lunedì 19 agosto 2019
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NEWS 6 ottobre 2016    
Ratzinger su Wojtyla: il coraggio della verità  è un criterio di prim’ordine della santità 

Dalla testimonianza rilasciata da Benedetto XVI al vaticanista polacco Wlodzimierz Redzioch e raccolta in «Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici & i collaboratori raccontano», edizioni Ares.

 

«Che Giovanni Paolo II fosse un santo, negli anni della collaborazione con lui mi è divenuto di volta in volta sempre più chiaro. C’è innanzitutto da tenere presente naturalmente il suo intenso rapporto con Dio, il suo essere immerso nella comunione con il Signore di cui ho appena parlato. Da qui veniva la sua letizia, in mezzo alle grandi fatiche che doveva sostenere, e il coraggio con il quale assolse il suo compito in un tempo veramente difficile. Giovanni Paolo II non chiedeva applausi, né si è mai guardato intorno preoccupato di come le sue decisioni sarebbero state accolte. Egli ha agito a partire dalla sua fede e dalle sue convinzioni ed era pronto anche a subire dei colpi. Il coraggio della verità è ai miei occhi un criterio di prim’ordine della santità.

Solo a partire dal suo rapporto con Dio è possibile capire anche il suo indefesso impegno pastorale. Si è dato con una radicalità che non può essere spiegata altrimenti. Il suo impegno fu instancabile, e non solo nei grandi viaggi, i cui programmi erano fitti di appuntamenti, dall’inizio alla fine, ma anche giorno dopo giorno, a partire dalla Messa mattutina sino a tarda notte. Durante la sua prima visita in Germania (1980), per la prima volta feci un’esperienza molto concreta di questo impegno enorme. Per il suo soggiorno a Monaco di Baviera, decisi pertanto che dovesse prendersi una pausa più lunga a mezzogiorno. Durante quell’intervallo mi chiamò nella sua stanza. Lo trovai che recitava il Breviario e gli dissi: “Santo Padre, Lei dovrebbe riposare”; e lui: «Posso farlo in Cielo». Solo chi è profondamente ricolmo dell’urgenza della sua missione può agire così».

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