversi, di sicuro dovrà convenire che, almeno più intelligenti non lo siamo diventati. Con tutti i problemi che ci sono in agenda, ieri non si parlava d’altro: la sconcia e oscena immagine che accompagna – o meglio accompagnava, perché quando la situazione è seria in questo paese le cose cambiano alla velocità della luce – il varo dell’app di tracciamento Immuni.

Due piccole icone: nella prima una donna che abbraccia, avvolgendolo totalmente come una Madonna, un neonato col ciuccio. Nell’altra icona, decisamente più pornografica, il papà, nella stanza a fianco davanti a un pc che lavora. Ah… orrido sessismo! Sconcia discriminazione, hanno tuonato le vestali del politically correct. Dove sono le pari opportunità? Una donna che abbraccia a casa il suo figlioletto proteggendolo dal Covid e un maschio alfa che porta a casa la pagnotta con lo smart working. Ma dove sono i costumi di degni di un Paese di diritti?

La prima a strepitare è stata lei, la campionessa della buoncostume del pensiero unico: «La donna col bambino in braccio e l’uomo al lavoro. Un app (senza apostrofo, ndr) che dovrebbe tracciare il contagio, inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», dice Laura Boldrini, la quale dopo aver lasciato la presidenza della Camera si fa notare solo quando c’è da scendere in campo con la polizia del pensiero. La crociata è poi decollata con l’intervento a gamba tesa di Paola Concia, perché non c’è battaglia più sacrosanta per i diritti in Italia se a intestarsela non è la componente gay & lesbo. L’ex deputata Pd ha fatto partire i suoi strali: «Ministra Elena Bonetti, prego gentilmente di parlare con la Ministra Paola Pisano perché questa immagine fuori dal tempo e dalla storia deve essere cambiata. Ho scritto deve, sì, perché lo dovete alle donne italiane che non meritano tutto questo».

Quali donne? Tutte? Sicure-sicure che stiamo parlando proprio di tutte? No, ovviamente perché le donne “normali”, che magari dopo aver tenuto il bambino in braccio, sono anche andate in cucina a sfornare una torta – squallido retaggio sessista patriarcale – ieri erano affaccendate in tutt’altri pensieri. Ma il diktat rivoluzionario non ammette deroghe: la lotta di classe deve unire in un sol grido tutte, anche se tutte non lo sanno.

L’invito con il revolver puntato addosso della Concia ha sortito il suo scopo. Ecco che la ministra Elena Bonetti, ministra della famiglia oltre che delle pari opportunità, non ci ha pensato due volte. Eh sì che quando c’è da far valere i diritti delle famiglie, quelle vere e non quelle delle icone, la Bonetti ha brillato per la sua somma incapacità, come ammesso da lei stessa, per i fondi alle famiglie e alle scuole paritarie. Ma stavolta no, per questa battaglia di civiltà, la Bonetti si è attivata subito e ha portato all’ovile il risultato: «Cara Anna Paola Concia ho scritto ieri alla Ministra Paola Pisano e mi ha subito rassicurato sul fatto che si sta lavorando ad una modifica, che sarà rilasciata entro breve». Caspita, che solerzia!

Tempo un paio d’ore e l’immagine era già stata modificata. Come? Secondo il diktat del buonismo pariopportunistico, un rovesciamento tanto ridicolo quanto offensivo: la donna al pc e l’uomo a tenere il bambino in braccio. E adesso, vediamo chi è il discriminato? E se fossero i maschietti? Chi ci garantisce che la donna non si sta approfittando di questo ribaltamento dei ruoli con violenza? Semplice, ce lo suggerisce l’anatomopatologia di questo ridicolo e rivoluzionario siparietto di inizio giugno: Boldrini, Concia, Bonetti. Tutte donne. In nome delle donne, per conto delle donne e al posto delle donne. In questa battaglia non c’è un solo uomo che abbia avuto una sola voce in capitolo per opporsi. Dal maschio alfa alla donna alfa, il minimo comune denominatore sono le pari opportunità tanto agognate diventate “impari prepotenze”. E allora, citiamo Vecchioni, che non è certo passibile di simpatie conservatrici, se proprio ci tenete, restate così: stronze come un uomo. Sole come un uomo.


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