martedì 26 maggio 2020
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NEWS 1 marzo 2016    
Per ricordare a Renzi la violenza che ha fatto alla famiglia, c’è il referendum sulla riforma istituzionale

da «Vita Nuova»

 

L’approvazione in Senato della legge Cirinnà sulle unioni civili omosessuali avrà delle conseguenze disastrose in molti campi. Purtroppo di questo avremo modo di parlare. Ma soffermiamoci ora a valutare la cosa dal punto di vista strettamente politico.

E’ evidente che si è trattato di una prova di forza del Fiorentino che assomiglia molto ad una “dittatura” personale.

Innanzitutto il disegno di legge non è passato in Commissione, cosa che ha meritato il ricorso di Giovanardi ed altri. Poi, in aula, il governo ha minacciato di approvare il “canguro: un unico intervento del governo avrebbe cancellato tutti gli emendamenti proposti che venivano considerati ostruzionisti. Quando però la Lega ha tolto tutti gli emendamenti ostruzionisti ed erano rimasti solo quei pochi veramente essenziali per un dibattito democratico in Parlamento, il Fiorentino, tramite il capogruppo al Senato Zanda, ha comunque annunciato il “canguro”. Era un evidente dispregio del Senato, costretto a mangiare questa minestra o a saltare dalla finestra. E’ stato questa tracotanza a provocare la dissociazione del M5stelle.

Dopo questa rottura, non più sicuro di avere l’appoggio dei Grillini, il Fiorentino ha architettato un “maxiemendamento” del governo su cui ha posto la fiducia. La cosa è stata grave. Su questioni etiche solitamente i governi non ci mettono la faccia e lasciano libertà di coscienza ai parlamentari. In questo caso i senatori della maggioranza non hanno goduto della loro libertà. Una questione profondamente etica è stata trasformata dal Fiorentino in una questione governativa e di puro potere politico.

Renzi ha avuto la fiducia dal Senato? Sì, l’ha avuta, ma con l’aiuto dei senatori aderenti ad Ala, il gruppo di Denis Verdini, proveniente da Forza Italia. Senza di loro non l’avrebbe avuta. Renzi ha avuto quindi “una” maggioranza ma non “la sua” maggioranza. La maggioranza che sosteneva il governo non c’è più, ce n’è un’altra. Caso certamente non nuovo, ma denso di significato politico: il Fiorentino è ancora lì per la stampella del gruppo di Verdini, cioè di un gruppo di parlamentari che erano stati eletti nelle liste dell’opposizione e il loro elettorato li aveva votati perché erano contro un governo di sinistra.

A questa indegna situazione politica si aggiunge che la nuova legge elettorale voluta del Fiorentino prevede un notevole premio di maggioranza per il partito che risulta primo, indipendentemente da quanti voti prenda. Per questo sia il gruppo di Alfano che quello di Verdini hanno transumanato verso il “partito della nazione”. Per avere un posto al sole in futuro.
Infine, ricordo che Renzi non è stato mai eletto da nessuno, e ugualmente ha voluto una legge così dirompente sul piano dei valori umani. Almeno fosse stato eletto sulla base di un programma che prevedesse questa legge … ma non è stato così.

Ora, mettendo insieme tutte questi elementi, si può dire che il Fiorentino è molto vicino ad una “dittatura” personale. Quando e come lo si potrà fermare? E’ evidente: al prossimo appuntamento per il referendum istituzionale, ossia per la legge di riforma costituzionale che elimina il Senato. E’ l’unica occasione per il popolo italiano di riavere il boccino in mano. I difetti del bicameralismo ed altre amenità saranno di secondaria importanza davanti alla necessità politica di fermare la “dittatura” del Fiorentino.

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