giovedì 25 aprile 2019
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NEWS 8 gennaio 2015    
Non solo Francia. L’allarme di un arcivescovo: «Boko Haram recluta sempre più giovani in Niger»

Sempre più giovani nigerini si arruolano nel movimento nigeriano Boko Haram. L’allarme è stato lanciato, nel suo messaggio di inizio anno da Michel Cartatéguy, arcivescovo di Niamey, capitale del Niger. Nel documento, inviato all’Agenzia Fides, Cartatéguy riporta le dichiarazioni dei deputati delle regione di Diffa, nell’estremo est del Niger al confine con la Nigeria: «I deputati si sono dichiarati preoccupati per il numero crescente di giovani nigerini, ragazzi e ragazze, che ingrossano di continuo le file della setta Boko Haram».

«Secondo il deputato Nassirou - sottolinea mons. Cartatéguy - i nostri giovani di Diffa sono reclutati ogni giorno che Dio manda in terra, e questi giovani conoscono Diffa meglio che i membri di Boko Haram e possono indicare loro dove bisogna colpire» facendo così prefigurare un’estensione delle attività di Boko Haram al Niger.

Un fatto che non si può escludere, visto che Boko Haram ha conquistato la base multinazionale di Baga, sulla riva nigeriana del Lago Ciad. La base, che in teoria ospitava militari di Nigeria, Ciad, Niger e Camerun, potrebbe ora essere usata dalla setta islamista per colpire non solo nel nord-est della Nigeria, ma anche nei Paesi confinanti, provocando un’estensione del conflitto su scala regionale.

Secondo quanto afferma Cartatéguy, l’opinione diffusa in Niger è che la maggior parte dei giovani nigerini si arruolano tra le fila di Boko Haram per motivi economici e non religiosi, ci sono quindi spazi per intervenire e fermare il reclutamento. L’arcivescovo stima inoltre che nella regione di Diffa siano ormai 150.000 i rifugiati provenienti dalla Nigeria (i cui arrivi sono giornalieri) e gli sfollati interni, causati dalle violenze di Boko Haram. La situazione è aggravata dalla recente epidemia di colera che ha colpito i rifugiati. «Malgrado la povertà della regione, la popolazione locale continua ad accogliere i rifugiati con fraternità e ospitalità» sottolinea Cartatéguy, che conclude rammaricandosi che «la stampa internazionale parli molto poco della situazione di Diffa».

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