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NEWS 16 gennaio 2017    
Sri Lanka, i buddisti distruggono la chiesa dei convertiti. Che ora pregano sotto un albero

di Melani Manel Perera

 

“Nessun tipo di attacco può fermarci. Continuiamo ad amare Dio e a pregarlo sotto un albero”. Lo afferma ad AsiaNews Kamal Wasantha, leader di una piccola comunità di cristiani in Sri Lanka. Il loro luogo di preghiera è stato distrutto la scorsa settimana da alcuni criminali buddisti, capeggiati da un monaco locale, tutti in libertà. Nonostante tutto, tra i fedeli non serpeggiano sentimenti di vendetta. “Non li malediciamo – aggiunge il leader cristiano – e non li aggrediremo per ritorsione. Il giudizio spetta solo a Dio. Noi facciamo la nostra parte, le preghiere continuano sotto un albero”.

Wasantha, un semplice contadino, guida le preghiere nella Kithu Sevana (Casa di Cristo) del villaggio di Pahariya, nel nord ovest dell’isola. Si trattava di una modesta casa di preghiera dove si riunivano i cristiani del luogo, in tutto 15 famiglie e altri 20 fedeli.

Il 5 gennaio scorso il luogo è stato attaccato dai buddisti. “Dapprima – racconta – ci hanno minacciati a parole. Poi sono arrivati con bastoni di legno, spranghe di ferro e coltelli e hanno distrutto tutto”. I fedeli hanno supplicato gli aggressori di non danneggiare il luogo di culto, ma “la casa del Signore è stata abbattuta di fronte ai nostri occhi, mentre noi chiedevamo a Dio di perdonarli”. 

Il pastore Ranjan Palitha, che giunge ogni settimana da Chilaw [a più di 90 km di distanza, ndr] per aiutare Wasantha, riporta che il centro è stato creato più 15 anni fa “e i fedeli non avevano mai subito simili aggressioni. Finora c’erano state solo minacce verbali. Questo è il primo incidente che ha le proporzioni di un vero disastro”.

I pastori Palitha e Adrian De Vissar celebrano la liturgia ogni domenica e il venerdì mattina guidano le preghiere. I due religiosi raccontano che le avvisaglie dell’attacco erano state lanciate il primo gennaio scorso, mentre erano sulla via di ritorno verso le proprie località. “La nostra macchina – riferiscono – è stata bloccata dal monaco buddista di Gothamiramaya, che ci ha rivolto male parole. Poi ha minacciato punizioni su larga scala se noi avessimo continuato a condurre le liturgie”.

Dopo l’episodio, i due pastori hanno sporto denuncia presso la stazione di polizia di Karuwalagaswewa e messo in allerta la comunità cristiana. Il 5 gennaio i religiosi e il monaco sono stati convocati dagli agenti e la notte stessa è avvenuto l’attacco. Sebbene circa 200 testimoni abbiano fatto i nomi del monaco e di altri 12 assalitori, tutti sono stati liberati su cauzione. 

Lakshan Dias, avvocato dei cristiani, lamenta un atteggiamento negligente da parte della polizia, “che conosce nomi e dettagli dei colpevoli, che vivono nello stesso villaggio. Lo Sri Lanka ha fallito nel garantire la libertà di religione. Nel Paese l’ideologia dominante, quella singalese buddista, mina il resto delle minoranze”.

Wasantha, che si è convertito al cristianesimo dalla fede buddista, spiega: “Molti buddisti si sono convertiti e ora vivono esperienze di vita positiva e gratificante. Anch’io quando mi sono avvicinato a Dio ho avvertito una grande consolazione”. “Non posso abbandonare la mia missione – conclude – a causa di questi attacchi maligni compiuti da persone che non tollerano il ‘magnifico cambiamento’ di alcune famiglie in questo villaggio. Essi non conoscono le grandi benedizioni che la nostra comunità riceve con la preghiera”.

 

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