martedì 12 novembre 2019
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NEWS 18 aprile 2019    di Andrea Zambrano
Notre Dame, salvare il Pane che salva. Il senso di una chiesa

Dov’erano tutti i laiconi da brasserie che “#notredame siamo noi” quando la cattedrale parigina veniva assaltata da un gruppo di femen impazzite e urlanti per rivendicare non si sa bene quale diritto? Era il 2013 e in pochi se lo ricordano. Le “sex-estremiste” irruppero dentro il tempio nude il 12 febbraio, all’indomani della storica rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio. Le immagini documentarono lo sconcerto dei fedeli e le cronache raccontarono poi, due anni dopo, che per quel gesto folle e blasfemo, non vennero neppure condannate. Anzi, vennero risarcite perché i custodi della Cattedrale le cacciarono così a malo modo dal tempio che si “cuccarono” a testa la bellezza di 1500 euro. Di fronte a una profanazione del genere, le cronache non riportano di messe di riparazione pubbliche del vescovo di allora, né si ricordano hashtag melensi e sdolcinati tipo quelli che stiamo vedendo sui social in questi giorni. Ecco, sta forse in questo scarto abnorme tutta la questione che il crollo parziale di Notre Dame solleva per l’uomo di oggi: se ad essere colpito è il tempio-museo, lo scrigno di bellezza, il retaggio di una storia, il simbolo di una non si sa bene quale Francia, allora Notre Dame, val bene una messa. Ma se il punto è difendere il tempio di Dio come luogo del trascendente dove ogni giorno si rinnova mirabilmente per la salvezza dell’uomo il sacrificio perfetto del Golgota, allora Notre Dame è una chiesa e basta.

Insomma, è stucchevole l’incoerenza e l’ignoranza di chi si straccia le vesti per il rogo di quello che considera un simbolo di una religione civile nella quale si culla, museo archeologico del medioevo odiato e di volta in volta simbolo di qualcosa di diverso. Ci sono giornali che hanno dedicato pagine di maestosa irrilevanza al gobbo di Notre Dame e in Italia hanno fatto la gara a intervistare Riccardo Cocciante che ci ha fatto il musical omonimo e il tale che ci ha recitato. Incuranti dei milioni di messe che in 800 anni sono state celebrate per la salvezza di ognuno di loro.

A loro ha risposto l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit, che intervistato da Le Figaro ha sancito per tutti un promemoria sul quale, oltre che meditare, bisognerebbe iniziare a costruire: «Bisogna ricordare perché è stata costruita la Cattedrale di Notre Dame. È stata costruita per un pezzo di pane che noi crediamo sia il corpo di Cristo. Questo ha smosso una collettività a costruirla: la fede nel Signore, non per incentivare il turismo». La risposta di Aupetit è la miglior risposta a quanti vorrebbero ricostruire Notre Dame (lodevole, ma insufficiente) perché essa rappresenta una cartolina indispensabile per la skyline della Ville Lumiere. Ma tocca il cuore del problema: in un’Europa che ha dimenticato la centralità della messa, anche le chiese sono finite nel dimenticatoio. Però, dato che la verità si impone con forza plastica, il richiamo all’Eucarestia del vescovo di Parigi ci invita a riflettere tutti su che cosa abbiamo lasciato indietro.

È la stessa domanda che si è posto l’eroe del giorno, il cappellano dei Vigili del Fuoco di Parigi don Jean-Marc Fournier (foto a sinistra), lo stesso che entrò dentro il Bataclan per impartire l’estrema unzione ai poveretti in mano agli jihadisti. Che cosa abbiamo lasciato indietro nel fuggi fuggi? “Nostro Signore!”. Consapevole del rischio e incurante della paura, la stessa paura che invece lo aveva paralizzato in Afghanistan, don Jean-Marc è entrato dentro armato solo di caschetto e si è diretto verso il tabernacolo dove di lì a poco sarebbe crollato il tetto polverizzando l’altare moderno e lasciando intonso quello precedente la riforma (un altro segno dentro i segni?). In un sol fiato ha messo in sicuro, portandoli all’esterno, la riserva eucaristica del Santissimo Sacramento e la reliquia della corona di spine. Ha – esattamente come il vescovo – fatto sapere a tutti i parigini che senza quel pezzo di pane, mirabilmente diventato angelico, non esisterebbe Notre Dame, ma la stessa vita, storia e speranza dei parigini, sarebbe cieca. Perché un pane spezzato salverà il mondo e se non è per Lui che entriamo in una chiesa, non basteranno i souvenir e i selfie davanti alla facciata a ridare splendore alla chiesa madre di Francia.


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