martedì 12 novembre 2019
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NEWS 22 maggio 2019    di Giuliano Guzzo
Benvenuti al Sud, cari liberal

«Oh, quanto mi dispiace. Davvero, mi dispiace molto». Inizia così, con un tono volutamente enfatico e ironico insieme, l’articolo apparso in questi giorni su The American Conservative a firma di Rod Dreher, il quale in buona sostanza canzona Ginia Bellafante, firma del New York Times che il 16 maggio scorso aveva firmato un pezzo intitolato Abortion and the Future of the New South in cui raccontava lo spaesamento suo e delle sue amiche per le leggi antiabortiste varate nell’ultimo periodo negli Stati del Sud.

Il tono dell’articolo della Bellafante è naturalmente catastrofista, prefigura tempi bui per stati come l’Alabama o la Georgia, cosa che spinge Dreher a una riflessione. Egli ironizza sulle aspettative non tanto dei progressisti nel loro insieme, bensì di quelli che dal Nord America si sono trasferiti nel Sud con aspettative di civilizzazione, per così dire, di questi Stati.

«Ammetto che è interessante», scrive l’autore di Opzione Benedetto, «parlare con i progressisti del Nord trasferiti al Sud immaginando che la Grande Marcia del Progresso li avrebbe accompagnati». In effetti, nota Dreher, sia l’intervento della Bellafante sia la mentalità liberal in senso lato, sono dominati dalla convinzione che, negli Usa, «il Sud dovrebbe assimilare la cultura progressista dominante». Il tutto con una sorta di ricatto bioetico ed economico insieme: «Se voi trogloditi cristiani non permettete ai noi progressisti di abortire, non ci trasferiremo nei vostri Stati, permettendo alle vostre economie di crescere».

A questo punto, l’articolo pungente dell’autore di Opzione Benedetto prosegue mettendo in luce da un lato la mentalità neocoloniale del mondo progressista – che si sente il migliore dei mondi possibili e, quindi, investito da una sorta di missione civilizzatrice – e, dall’altro, il tono ben poco tollerante che permea tutta la narrativa liberal, secondo cui non esistono, al di là della propria, altre prospettive culturalmente legittime di concepire la realtà e i valori.

L’articolo di Dreher si conclude invitando Bellafante e amici a smetterla di prendersela con i legislatori antiabortisti di quel Sud che tanto deplorano e di tornarsene nell’amato Nord, se proprio ci tengono, possibilmente a piedi. Una battuta, naturalmente, utile però a ridimensionare e denunciare la spocchia con cui – non solo negli Usa – i progressisti guardano a tutti coloro che tali non sono.

Allo stesso modo, sia il pezzo dell’autore di Opzione Benedetto sia quello della giornalista del New York Times tornano utili per comprendere quanto stupefacente sia l’ondata pro life che, anche grazie all’Amministrazione di Trump, sta attraversando gli Stati Uniti. Da decenni a questa parte, infatti, era opinione comune come su tutta una serie di cose – a partire, naturalmente, dall’aborto legale – fosse impossibile una revisione dell’impostazione legislativa ma anche culturale successiva alle cosiddette “conquiste civili” degli anni Settanta del secolo scorso.

Invece a livello generale il vento sta davvero, inaspettatamente, cambiando. Lo provano sia le nuove leggi sia le rilevazioni demoscopiche effettuate al riguardo. E a ben vedere la stessa psicosi di tanti liberal, che negli Usa minacciano di lasciare gli Stati del Sud – un po’ come in Italia certi esponenti dell’intellighenzia da anni si dichiarano pronti a lasciare il Belpaese -, conferma che qualcosa di nuovo è nell’aria. Qualcosa di chiaramente pro life.


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