sabato 20 ottobre 2018
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NEWS 24 maggio 2018    di Giulia Tanel
«Non dobbiamo buttare via cose preziose». Parola di Ganswein

L’arcivescovo Georg Gänswein, lo scorso 16 maggio, ha rilasciato un’intervista alla testata tedesca Stern, nella quale ha toccato diversi punti caldi del dibattito ecclesiale attuale.

Prima di addentrarsi nei temi in questione, tuttavia, il sessantunenne prefetto della Casa Pontificia nonché segretario privato di Papa Benedetto XVI ha dichiarato di trovarsi bene con entrambi i suoi “capi”, «nonostante tutte le differenze di carattere, stile e temperamento».

Interrogato quindi sulla questione dell’affissione del crocefisso all’ingresso di tutti gli uffici amministrativi statali della Baviera, promossa dal premier luterano Markus Söder, Gänswein ha commentato positivamente la decisione che, tra le altre cose, «preserva lo Stato dalla tentazione di impadronirsi in maniera totalitaria degli uomini». È immediato leggere in questa sua posizione una critica al presidente della Conferenza episcopale tedesca, Reinhard Marx, il quale aveva lamentato che un provvedimento simile non faceva altro che creare «divisione, inquietudine e animosità»; parole, queste, che sono state liquidate dal prefetto della Casa Pontificia con la spiegazione che probabilmente si trattava di «una prima, iniziale affermazione poco illuminata».

L’intervista si è dunque spostata su due argomenti molto controversi anche all’interno della stessa Chiesa cattolica: il sacerdozio femminile e il celibato per i consacrati.

Riguardo al primo aspetto, al centro del dibattito ormai da anni, Gänswein si è espresso in maniera netta: «La Chiesa», ha detto, «è vincolata dalla volontà e dalla parola di Cristo, e non ha l’autorità per fare alcun cambiamento in questa questione centrale della fede». Tanto più che su questo specifico argomento, a dispetto del fatto che il movimento che persegue tale scopo è sempre più folto e agguerrito, già Papa Giovanni Paolo II si era espresso in maniera – almeno teoricamente – definitiva, negando qualsivoglia possibilità di riforma.

Anche rispetto al celibato, spesso tacciato di essere uno dei motivi cui imputare la mancanza di vocazioni, Gänswein ha opposto un categorico rifiuto: «Anche se il bisogno è grande», ha affermato, «non dobbiamo buttare via cose preziose».

La radice comune di entrambe le questioni appare essere un’altra: nella società attuale la vera cosa che manca è la Fede e, quale diretta conseguenza, i sacerdoti e i fedeli che investono la loro vita per Cristo.

Non serve, sembra far intendere l’arcivescovo, un cambiamento in fatto di “regole”, quanto piuttosto si fa sempre più necessario un cambiamento di “mentalità”, pena la dissoluzione della civiltà cristiana. E, proprio riguardo a questo aspetto, rispondendo in maniera molto preoccupata e critica rispetto alla diffusione dell’islam in Germania, Gänswein ha chiosato: «Ho il massimo rispetto per i musulmani che non nascondono la loro fede ma, ovunque si trovino, la prendo sul serio e la praticano. Da questo loro zelo alcuni cristiani potrebbero imparare molto».


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