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NEWS 15 gennaio 2018    
E’ morto don Novello Pederzini, esempio di prete

Si è spento lo scorso 4 gennaio a 94 anni. Una vita da prete autentico, una colonna del presbiterio bolognese. Nato nel 1923 a Sant’Agata Bolognese, don Novello Pederzini era noto al grande pubblico di fedeli per le sue seguitissime trasmissioni su Radio Maria e per i suoi libri che sapevano colpire nel segno per semplicità e profondità. Pochi sanno che aveva due lauree, una in Teologia presa nel 1956 all’Università Urbaniana e l’altra alla Lateranense, l’università del Papa, in Diritto canonico nel 1960.

I titoli dei suoi libri erano un programma: “Sposarsi è bello”, “Mettere ordine”, “Vivere bene”, “Vietato invecchiare”, “Il sacramento del perdono”, … Prima di andarsene ha lascito sul tavolo l’ultimo lavoro che sarà pubblicato a breve: “Il sorriso”.

Don Novello ha voluto molto bene al Timone, fin dai tempi della nostra nascita nel 1999. Più volte ha scritto in redazione per spronarci e assicurarci le sue preghiere, noi vogliamo ricordarlo con alcune parole tratte da uno dei suoi libri, “La vita oltre la morte” (Edizioni studio domenicano).

«È più difficile, oggi, vivere nel vero stile cristiano, che è fatto:

– di un “già” e di un “non ancora”;

– di possesso e di attesa;

– di impegno coerente nell’oggi, e di attesa del suo pieno compimento alla fine;

– di fiducia in noi stessi e di pieno abbandono alla volontà del Padre che, rispettando la nostra libertà, realizza il suo piano d’amore.

Era più facile quando la vita, la cultura, le strutture, erano autenticamente cristiane. Oggi il progresso della scienza e gli esaltanti risultati della tecnica hanno generato nell’uomo moderno la convinzione di poter costruire il proprio destino, facendo a meno di Dio e di Gesù Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore dell’uomo.

Alla “religione cristiana” si va sostituendo la “religione del progresso”, escludendo Dio, divenuto un riferimento inutile o addirittura un ostacolo. Si dice: l’al di là è una fiaba per bambini; è una invenzione per reprimere le attese dei poveri, dei sofferenti e dei derelitti; un modo utile per distogliere l’attenzione dai problemi impegnativi del presente…

Ci si ripiega così nei ristretti limiti della vita terrena e si soffocano nell’uomo le sue aspirazioni più profonde: si vuol fare del mondo un «paradiso in terra», senza aspirazioni e senza speranze, dove gli uomini vivono beati senza i tabù, ormai superati, di un Dio senza significato e di un futuro irreale e illusorio.

È un vero dramma perché, quando l’uomo si stacca da Dio per essere “solo uomo e più uomo”, raggiunge l’assurdo: gli viene a mancare la luce che dà senso all’avventura della vita».


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