martedì 12 novembre 2019
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NEWS 30 aprile 2019    di Raffaella Frullone
Il sacro gossip della shampista fa male, ma non sempre

«Se manca l’etica, almeno l’estetica», diceva il titolare di Ricci e Capricci, un negozio di provincia nella bergamasca, nei primi anni Duemila. Più che un parrucchiere, un filosofo del capello, un life coach ante litteram, o di certo un aspirante tale. Perché si sa, il parrucchiere è molto più di un esercente che saltuariamente si prende cura dell’acconciatura, è un fine conoscitore dell’animo umano, un interprete degli umori femminili, un artista che scolpisce i cambiamenti a suon di bayalage, un fedele compagno di vita, tanto fedele che per lui si è disposti a fare decine di chilometri e tornare al paese natale, perché solo alle sue mani si possono affidare quei centimetri di capello da tagliare via. Andare dal parrucchiere può essere una fermata ai box per ricaricarsi e ripartire, può essere come tornare dalla mamma, solo lei ti conosce così a fondo da sapere cosa vuoi prima ancora di averlo detto, oppure può essere un momento catartico per voltare pagina, o almeno cercare di farlo.

Un mestiere prezioso, una vocazione, ecco perché c’è chi ha deciso di affidarla alla protezione di un santo, si tratta del Comitato San Martino De Porres, un’associazione della categoria Acconciatori ed Estetiste che – si legge sulla loro pagina facebook – «opera senza scopo di lucro e che in primis onora il Santo Patrono della categoria. Ci impegniamo nella formazione gratuita per i giovani disagiati che vogliono intraprendere questo mestiere, e diamo consulenza a colleghi che hanno difficoltà amministrative riguardante la propria attività».

Ieri il Comitato – intitolato al domenicano peruviano vissuto nel 1500 – è stato ricevuto da Papa Francesco che ha rivolto loro queste parole: «La figura umile e grande di San Martino de Porres, che il Papa San Paolo VI, nel 1966, proclamò patrono della vostra categoria, vi aiuta a testimoniare costantemente i valori cristiani. Vi stimola, soprattutto ad esercitare la vostra professione con stile cristiano, trattando i clienti con gentilezza e cortesia, e offrendo loro sempre una parola buona e di incoraggiamento, evitando di cedere alla tentazione del chiacchiericcio che facilmente si insinua anche nel vostro contesto lavorativo, tutti lo sappiamo».

Già, il chiacchiericcio si insinua sotto i caschi e allo shampoo. Ma se è vero che bisogna guardarsi dalla tentazione della maldicenza e della mormorazione, occorre riconoscere che quelle due ore trascorse dal parrucchiere possono essere terapeutiche perché ci si abbandona alle mani di un altro che cerca di tirar fuori la bellezza di ciascuno, un po’ con le forbici per tagliar via quello che ci appesantisce l’animo, un po’ con il balsamo per accarezzarlo quando ne ha bisogno.

«Ciascuno di voi, nello svolgimento del proprio tipico lavoro professionale, possa sempre agire con rettitudine – ha detto il Papa – rendendo così un positivo contributo al bene comune della società». Certo perché, sebbene lo si usi come dispregiativo, anche la  “shampista” può far del bene nel mondo se si prende cura con cura, una parola al posto giusto può anche salvare un matrimonio, scongiurare una crisi di nervi, riappacificare con la quotidianità a volte così faticosa. Forse non è proprio questa la bellezza che salverà il mondo, ma di certo contribuisce a renderlo migliore.


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