lunedì 19 agosto 2019
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NEWS 8 luglio 2016    
Prima di rendere legale la marijuana in tabaccheria, guardate cosa accade in Uruguay

di Leone Grotti

 

La marijuana deve essere legalizzata, monopolizzata dallo Stato e venduta nelle tabaccherie per contrastare la criminalità organizzata e addirittura il terrorismo internazionale. La proposta arriva da Franco Roberti, superprocuratore antimafia e antiterrorismo, invitato dal Parlamento a dare il suo parere sul ddl Giachetti sulla liberalizzazione della cannabis.

CASO URUGUAY. L’idea non è nuova e ripercorre il solco tracciato da Colorado, Washington e Uruguay. Ma proprio nel paese sudamericano la via proposta da Roberti in Italia sta incontrando qualche intoppo. Approvata nel dicembre 2013, ed entrata in vigore nel maggio 2014, la legge prevede che la droga possa essere venduta nelle farmacie, invece che nelle tabaccherie. Ma i farmacisti si stanno rifiutando di farlo.

«È TROPPO PERICOLOSO». Rossana Rilla lavora nel campo da 28 anni ma non vuole vendere cannabis nella sua farmacia nella capitale Montevideo. Ha paura di attirare ladri e altri criminali: «Si riconoscono dalla faccia e capisci subito che non sono consumatori entrati per comprare medicine», spiega all’Associated Press. «Negli ultimi giorni persone sospette sono entrate in negozio per chiedermi se vendo Marijuana». Lei ha risposto di no e se ne sono andati.

COMBATTERE LA CRIMINALITÀ. La prima legge al mondo di questa tipo è stata approvata in Uruguay per combattere la criminalità organizzata, il traffico di droga e i crescenti tassi di omicidio. Ma Marcelo Trujillo, che gestisce tre farmacie nel quartiere Cerro della capitale, preferisce chiamarsi fuori: «Non vedo perché entrare in conflitto con chi già vende la cannabis nel quartiere. Non voglio esporre me o i miei dipendenti inutilmente».

SOLO IL 4 PER CENTO. Solo il 4 per cento delle farmacie (50 su 1.200) ha accettato di vendere la marijuana. In alcuni casi per la contrarietà dei clienti: «I clienti in genere non sono d’accordo con questa nuova legge», afferma Isabel Regent, a capo dell’Associazione delle farmacie interne, che rappresenta tutti i rivenditori che operano al di fuori della capitale. Anche le farmacie di tre Stati confinanti con il Brasile su quattro si sono rifiutate di vendere droga.
Il problema della sicurezza è sentito anche da Mariana Etchessarry, che gestisce una farmacia a Montevideo: «Non è sicuro vendere marijuana. Non capisco perché non possano venderla nelle stazioni di polizia. Sono presenti in tutti i quartieri e hanno sicurezza garantita 24 ore su 24». Altri ne fanno una questione di principio: «Faccio il farmacista da 40 anni. Io vendo medicine, non droga», dice Julio Gadea.

NUOVO MERCATO “ILLEGALE”. In futuro, ha dichiarato all’agenzia di stampa un addetto governativo, le farmacie potrebbero anche essere sostituite dalle macchinette automatiche. Per ora gli uruguayani dovranno accontentarsi di coltivare la droga in casa (massimo sei piantine) o procurarsela negli appositi club. Entrambe le opzioni però sono state scartate per l’Italia dal superprocuratore Roberti, perché «attirerebbero inevitabilmente gli interessi del crimine organizzato» creando un nuovo mercato “illegale” tutelato dalla legge.

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