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NEWS 1 luglio 2016    
Mons. Ma Daqin, il Vaticano e la ‘logica da banditi’ dell’Associazione Patriottica cinese

di Gu Feng

 

La testimonianza di Giovanni Battista al mondo era in atto già prima della sua nascita. L’arcangelo Gabriele gli aveva dato il nome e aveva profetizzato il tipo di vita che avrebbe avuto e le cose che avrebbe fatto.

Intenzionalmente, la Bibbia evita di dare resoconti della vita di Giovanni fino a che egli non si reca nel deserto. Giovanni è strettamente legato a Dio e a Gesù Cristo. Quando egli è ancora nel grembo della madre, egli salta di gioia nell’incontro con Gesù. Giovanni è cresciuto con uno spirito forte nel deserto finché il Messia non inizia a predicare. Quando Giovanni ha visto Gesù avvicinarsi per ricevere il battesimo, egli lo ha umilmente indicato e ha proclamato: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene uno che è prima di me. Io battezzo con acqua, ma fra voi vi è uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di slegare il legaccio dei sandali”.

Va detto che verso Erode e verso i giudei, Giovanni era una persona molto critica, diretta e schietta, capace di conficcare il chiodo al punto giusto e generando opposizioni.

Giovanni era un uomo di Dio. Egli battezzava perché la gente si pentisse. Inoltre, egli ha parlato contro il peccato, anche di fronte alla prigionia. Egli ha detto la verità, come testimonianza alla luce e per illuminare l’oscurità del cuore dell’uomo.

Mons. Ma Daqin “nel deserto”

Negli ultimi sei mesi, mons. Taddeo Ma Daqin ha scritto cinque articoli. Sebbene i primi quattro siano in qualche modo una preparazione al quinto, solo la pubblicazione del il quinto ha creato un forte shock nel mondo cinese, nella Chiesa in Cina e nella Chiesa universale.

L’Associazione patriottica è un’organizzazione governativa di base e non avrebbe dovuto diventare un problema per la Chiesa cattolica. Perché essa è diventata un problema inevitabile? Forse è perché oggi, come in passato, essa ha creato un dilemma nelle Chiese locali!

Alla sua ordinazione il 7 luglio 2012, mons. Taddeo Ma Daqin ha volontariamente lasciato l’Associazione patriottica, facendo perdere la faccia a tutti i sostenitori della libertà religiosa [secondo la Cina]. Di conseguenza, mons. Ma Daqin è stato isolato nei suoi movimenti e costretto a vivere nel seminario di Sheshan quattro anni, come nel deserto. Per aver lasciato l’Associazione patriottica egli ha pagato un alto prezzo. Ciò mostra che di fatto, l’Associazione patriottica “controllata dal governo” e definita una “organizzazione autonoma di servizio” stabilita nella Chiesa, in realtà interferisce con la politica di libertà religiosa che è inscritta nella Costituzione cinese.

Tutto ciò è davvero un paradosso: in pratica si afferma la necessità della presenza dell’Associazione patriottica. Da una parte, in via di principio, essa sarebbe un’organizzazione spontanea formata da fedeli cattolici: in tal modo si mostra [a tutti] che [in Cina] vi è libertà religiosa senza alcuna interferenza esterna. Se vi sono alcuni problemi [contraddizioni] essi dovrebbero essere solo interni. Nella necessità di risolvere tali contraddizioni, occorre qualcosa che garantisca la giustizia. In tal modo, il dipartimento degli affari religiosi, che è gestito dal governo, può intervenire in modo legale e il suo ruolo è perfino giustificato. Ciò significa che essi hanno il potere di risolvere da sé tutti i conflitti all’interno della Chiesa. Con questo modo di fare non si contraddice la Costituzione cinese, non si limita la libertà religiosa e si può perfino eliminare la religione (che è il sogno del governo).

Associazione Patriottica, una “logica da banditi”

Il popolo cinese comprende con facilità questo tipo di “logica” meglio di qualunque non-cinese. “Logica” è una parola che è stata introdotta dall’esterno e che è legata alla verità e alla giustizia. Ma il popolo cinese è capace di produrre “oscurità”, “sofismi” e inganni che si sviluppano in una teoria che diviene “logica” anche se questi principi non vanno d’accordo con la definizione di logica. Tutto ciò non è per nulla logico, ma nonostante ciò essi pretendono che sia logica. Come farlo? Essi hanno inventato una “logica da bandito”. Come risultato, essi usano “la logica da bandito”, ben sapendo che i banditi non stimano la logica.

Nei suoi cinque articoli, mons. Taddeo Ma Daqin sembra giustificare questa “logica da bandito”. Fin dall’inizio, l’esistenza dell’Associazione patriottica nella Chiesa è stata un disastro e ora, a causa di queste “caratteristiche cinesi”, [essa] è divenuta inevitabile e giusta….

Mons. Ma Daqin sapeva che abbandonare l’Associazione patriottica era un valore, perché ora fa tanti sforzi per ritornare su ciò che ha negato?

Nella sua Lettera pastorale alla Chiesa cinese, papa Benedetto XVI ha affermato con chiarezza che l’Associazione patriottica non è compatibile con l’insegnamento della Chiesa. In seguito a ciò, mons. Ma Daqin ha annunciato pubblicamente le sue dimissioni da essa. Fino ad oggi non è difficile vedere che tale azione, ispirata dalla Lettera pastorale [di Benedetto XVI] è un modello di testimonianza di fede per la Chiesa cinese. Ma allora, perché ha cambiato idea?

Il portavoce vaticano [p. Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede – ndr] ha già chiarito che il “voltafaccia” di mons. Taddeo Ma Daqin non è stato ispirato dalla Santa Sede e che le accuse e le voci secondo cui il cambiamento di mons. Ma è da attribuire all’influenza del Vaticano sono tutte false. In tal modo, mons. Ma Daqin si trova messo all’angolo da solo.

Ma sebbene il Vaticano abbia chiarito che esso non ha nulla a che fare con il voltafaccia di Ma, esso non ha continuato a proclamare l’importante decisione del Papa ora emerito Benedetto XVI, sull’Associazione patriottica che non è compatibile con la dottrina [cattolica], né la definizione fondamentale data dal Papa ora emerito sull’Associazione Patriottica. In più, c’è una forte spinta a far progredire i negoziati fra Vaticano e Cina: tutto ciò sembra aver fuorviato in modo inevitabile mons. Ma “nel deserto”.

Il Vaticano “nel deserto”

Ma con la ritrattazione di mons. Ma, il Vaticano si trova ora di fronte a una difficile situazione. Incontrando Erode, Gesù non ha detto una parola perché egli sapeva che Erode era una volpe. Sebbene Gesù mangiasse coi peccatori, egli non parlava con le volpi!

In genere si pensa che a confondere la gente sia la “logica”, non i banditi! Ma le volpi sono molto astute; esse sanno che Dio è misericordioso e ha pietà dei banditi. Perciò essi tengono in mano la carta dell’Associazione patriottica e scendono a compromessi con la “logica da banditi”.

Se il Vaticano salva i banditi e firma un accordo, ciò porterà onta solo ad esso. Se il Vaticano non firma alcun accordo, esso dovrà sopportare di vedere i fedeli lottare con la “logica di banditi” e morire di fame per ricevere un po’ di attenzione. Se tutti questi sforzi non porteranno alcun progresso, ciò creerà ancora più imbarazzo.

Così, al momento, la situazione del Vaticano è la stessa di mons. Ma Daqin. Il vescovo, ha pubblicato sul suo blog uno scritto su “il neonato sta soffrendo”.

“Il popolo che viveva nell’ombra di morte ha visto un raggio di luce”: essa è la luce dei sopravvissuti passati attraverso la valle della morte, la luce della verità, la luce testimoniata da Giovanni Battista nel deserto.

Oggi, di fronte al voltafaccia di mons. Taddeo Ma Daqin non possiamo fare altro che domandarci dal profondo del cuore: ciò avviene perché la luce è stata nascosta? O è perché la luce – a suo modo – sta inghiottendo il buio?

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