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NEWS 16 luglio 2015    
Luigi e Maria Beltrame-Quattocchi, sposi e beati. Perfetti «patroni» per il Sinodo di autunno

di Maria Teresa Pontara Pederiva

 

«Nella famiglia la fede si mescola al latte materno: sperimentando l'amore dei genitori si sente più vicino l'amore di Dio» ha detto Papa Bergoglio commentando in Ecuador il brano delle Nozze di Cana. E, per fare un esempio, la piccola Thérèse Martin – oggi venerata come Thérèse de Lisieux - a partire da una famiglia che le ha annunciato l’amore di Dio, ha iniziato il cammino verso la santità. Il riconoscimento della testimonianza cristiana dei suoi genitori li condurrà entrambi all’altare in occasione del Sinodo di ottobre, quando i coniugi Zelia e Louis Martin, beatificati da Benedetto XVI nel 2008, verranno canonizzati dal Papa, prima coppia di sposi. «I santi non sono solo i preti e le suore, ma anche laici» ha sottolineato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi annunciando la notizia nella scorsa primavera.

Ma esiste un’altra coppia, questa volta italiana, che dovrebbe seguirli: si tratta di Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, proclamati beati il 22 ottobre 2001 – 20° anniversario della Familiaris Consortio - da papa Giovanni Paolo II (memoria liturgica il 25 novembre anniversario del matrimonio nel 1915).

«Quale valore dei vostri genitori le sembra più attuale oggi?», era stato chiesto in un’intervista al settimanale diocesano di Trento a Enrichetta, la loro quarta figlia che tre anni fa ha raggiunto in cielo genitori e fratelli: «La loro "fusione" totale: erano una cosa sola. Pensiamo al lavoro di mamma "L'ordito e la trama": al di là dei tempi, non sono cose dell'altro mondo, anzi. L'idea fondamentale è la "complementarietà" tra marito e moglie. Il valore che ci hanno testimoniato? La fiducia reciproca».

Ti accorgi che la trama è filo per filo in funzione dell'ordito, l'ordito in funzione della trama e come uno senza l'altra non riesce a formare il tessuto, così l'altra dal primo ha la forza e il sostegno» aveva scritto Maria. Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880, terzogenito di Carlo Beltrame, di origini friulane, funzionario della Regia Prefettura, e Francesca Vita. Fin da piccolo venne accudito, e poi adottato, dalla zia Stefania sposata a Luigi Quattrocchi, senza figli. Luigi si diploma al ginnasio Umberto I a Roma e si laurea in Giurisprudenza.

Maria, unica figlia del capitano Angiolo Corsini e Giulia Salvi, nasce a Firenze il 24 giugno 1884, poi abiterà a Pistoia, Arezzo e Roma. Frequenta la Scuola Femminile di Commercio e studia pianoforte all'Accademia di Santa Cecilia. Si sposano il 25 novembre del 1905 e il 15 ottobre del 1906 nasce il primogenito Filippo (don Tarcisio), il 9 marzo 1908 Stefania (suor Maria Cecilia), il 27 novembre 1909 Cesare (don Paolino), mentre l'ultima Enrichetta (laica consacrata) il 6 aprile 1914.

Luigi intanto lavora all'Avvocatura generale dello Stato, nel 1921 è segretario generale (anche se poi rifiuterà la massima carica propostagli da De Gasperi), diventa consulente legale dell'Iri, della Stet, della Banca d'Italia e della Banca nazionale del Lavoro, commissario straordinario dell'Enpas. Nel 1948 non accetta di candidarsi per il Senato. «Luigi, uomo laico cristiano, ha vissuto le vicende piccole e grandi del suo tempo nella sua esistenza di sposo, padre e professionista alla luce di Dio, contribuendo alla promozione umana e spirituale del proprio ambiente» si legge sul sito vaticano alla vigilia della beatificazione. Muore il 9 novembre 1951, Maria gli sopravviverà per altri 14 anni fino al 26 agosto 1965.

Testimoni di una fede tenace in famiglia e nel sociale, i coniugi Beltrame sono stati tra i promotori dello scautismo in Italia, tanto che il loro primogenito Filippo (don Tarcisio) fu uno dei primi ragazzi a pronunciare la «Promessa» nel 1916 e in seguito divenne assistente Agesci, chiamato familiarmente «don Tar». E il fratello Cesare (paolino religioso benedettino), anch’egli assistente scout fu il fondatore del gruppo femminile.

Maria e Luigi: due coniugi innamorati e «concreti», testimoni di una santità possibile, tutt’altro che angelicata, tra le pareti domestiche. «Attingendo alla parola di Dio e alla testimonianza dei santi, i beati sposi hanno vissuto una vita ordinaria in modo straordinario. Tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normale, hanno saputo realizzare un'esistenza straordinariamente ricca di spiritualità» dirà Giovanni Paolo II alla beatificazione.

 

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