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NEWS 29 marzo 2018    
Una lezione per la Settimana Santa

In un editoriale pubblicato sul giornale diocesano di Philapdelphia, monsignor Charles Chaput ha commentato la vicenda del gendarme francese Arnaud Beltrame, che nei giorni scorsi ha perso la vita offrendosi al posto di altri ostaggi durante l’attentato terroristico di Trèbes. Pubblichiamo una nostra traduzione di alcune parti del pensiero dell’arcivescovo.

Arnaud Beltrame era un essere completamente umano come noi. Secondo alcuni resoconti si era dilettato nella massoneria prima della sua conversione religiosa. Era imperfetto e non un martire, almeno non nel modo in cui noi intendiamo di solito la parola. Era un ordinario impiegato civile che svolgeva il suo lavoro quotidiano in una giornata che si è rivelata tutt’altro che ordinaria. Non aveva bisogno di offrirsi come ostaggio. Avrebbe potuto fare diversamente. Non aveva bisogno di fare nulla di rischioso; era un uomo innamorato che si preparava al matrimonio, e c’erano altri agenti di polizia sulla scena.

Ma se “martire” significa testimone (e lo fa), egli ha certamente offerto un esempio – un testimone – di una vita vissuta per gli altri. Era un uomo che ha deliberatamente modellato e disciplinato la propria vita fino a far diventare un’abitudine, un riflesso, mettere il benessere degli altri prima del proprio. Era anche un uomo con il buon senso nell’anima per chiedere cosa significasse la sua vita, per ascoltare una risposta e per trovare quel significato nella sua fede cattolica.

(…) Le vie di Dio non sono modi umani. Sono diversi dai nostri; più elevati e migliori, più potenti, e redentivi dei nostri. Non è logico, non è “normale” che qualcuno possa mettere la propria vita in pericolo per un amico, tanto meno per uno sconosciuto come ha fatto Arnaud Beltrame.

Solo un particolare tipo di amore può far sì che una persona faccia qualcosa di così irragionevolmente bello. Questo è il motivo per cui Giovanni 15, 13 afferma che non esiste un amore più grande di quello di dare la vita per il bene di un altro. È un amore talmente grande che un venerdì di 2000 anni fa ha rovesciato il mondo e, con divina ironia, ha sconfitto la morte attraverso uno strumento di tortura chiamato croce.

Non esiste un amore più grande di quello che Dio vive per ognuno di noi. Questo è il significato di questi giorni santi. Così possa Dio dare a tutti noi la benedizione di un Giovedì Santo, un intenso Venerdì Santo, e la gioia di una nuova vita nella Risurrezione in questa Pasqua.

Come ci ricorda la Parola di Dio: l’amore è tanto forte quanto … no; anche più forte della morte.


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