domenica 19 agosto 2018
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NEWS 6 giugno 2018    di Lorenzo Bertocchi
Ministro francese sulla legge anti fake news: “Dobbiamo formare i cittadini”

Procede in Francia il cammino del disegno di legge anti fake news, in queste ore il dibattito è in aula e i deputati francesi si trovano davanti oltre 200 emendamenti proposti. Il 22 maggio scorso il ministro della Cultura, Françoise Nyssen (a sinistra nella foto in alto), è stata ascoltata dalla commissione per gli affari culturali dell’Assemblea nazionale.

Il tallone d’Achille di questa legge di censura sulle informazioni ritenute false, con Internet e social network nel mirino, è sempre quella della dimostrazione della prova dell’intenzionalità del danno.

Nella sua presentazione del disegno di legge, Françoise Nyssen si è accontentata di presentare gli argomenti dell’esecutivo sulla censura delle informazioni che considera false. Tra cui una affermazione che mette fortemente in discussione un principio fondamentale della democrazia: «La capacità di discernere dei cittadini», ha detto il ministro, «non è più sufficiente». E ha aggiunto, citando alcune iniziative di controllo sviluppate da media come Le Monde o Liberation: «Dobbiamo formare i cittadini».

Le due affermazioni sono sintomatiche dei rischi di queste leggi anti fake news, che possono essere intese come strumenti di controllo del potere e limitazione della libertà di espressione.

Alle dichiarazioni del ministro Nyssen si deve aggiungere quella di Pieyre-Alexandre Anglade deputato di En marche!, il partito del presidente Emmanuel Macron.  «La diffusione di informazioni false non è casuale …», ha detto il politico davanti alla commissione. «Spesso risponde a una vera strategia politica, a volte finanziata da paesi terzi sul confine orientale dell’Unione europea, per dividere le nostre società [e] indebolire il progetto europeo».

Durante il dibattito in aula di questi giorni, invece, la deputata e relatrice di uno dei due disegni legge in discussione, Naïma Moutchou, sempre di En marche!, ha dichiarato: «Si tratta di combattere ciò che diventa una piaga, a causa delle nuove tecnologie, come abbiamo visto nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti o in Francia, o nel referendum sulla Brexit».

Il Repubblicano Christian Jacob parla apertamente di «polizia del pensiero»; Jean Luc Melenchon del Partito di Sinistra ha detto che la legge costituisce un «rozzo tentativo di controllo delle informazioni». Marine Le Pen ha parlato di un testo «liberticida».


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