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NEWS 12 luglio 2019    di Andrea Zambrano
Le Chiese etiopi contro l’emigrazione e con Orban

Come cambia lo sguardo sulle cose quando le si guardano da un’altra parte. Quante volte ci siamo sentiti rispondere a mantra questo slogan da chi invitava a guardare l’immigrazione con gli occhi degli africani? E quante volte questo è stato fatto per instillare nella coscienza degli occidentali un senso di colpa e un obbligo all’accoglienza indiscriminata?

Bene, uno sguardo diverso è possibile, ma non va nella direzione di chi ritiene l’immigrazione clandestina come un fenomeno da affrontare con le armi dei porti aperti e del “venite che c’è posto”. Perché si può essere contro l’emigrazione forzata – quella alla quale assistiamo in questi anni sulle coste del Mediterraneo ad opera di veri e propri trafficanti di uomini – anche essendo africani.

La lezione ci viene da tre esponenti religiosi di prima grandezza etiopi, i quali hanno visitato nei giorni scorsi l’Ungheria. Si tratta del Cardinale cattolico Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, di Samson Bekele Demissie, direttore generale della società per bambini e famiglie della Chiesa ortodossa etiope, e di Girma Borishie Bati, vicepresidente del sinodo dell’Etiopia Centrale della Chiesa evangelica etiope.  Tutti e tre insieme hanno incontrato il premier magiaro Viktor Orbán e il vice primo ministro Zsolt Semjén. Per dire cosa? Per ribadire che le loro chiese sono contro l’emigrazione. Anzi, il loro scopo è quello di sostenere i giovani a restare nella loro patria. Infatti il governo ungherese ha finanziato borse di studio per molti giovani etiopi i quali ora potranno tornare nel loro paese e – dicono i leader religiosi invitati – «contribuire alla costruzione del proprio paese».

Si scopre poi che – durante i ringraziamenti del cardinale Souraphiel – l’Ungheria sta inviando cospicui aiuti finanziari destinati ad un campo profughi e ad un ospedale per poveri in Etiopia mentre contemporaneamente è stato rimarcato il grande pericolo rappresentato dal fondamentalismo islamista che sta crescendo anche nel Paese. Infatti, a proposito della minaccia islamista i capi religiosi hanno detto che l’Ungheria fa bene a rimanere fedele alle sue radici cristiane e l’Occidente non si deve mai vergognare della sua identità cristiana.

Morale della storia: in Etiopia le Chiese cristiane – in perfetto spirito ecumenico – ritengono che mentre le politiche del vecchio continente favoriscono l’emigrazione, il governo ungherese faccia bene ad aiutare le persone ad avere una vita dignitosa nella loro terra nativa. Il Programma si chiama Hungary Helps (l’Ungheria aiuta) e finora ha aiutato migliaia di persone.

E ancora. Sono convinti che servire il bene comune, per la Chiesa significhi dire che i giovani non debbano fuggire dal paese a causa della povertà, come invece sta accadendo a causa di un mercato alimentato proprio da interessi spietati e ideologici.

Un cardinale della Chiesa cattolica che riconosce a uno Stato europeo il suo diritto a limitare l’immigrazione selvaggia, chiede aiuto per i giovani etiopi senza costringerli a emigrare e difende le radici cristiane d’Europa. Curioso, ma è proprio vero che a volte serve un cambio di prospettiva.


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