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NEWS 30 marzo 2018    
Scalfari, il Papa e l’inferno: ennesimo pasticcio

L’incidente dell’ennesima intervista al Papa di Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano Repubblica, ci permette di fare chiarezza sulla dottrina cattolica a proposito dell’inferno. Prima però ricordiamo che ieri il nonagenario giornalista non credente metteva in pagina e in bocca a Francesco che l’inferno non esiste e le anime «cattive» semplicemente scompaiono, affermazioni contrarie alla Rivelazione e al Magistero della Chiesa.

Verso le 15 di ieri pomeriggio la Sala stampa vaticana ha finalmente pubblicato un comunicato in cui si prendono le distanze dal “resoconto” di Scalfari: «Il Santo Padre Francesco ha ricevuto recentemente il fondatore del quotidiano La Repubblica in un incontro privato in occasione della Pasqua, senza però rilasciargli alcuna intervista. Quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre».

L’esistenza dell’inferno e il fatto che non sia vuoto è provato dalla ragione e dalla Sacra Scrittura. Per questo motivo è dogma della Chiesa che deve essere creduto con certezza e fermamente da ogni credente.

COSA DICONO I VANGELI

Molti sono i passi del Vangelo che testimoniano con certezza l’esistenza dell’Inferno. Qui ne ricordiamo solo qualcuno: «Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. […] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 41.46); «egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori» (Lc 13, 27-28); «chi gli [al fratello] dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna» (Mt 5, 22);

«Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna» (Mt 5, 29-30); «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti» (Mt 13, 41-42); «temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28); «Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. […] Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità» (Mt 7, 19.23); «Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui» (Lc 16, 22-23); «Gesù gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso» (Lc 8, 30-31);

«Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,15); «Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza» (2 Ts 1,9); «E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli» (Ap. 20,10). Anche nel Vecchio Testamento sono molteplici i passi che testimoniano l’esistenza dell’Inferno tra cui ricordiamo solo Isaia: «Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà e saranno un abominio per tutti». (Is 66,24); e Daniele: «Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna» (Dn 12,2). Questi passi provano l’esistenza dell’Inferno, ma anche se l’Inferno corrispondesse all’inesistenza dell’anima peccatrice, non si spiegherebbe perché Gesù non lo avesse esplicitato e non si spiegherebbe perché per descrivere l’Inferno si fa riferimento a condizioni esistenziali in cui si provano tormenti e pene. Se l’anima scomparisse non soffrirebbe un bel niente.

IL MAGISTERO

I rimandi alla Sacra Scrittura inoltre sono il primo fondamento su cui poggia il dogma, per la Chiesa cattolica, dell’esistenza dell’Inferno confermato in diversi concili, sinodi e documenti anche di carattere dogmatico. Pensiamo al sinodo di Costantinopoli (543), al IV Concilio del Laterano (1215), al II Concilio di Lione (1274), al Concilio di Firenze (1441), al Concilio di Trento (1545-1563), alla Costituzione dogmatica “Benedictus Deus” (1336) di Benedetto XII, alla Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei (n. 11) emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (1998).

IL CATECHISMO

No. 1035: «La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira».

(fonte di alcuni testi: La Nuova BQ)


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