lunedì 10 agosto 2020
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NEWS 6 luglio 2020    di Redazione
Maria Goretti, quando la gente capiva che la purezza è indispensabile

Oggi 6 luglio 2020 è la festa liturgica di santa Maria Goretti, una festa che si colloca in un anno speciale per la santa della purezza, sono infatti  trascorsi 130 anni dalla sua nascita, avvenuta a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, e 70 anni dalla sua canonizzazione proclamata da Pio XII il 24 giugno 1950. Per ricordarla riportiamo l’omelia del cardinale Angelo Comastri dedicata a Santa  Maria Goretti e pronunciata il 23 gennaio 2020 in occasione del ritorno delle spoglie della santa nella sua città natale.

di Angelo Comastri*

Era il 6 luglio del 1902: dopo aver perdonato il suo assassino come Gesù perdonò dalla Croce i suoi crocifissori, a Nettuno moriva Maria Goretti, figlia di questa splendida terra marchigiana. Aveva appena  dodici anni. Fu vittima dell’aggressione di Alessandro Serenelli, un giovane ventenne, che decise di uccidere colei che coraggiosamente difendeva la dignità della donna e la dignità dell’amore vero.

Maria Goretti, infatti, ha difeso il vero amore ed è morta per difendere l’amore vero. Chiuse gli occhi serenamente nell’ospedale di Nettuno e sapete cosa accadde? Il funerale fu celebrato dal parroco di Nettuno nella cappella dell’ospedale. Ma scattò un vero plebiscito spontaneo di ammirazione. La folla enorme rimase fuori perché non riusciva ad entrare e il funerale si trasformò in un trionfo di gratitudine e di ammirazione.

Allora la gente capiva che la purezza è una condizione indispensabile affinché sbocci il vero amore.

Lo capì anche Alessandro Serenelli. Infatti, il perdono di Maria Goretti gli entrò nel cuore e lo trasformò. Nel suo testamento scrisse: «Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per il suo uccisore. Seguirono trent’anni di prigione. Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma, Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male e di seguire il bene sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione cristiana con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche quelle più dolorose della vita. Pace e bene».

Così pensava anche mamma Assunta, alla quale fu chiesto: “Come fa a resistere davanti a tanto dolore?”. La mamma rispose: “Il mio dolore è grande, ma sarebbe stato più grande se la mia figlia avesse ceduto al peccato”. Che fede! Che grandezza d’animo! Che idee chiare aveva questa donna analfabeta!

Oggi è ancora possibile una simile meravigliosa e coraggiosa risposta? Ascoltate cosa è accaduto poco più di cinquanta anni dopo.

Era il 4 aprile 1957: a Bergamo venne uccisa Pierina Morosini mentre, uscita dalla fabbrica, faceva ritorno alla sua casa. Il corpo di Pierina venne ritrovato dal fratello: la veste era sanguinante e Pierina era agonizzante: aveva difeso la sua dignità di donna e la dignità del vero amore, esattamente come Maria Goretti. Però alcuni giornali commentarono: “è un’esagerazione, è fanatismo religioso!”. Un giornalista addirittura scrisse: “Farsi uccidere per non andare con un giovane è roba da ingenue bigotte!”.

Questa reazione, molto diversa da quella che ci fu per la morte di Maria Goretti, era il sintomo di un modo nuovo di pensare e di vivere, che purtroppo oggi è diventato fenomeno di massa.

Molti, infatti, oggi pensano che la vita sia soltanto quella che si gode quaggiù (quindi niente sacrificio, niente impegno ma una corsa frenetica verso il divertimento fino all’autodistruzione: e ogni sabato notte ne abbiamo le prove); molti oggi pensano che l’amore sia soltanto soddisfazione del proprio istinto (quindi nessuna fedeltà, nessuna legge… neppure quella del bene dei figli): l’amore è diventato gioco del corpo e la persona è ridotta a pochi centimetri quadrati. Che squallore! Questo è un pericolosissimo tradimento dell’amore e toglie dignità alle persone e rende possibile ogni violenza.

Aveva ragione André Frossard quando coraggiosamente disse: “Se continuiamo in questa direzione, finirà che la storia degli uomini coinciderà con quella dei porci”.

E, infatti, sentite che cosa sta accadendo. Recentemente è morta la moglie del celebre cantante John Lennon, fondatore del famoso complesso dei “Beattles”. Nell’occasione sono stati intervistati i suoi due figli, avuti da donne diverse. Al figlio Julien è stato chiesto: “Che ricordo hai del tuo famosissimo padre?”. Egli ha risposto così: “Mio padre cantava sempre l’amore e parlava sempre di amore… ma mio padre non ha mai amato nessuno. Non ha amato la mia mamma e non ha amato neanche me, perché mio padre era incapace di amare! Era un mostro di egoismo e amava solo se stesso e viveva soltanto per se stesso!”.

Quanti ce ne sono oggi in giro con queste caratteristiche! Costoro sono infelici perché, come giustamente ripeteva spesso Madre Teresa di Calcutta: “Non troverete mai un egoista felice!”. Gli egoisti sono infelici e seminano infelicità!

E il secondo figlio di John Lennon, (figlio dalla coreana Yoko Ono) ha testualmente dichiarato: “Di mio padre ho un solo ricordo: quanto ci ha fatto soffrire! Ha fatto soffrire la mia mamma (che tradiva vergognosamente) e ha fatto soffrire anche me! Questo è l’unico ricordo che ho!”.

Ecco i frutti amari dell’allontanamento dalla purezza! Quando soltanto l’istinto e il capriccio guidano le persone … questi sono i frutti!

Ma torniamo all’esempio coraggioso e luminoso di Santa Maria Goretti, martire per difendere l’amore vero. E chiediamoci: dove Maria Goretti aveva appreso la segnaletica giusta e capace di orientare bene le scelte della sua vita? La risposta è immediata: nella famiglia!

Nell’esempio dei genitori aveva imparato la fede, nei genitori aveva visto l’amore vero e aveva imparato a distinguere perfettamente l’amore dal capriccio (cosa che tanti giovani e tanti adulti di oggi non sanno più fare!). Recentemente, qualcuno ha messo in dubbio la maturità psicologica di Maria Goretti e l’ha presentata come una ragazzina ingenua è succube di un’educazione repressiva e sorpassata.

Lasciamo parlare i fatti. Quando Maria Goretti, straziata dalle pugnalate di Alessandro Serenelli, venne portata all’ospedale di Nettuno, si incontrò con la mamma anche lei straziata dal dolore. Sapete quali furono le prime parole di Maria Goretti? Eccole: “Mamma! Come stanno i fratellini? Vai da loro, non lasciarli soli! Io non ho bisogno!”. Queste parole rivelano una maturità che tanti adulti oggi non hanno! Maria Goretti sapeva perfettamente cos’è l’amore e lo viveva con ammirevole coerenza.

Addirittura, quando morì il papà e la famiglia rimase senza l’uomo dedito al lavoro per la sussistenza di tutti, all’età di 10 anni (!) Maria Goretti fu capace di dire alla mamma: “Mamma, tu prendi il posto di papà nel lavoro dei campi ed io provvedo alla casa, alla cucina e alla cura dei fratellini”. Questa è maturità con la “M” maiuscola! Queste parole escono da un cuore che conosceva e viveva il vero amore. Altro che immaturità!

E la maestra chi fu? Fu la mamma e, prima di lei, il papà Luigi. Pensate che il giorno 24 giugno 1950, Assunta Goretti era presente in Piazza San Pietro alla cerimonia solenne e commovente durante la quale il Papa Pio XII dichiarò Santa … la figlia di Assunta!

Padre Virginio Rotondi avvicinò mamma Assunta e le chiese di scrivere un pensiero per una rivista dedicata ai giovani. Assunta Goretti lo guardò con stupore e disse: “Padre, io non so né leggere né scrivere: sono analfabeta”.

Padre Virginio Rotondi quando raccontò l’episodio per i lettori della rivista, si permise di aggiungere: “Quella donna era analfabeta, ma possedeva una sapienza e una scienza della vita e dei valori della vita … che oggi non hanno tanti laureati e tante laureate “. È vero!

Sempre sul valore della purezza desidero aggiungere un episodio che ho vissuto in prima persona a Loreto durante il Giubileo dell’anno 2000.

Don Oreste Benzi, meraviglioso sacerdote della Diocesi di Rimini, è stato un Apostolo infaticabile in tutte le direzioni: anche nel recupero delle donne di strada (e quante ce ne sono oggi! Sono più numerose dei lampioni!).

Nell’anno 2000, Don Oreste organizzò un pellegrinaggio a Loreto di ex-prostitute. Facemmo una veglia di preghiera nella Cappella del Pomarancio e, alla fine, una ex-prostituta mi chiese di poter dire una parola. La lasciai parlare e testualmente disse così:

«Io so che cosa è l’inferno! Io l’ho provato. Per tanti anni io sono stata una fogna che raccoglieva sperma durante abbracci senza amore: erano soltanto incontri di corpi, volgarmente incontri di corpi … senza anima, senza sentimento, senza amore. Ora, grazie a don Oreste, ho capito che prima non ero donna, ma soltanto un deposito di sperma. Ora so che cosa è il Paradiso: il Paradiso è il cuore puro, è il cuore capace di amare, è il cuore libero dall’egoismo. Ora capisco le parole di Gesù: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio!” Sì, ora vedo tutto con un occhio diverso perché il mio cuore è puro. E non finirò mai di ringraziare don Oreste perché mi ha aperto gli occhi!».

Sono parole da meditare e illuminano la grandezza della testimonianza di Maria Goretti.

*Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Arciprete della Papale Basilica di San Pietro


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