sabato 04 aprile 2020
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NEWS 6 marzo 2020    di Giuliano Guzzo
Mike Pence in preghiera prima dei lavori contro il Coronavirus

Una quindicina di persone in cerchio: tutte con la testa china, in silenzio e concentrate, a pregare per chiedere aiuto a Dio. Un’immagine che, descritta così, fa immediatamente pensare a una congregazione, a un movimento ecclesiale o a una riunione parrocchiale. Invece no: quello descritto, incredibile ma vero, è l’inizio dei lavori di una nuova task force alla Casa Bianca, quella presieduta dal vicepresidente Mike Pence per fronteggiare l’emergenza sul coronavirus.

La foto che ritrae quest’immagine – scattata il 26 febbraio scorso – sta facendo in giro della rete, con le immancabili ironie del fronte laicista. Tale Hemant Mehta, per esempio, che scrive per il blog «Friendly Atheist» di Patheos.com, ha scritto che «non è uno scherzo quando la gente dice che questi repubblicani stanno cercando di fermare un virus con la preghiera».

Non contento, il già citato Mehta ha poi rincarato la dose: «Se questo virus diventerà davvero una pandemia, siamo in balìa di persone abbastanza deliranti da pensare che il loro rivolgersi a Dio risolverà il problema. Lo stesso Dio che, presumibilmente, ha creato il virus…». Farneticazioni, evidentemente, che però c’è da temere siano condivise da tanti, anche se c’è chi ha già espresso una posizione diversa.

Jonathan Merritt, firma di The Atlantic, ha scritto che si può criticare Pence per tante ragioni ma «deriderlo per aver pregato – come il 79% degli americani ha fatto negli ultimi 3 mesi – è il motivo per cui così tanti americani disprezzano i liberal». In effetti, gli Stati Uniti sono e restano un Paese molto religioso; tanto che un recente rapporto di 50 pagine del Pew Research Center – intitolato Americans Have Positive Views About Religion’s Role in Society, but Want it Out of Politics – ha messo in luce come gli americani, oggi, ripongano più fiducia nei leader religiosi che in politici, giornalisti o avvocati.

Ma torniamo alla foto di Mike Pence e del suo staff in preghiera. Si tratta, come si diceva all’inizio, di un’immagine inconsueta anche se il vicepresidente, in effetti, non ha mai fatto mistero del suo essere non solo cattolico ma pure devoto. Figlio di due cattolici americani molto attaccati alla fede, e nipote omonimo di un immigrato irlandese, Pence è uno che definisce le liturgie della Chiesa cattolica «gli inni della mia giovinezza» e che non teme di esternare pensieri forti come: «La mia fede cattolica ha dato un fondamento eterno alla mia vita».

Ne consegue come la foto della task force alla Casa Bianca che chiede aiuto a Dio per contrastare il coronavirus – senza con questo, sia chiaro, rinunciare a pianificazioni razionali per arginare l’epidemia – sia perfettamente in linea con la fede di Pence; anche se, come si diceva poc’anzi, appare di certo poco comprensibile per una certa cultura dominante che irride chiunque osi non fare mistero della propria religiosità.

A dirla tutta, una testimonianza come quella del vicepresidente Pence ha molto da insegnare pure a certo mondo cattolico, che oggigiorno arrossisce alla sola idea di pregare pubblicamente per chiedere aiuto all’Onnipotente ragionando, evidentemente, come se Egli tale non fosse.  Non resta quindi che ringraziare Pence per come, non da oggi, vive la sua fede e sperare che il buon Dio esaudisca le richieste di aiuto che i suoi devoti politici, e non solo, gli stanno rivolgendo.

Con oltre 160 contagiati e una dozzina di vittime, infatti, gli Stati Uniti sono ancora tra i Paesi relativamente interessati dal Covid-19 rispetto ad altri, Italia in primis, ma la sensazione è – lì come altrove – che la situazione generale somigli molto ad una bomba ad orologeria pronta a scoppiare. E c’è solamente Uno in grado di impedire che ciò accada: e si dà il caso si tratti dello stesso Uno cui la task force della Casa Bianca ha, saggiamente, chiesto aiuto.


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