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NEWS 17 dicembre 2019    di Raffaella Frullone
Natale politically correct è un po’ meno Natale

In realtà la notizia è che non fa più notizia. Ogni anno qualcuno cerca di far perdere qualche posizione al Natale. Quest’anno è toccato a Ikea, che ha ribattezzato il reparto dedicato agli addobbi natalizi con un più laico e “inclusivo” Winterfest, ovvero “Festa d’Inverno”. In realtà da tempo il colosso svedese sembra aver optato per un marketing decisamente Christian unfriendly, seguendo una tendenza occidentale che vede il Natale, per un motivo o per un altro, sempre più spesso oscurato.

In Inghilterra ad essere un problema sono, pare, le cartoline di Natale.  Il preside di una scuola elementare ha vietato agli alunni di inviare cartoline “tradizionali”. Jonathan Mason, preside appunto della scuola elementare di Belton Lane, nel Lincolnshire, ha spiegato in una lettera indirizzata ai genitori che molti studenti hanno manifestato preoccupazione in merito «all’impatto delle cartoline sull’ambiente». Nero su bianco Mason scrive che: «In tutto il mondo vengono inviate così tante cartoline di Natale che se le mettessimo una accanto all’altra, coprirebbero la circonferenza del mondo 500 volte», aumentando così le emissioni di anidride carbonica. Di qui la decisione: «Per essere rispettosi dell’ambiente da quest’anno a scuola non ci sarà la tradizionale cassetta postale per le cartoline».

Sempre in Inghilterra c’è chi si è trovato di fronte al divieto di addobbare l’esterno della porta dell’appartamento. Ad essere bandite in questo caso sono le tradizionali ghirlande, le stelle comete, ma anche i fantocci di Babbo Natale perché considerati «a rischio incendio». La disposizione arriva dall’immobiliare Radian, proprietaria di case appartamenti, che ha invitato gli inquilini a «tenere le decorazioni soltanto all’interno delle proprie abitazioni per questioni di sicurezza». Un invito diventato obbligo poiché chi aveva già addobbato la propria porta è stato costretto a rimuoverlo.

Sempre con la scusa della sicurezza in Virginia, Stati Uniti, hanno invece “bannato” anche il tradizionale presepe di Georgetown. Sono state infatti vietate «le esposizioni incustodite», che comprendono quindi anche le statue raffiguranti la Sacra Famiglia. Il sindaco fa sapere che la motivazione è unicamente legata a questioni di sicurezza, ma i residenti sono scettici, soprattutto dopo che l’amministrazione di Rehoboth Beach, a pochi chilometri di distanza, ha costretto una chiesa cattolica a rimuovere la natività da una proprietà pubblica, per il secondo anno consecutivo.

Sono piccolezze, dirà qualcuno. Come il caso della Whitehall Primary School di Chingford, sempre in Inghilterra, dove il testo del canto: “Nella mangiatoia”, è stata apportata una modifica: al posto di «Signore Gesù» i bimbi canteranno «Gesù Bambino», una modifica piccola piccola, un’inezia, e Gesù perde la Regalità. La scuola spiega: «Siamo a servizio di bambini di diverse provenienze culturali, promuoviamo i valori britannici, quelli della tolleranza di chi ha fede e credo diversi». Sembra esserci sempre una scusa, una motivazione, una ragione valida. Ma se le lasciamo passare tutte ci porteranno via il Natale.


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