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NEWS 29 agosto 2018    di Ermes Dovico
Il procuratore della Pennsylvania: «Il Vaticano sapeva degli abusi»

«Abbiamo prove che il Vaticano era a conoscenza dell’insabbiamento. Non sono in grado nello specifico di parlare di papa Francesco, ma penso che la questione più ampia è che il Vaticano sa». È quanto ha detto ieri nel corso di un’intervista televisiva alla Nbc il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, in merito al rapporto pubblicato il 14 agosto dal Gran giurì e riguardante le accuse di abusi sessuali su minori, dal 1947 in poi, in sei diocesi dello Stato americano (Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton). Ricordiamo che il rapporto si basa in larga parte su documenti messi a disposizione dalle stesse diocesi e contiene i profili di 301 sacerdoti, con denunce di oltre mille vittime. Da esso emerge che «la maggior parte delle vittime erano ragazzi; ma c’erano anche ragazze».

In pratica il rapporto del Gran giurì e le parole alla Nbc del procuratore Shapiro, un democratico, sono nello stesso solco del quadro tracciato nelle 11 pagine di testimonianza di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, relativamente a questi due aspetti sostanziali: 1) le notizie degli abusi sono arrivate fino in Vaticano; 2) gli abusi da parte del clero sono in prevalenza di tipo omosessuale.

Il rapporto del Gran giurì, inoltre, presenta addebiti nei confronti del cardinale Donald Wuerl, vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006 (e poi successore a Washington dell’ormai ex cardinale Theodore McCarrick, travolto da uno scandalo a sfondo omosessuale). Wuerl è uno degli alti prelati menzionati più volte pure nello scritto di monsignor Viganò, che lo ha accusato di aver coperto gli abusi, di essere vicino a McCarrick e di aver favorito la nomina di Blase Cupich all’arcidiocesi di Chicago e di Joseph William Tobin a Newark, cioè due degli arcivescovi più attivi nel sostenere il gesuita James Martin e l’agenda gay da lui promossa.

LA DICHIARAZIONE UFFICIALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE STATUNITENSE

Intanto, nell’episcopato americano continuano a emergere reazioni al dossier di Viganò. Già ieri questo giornale aveva accennato, tra le altre, alla dichiarazione ufficiale del presidente della Conferenza episcopale statunitense, Daniel Di Nardo, che ha riferito di aver intensificato da inizio agosto le azioni per un completo esame dei fatti riguardanti McCarrick. In questa linea, ha scritto Di Nardo, «la recente lettera dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò pone particolare attenzione e urgenza a questo esame. Le domande sollevate meritano risposte che siano conclusive e basate su prove: senza quelle risposte, gli uomini innocenti possono essere contaminati da false accuse e i colpevoli possono essere lasciati a ripetere i peccati del passato». Ha poi aggiunto: «Sono desideroso di avere un’udienza con il Santo Padre per ottenere il suo sostegno al nostro piano d’azione. Questo piano include proposte più dettagliate per: cercare queste risposte, rendere più facile la segnalazione di abusi e comportamenti scorretti da parte dei vescovi e migliorare le procedure per risolvere i reclami contro i vescovi. Ispirato dalla sua recente Lettera al popolo di Dio, e dal suo motu proprio di due anni fa, Come una madre amorevole, sono sicuro che papa Francesco condivide il nostro desiderio di una maggiore efficacia e trasparenza nel disciplinare i vescovi. Rinnoviamo il nostro affetto fraterno per il Santo Padre in questi giorni difficili».

IL VESCOVO DI PHOENIX, THOMAS OLMSTED

In una dichiarazione pubblicata sul sito della diocesi di Phoenix, il vescovo Thomas Olmsted ha scritto di conoscere monsignor Viganò da 39 anni, aggiungendo: «Sebbene io non abbia conoscenza delle informazioni che rivela nella sua testimonianza scritta del 22 agosto 2018, quindi non posso verificarne personalmente la veridicità, l’ho sempre conosciuto e rispettato come un uomo di verità, fede e integrità». Dopo aver applicato alla persona di Viganò un bel passo di san Paolo (1 Cor 4, 1-2), Olmsted ha aggiunto: «Per questa ragione, chiedo che la testimonianza dell’arcivescovo Viganò sia presa seriamente in considerazione da tutti e che ogni sua affermazione sia investigata a fondo. Molte persone innocenti sono state seriamente danneggiate da ecclesiastici come l’arcivescovo McCarrick; chiunque ha coperto questi atti vergognosi deve essere portato alla luce del giorno».

L’ARCIVESCOVO DI DETROIT, ALLEN VIGNERON

Anche l’arcivescovo di Detroit, Allen Vigneron, ha pubblicato una dichiarazione unendosi alla preghiera per «il trionfo della verità e della trasparenza» e, dopo aver richiamato l’insegnamento di Gesù («La verità vi farà liberi»), ha scritto: «Se le affermazioni dell’Arcivescovo [Viganò] sono confermate o dimostrate di essere infondate, la verità che viene alla luce ci mostrerà la via sicura verso la purificazione e la riforma della Chiesa». Vigneron ha lasciato poi un messaggio di speranza: «Cristo non ci ha abbandonati in questo tempo di crisi. Con il suo sorgere, è il Signore di tutta la storia. E in queste prove, cerca di restaurare la vitalità della sua Chiesa. Dobbiamo rispondere con abbandono ai Suoi disegni, identificare la grazia che ci offre e accettarla volentieri a prescindere dal costo», chiudendo poi con un’invocazione alla Madonna: «Nostra Signora, Aiuto dei cristiani, prega per noi».

IL VESCOVO AUSILIARE DI ASTANA, ATHANASIUS SCHNEIDER

Fuori dai confini americani, si segnala il contributo (divulgato in Italia da Corrispondenza Romana) di Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, il quale nella parte centrale della sua ampia riflessione evidenzia otto conclusioni che si possono trarre dal documento di Viganò: «(1) Che la Santa Sede e lo stesso Papa inizino a ripulire senza compromessi la Curia romana e l’episcopato dalle cricche e reti omosessuali; (2) Che il Papa proclami in modo inequivocabile la dottrina Divina sul carattere gravemente peccaminoso degli atti omosessuali; (3) Che siano emanate norme perentorie e dettagliate che impediscano l’ordinazione di uomini con tendenze omosessuali; (4) Che il Papa ripristini la purezza e la genuinità dell’intera dottrina cattolica nell’insegnamento e nella predicazione; (5) Che siano restaurati nella Chiesa, attraverso l’insegnamento papale ed episcopale e attraverso le norme pratiche l’ascesi cristiana sempre valida: gli esercizi di digiuno, di penitenza corporale, di abnegazione; (6) Che nella Chiesa sia restaurato lo spirito e la prassi della riparazione e dell’espiazione per i peccati commessi; (7) Che inizi nella Chiesa un processo sicuro e garantito di selezione dei candidati all’episcopato, che siano manifestamente dei veri uomini di Dio; sarebbe, perciò, meglio lasciare le diocesi diversi anni senza un vescovo piuttosto che nominare un candidato che non sia un vero uomo di Dio nella preghiera, nella dottrina e nella vita morale; (8) Che si sviluppi nella Chiesa un movimento, soprattutto tra cardinali, vescovi e sacerdoti, pronti a rinunciare a qualsiasi compromesso e ad ogni corteggiamento nei confronti del mondo».


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