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NEWS 8 giugno 2018    di Ermes Dovico
L’Europa apostata e i giovani che (quasi) non pregano più

Il britannico Stephen Bullivant, docente di teologia e sociologia delle religioni alla Saint Mary’s University di Londra (dove dirige anche il “Centro Benedetto XVI per la religione e la società”), ha steso un rapporto sullo stato di salute del cristianesimo in Europa, con il fine di fornire informazioni utili in vista del Sinodo sui Giovani in programma a Roma il prossimo ottobre. Nel suo resoconto, intitolato Europe’s Young Adults and Religion e basato sui dati campionari dell’European Social Survey (relativi agli anni 2014 e 2016 e raccolti con interviste faccia a faccia), Bullivant analizza in particolare la situazione dei giovani tra i 16 e i 29 anni, residenti in 22 Paesi, nella quasi totalità europei (con l’eccezione di Israele e incluso uno Stato transcontinentale come la Russia). Il quadro che viene fuori dal suo rapporto, pubblicato a marzo, non è roseo, perché conferma la crisi di fede del Vecchio Continente, con risultati simili a quelli emersi dalla vasta indagine condotta dal Pew Research Center, di cui abbiamo già scritto su questo giornale.

NESSUNA RELIGIONE

Le risposte alla domanda “Ti consideri appartenente a qualche particolare religione o denominazione?” rivelano un diffuso ateismo. In Repubblica Ceca ben il 91% dei giovani intervistati dichiara di non sentirsi affiliato a nessuna religione. Seguono l’Estonia (80%), la Svezia (75%), l’Olanda (72%) e il Regno Unito (70%). Volendo considerare tre dei Paesi più vicini per cultura e tradizione religiosa all’Italia, che non figura tra le nazioni rilevate, vediamo che questo dato si attesta al 64% in Francia, al 55% in Spagna e al 42% in Portogallo. I tre Stati dove invece si registrano le più basse percentuali di giovani non affiliati a nessuna religione sono Israele, con appena l’1%, la Polonia (17%) e la Lituania (25%). Va detto comunque che quest’ultima nazione è un caso del tutto singolare, visto che all’alta percentuale di giovani appartenenti a qualche religione (75%, la stragrande maggioranza dei quali cristiani) fanno da contraltare appena il 10% di giovani che pregano e il 4% di praticanti: ai fini dell’indagine sono considerati tali coloro che, rispettivamente, pregano e partecipano alle funzioni religiose almeno una volta a settimana.

QUANTI CRISTIANI-CATTOLICI?

I primi sei Paesi con il maggior numero di giovani intervistati che si professano cristiani hanno tutti una forte tradizione cattolica: si tratta di Polonia (83%), Lituania (74%), Irlanda (59%), Slovenia (59%), Portogallo (57%) e Austria (52%). Israele a parte (1%), le più basse percentuali di giovani cristiani si registrano in Repubblica Ceca (9%), Svezia (18%), Olanda ed Estonia (entrambe al 19%) e si può notare che si tratta di Paesi con una piuttosto significativa tradizione protestante. Pagano un pesante dazio alla secolarizzazione anche due nazioni un tempo cattolicissime come la Francia e la Spagna, dove si dichiarano cristiani rispettivamente il 25% e il 40% dei giovani.

Se guardiamo al dato specifico dei cattolici, la sostanza riflette quanto accennato a proposito della differente tradizione confessionale. Limitando l’analisi ai Paesi appena considerati, le percentuali di giovani che dichiarano di appartenere al cattolicesimo sono così distribuite: Polonia (82%), Lituania (71%), Irlanda (54%), Slovenia (55%), Portogallo (53%), Austria (44%); Repubblica Ceca (7%), Svezia (1%), Olanda (7%), Estonia (1%); Francia (23%), Spagna (37%).

QUANTI CATTOLICI VANNO A MESSA?

Concentrando l’analisi sui giovani cattolici che dichiarano di partecipare alla Messa almeno una volta a settimana, notiamo il dato incoraggiante della Polonia (47%), seguita da Portogallo (27%), Irlanda (24%) e Repubblica Ceca (24%): da notare che i giovani cattolici cechi vivono – come abbiamo visto – in un Paese sostanzialmente ateo, ma sono tra i più virtuosi nella partecipazione alle funzioni religiose, sebbene si tratti di percentuali pur sempre modeste. All’opposto, i giovani cattolici praticanti sono appena il 2% in Belgio e il 3% in Ungheria e Austria (riguardo a questa specifica lista e a quella sulla frequenza della preghiera il rapporto non prende in considerazione i Paesi scandinavi, la Russia, l’Estonia e Israele, a causa dei numeri troppo piccoli, per la scarsissima presenza di cattolici). Francia e Spagna appaiate al 10%.

… E QUANTI CATTOLICI PREGANO?

Ancora una volta è la Polonia a guadagnarsi la prima posizione: dichiara di pregare almeno una volta a settimana il 60% dei giovani cattolici intervistati. Seguono la Repubblica Ceca (48%), l’Irlanda (43%), l’Olanda (43%) e il Regno Unito (42%). Anche in questo caso la Francia (26%) e la Spagna (22%) manifestano percentuali piuttosto basse, specie se considerate in rapporto alla loro straordinaria tradizione di santi. Stanno anche peggio Austria (20%), Belgio (18%) e Lituania (14%).

PRESENZA DI MUSULMANI

Austria, Belgio e Francia sono i tre Paesi europei, tra quelli rilevati, con il dato campionario più alto (10%) di giovani tra i 16 e i 29 anni che si professano musulmani. In Israele questo dato si attesta al 20%.

QUALE EDUCAZIONE RELIGIOSA HANNO RICEVUTO GLI ‘ATEI’?

Un ultimo dato a cui vale la pena fare un cenno riguarda il confronto, fatto da Bullivant, tra la situazione dei giovani non affiliati a nessuna religione in Francia e Regno Unito: in entrambe le nazioni ben l’80% di questi giovani dichiara di non aver ricevuto alcuna educazione religiosa.

Per concludere, come ha scritto Philip Jenkins, che ha commentato il rapporto sul sito del Christian Century, l’epoca del cristianesimo di massa “è morta. Le chiese europee sopravvivranno, ma come comunità molto più piccole e impegnate. Dovranno imparare a operare in una società che non ha più il senso di cosa fare con loro […]. Un po’ come nei primi secoli cristiani, difatti”. Se il piccolo gregge dimostrerà quella stessa fede, sarà una grande base su cui ricostruire.


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