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NEWS 6 aprile 2019    di Ermes Dovico
Le virtù della Vergine Maria in 4 donne create dal genio di Tolkien

Si è detto molto su come J.R.R. Tolkien (1892-1973) abbia lasciato traccia nei suoi scritti della sua profonda fede cattolica, che tra l’altro emerge in modo esplicito nel suo epistolario, come per esempio in una lettera inviata al gesuita Robert Murray in cui si sofferma sulla sua opera più celebre: «Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. […] Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so». L’educazione cattolica di John Ronald Reuel e del fratello aveva avuto inizio nel 1900, anno in cui la madre, già vedova, aveva fatto il suo ingresso nella Chiesa.

Da un altro passo si comprende meglio cosa volesse dire Tolkien su questa scarsa “programmazione”: «Veniamo da Dio, e inevitabilmente i miti intessuti da noi, sebbene contengano l’errore, riflettono anche un frammento scheggiato della vera luce, la verità eterna che è con Dio». In questo solco, nel mezzo a vari riferimenti religiosi, diversi appassionati dello scrittore inglese hanno visto in alcune sue figure femminili dei tratti della Vergine Maria, di cui era devotissimo. Tra questi appassionati c’è Philip Kosloski, fondatore di Voyage Comics, che di recente ha richiamato le virtù di quattro donne create dal genio di Tolkien, ognuna accostabile a uno dei titoli con cui invochiamo la Madonna nelle Litanie Lauretane o ad altri suoi antichi appellativi.

La prima è Lúthien, personaggio della più nota opera postuma di Tolkien, Il Silmarillion, a cui l’autore lavorò fin dai tempi della prima guerra mondiale senza mai completarla. Di lei, un’elfa dai capelli neri e dagli occhi grigio-verdi che verrà citata pure nel Signore degli Anelli, è esaltata la bellezza che ne fa «la più bella di tutti i Figli di Ilúvatar» e rapisce il cuore di Beren, un uomo mortale. Kosloski è tra coloro che vedono nello splendore di Lúthien un’immagine di Maria, la cui inarrivabile bellezza è frutto del suo essere Immacolata e piena di Grazia, preservata dal peccato originale fin dall’istante del concepimento. Lúthien è bella «come l’alba in primavera» e la Beata Vergine è invocata con il titolo di «Stella del mattino». Aggiungiamo una curiosità: Tolkien fece porre sulla lapide della moglie il nome Lúthien e sulla sua Beren.

C’è poi Galadriel, soprannominata la Dama della Luce o Dama dei Boschi, e il cui nome significa «Donna coronata con una ghirlanda di luce brillante». I suoi capelli erano di una tale bellezza che il nano Gimli osò chiedergliene uno, ricevendolo. Anche a tutti gli altri membri della Compagnia dell’Anello, Galadriel fa doni speciali prima della loro partenza da Lothlórien: in particolare, a Frodo dona una fiala che custodisce al suo interno la luce della stella di Eärendil, che servirà a illuminare il cammino del portatore dell’Anello nei momenti più bui del suo viaggio. In questa sua veste, Galadriel può essere accostata a Maria, Mediatrice di tutte le Grazie.

Discendente di Lúthien è Arwen, Stella del Vespro, la più bella dell’ultima generazione di elfi. Di colei che diverrà la sposa di Aragorn, dunque regina, è sottolineata da subito la regalità. Tolkien, descrivendo la prima volta in cui la vide Frodo, dirà che «miriadi di stelle risplendevano negli occhi grigi come crepuscolo luminoso; ma il portamento era regale e lo sguardo rivelava riflessione e saggezza…». Arwen riflette quindi la regalità di Maria, incoronata Regina del cielo e della terra dal suo divin Figlio e Re dell’universo, Gesù.

Tra le figure d’ispirazione “mariana” di Tolkien non può mancare Éowyn, principessa di Rohan, che è immagine della potenza di Maria nella lotta contro Satana e la sua stirpe, annunciata già nella profezia della Genesi (Gn 3, 15) subito dopo il compimento del peccato originale. Nell’assedio di Minas Tirith sarà Éowyn, travestitasi da cavaliere pur di poter combattere, a sconfiggere il tremendo Signore dei Nazgûl, o Re Stregone, il quale si sentiva sicuro in ragione dell’antica profezia secondo cui nessun uomo avrebbe potuto vincerlo. Per questo aspetto, quindi, Éowyn è un po’ come colei che è terribile come un esercito schierato in battaglia, la Virgo potens e Madre del Salvatore, che riunisce tutte le virtù ed è chiamata fin dall’eternità a schiacciare la testa al serpente infernale.


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