lunedì 16 settembre 2019
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NEWS 8 giugno 2019    di Ermes Dovico
Storie di ordinaria eugenetica

Stati Uniti, anno 2019 dopo Cristo, la normalizzazione dell’eugenetica è ormai avviatissima. E purtroppo non si tratta di un film di fantascienza (in alto un’immagine tratta da Gattaca). Lo confermano diverse storie raccontate in un articolo del New York Times, il più prestigioso quotidiano al mondo, “la bibbia dei liberal”, come viene spesso chiamato, che lungi dal mettere in luce tutte le contraddizioni che queste storie portano con sé le presenta implicitamente come normali, prendendosela invece contro le ‘sviste’ nell’industria per la produzione di bambini su misura. Come le etichette sbagliate sui campioni di sperma. Fossero queste il problema…

La prima storia è quella di Cindy e della sua compagna lesbica che 17 anni fa scelsero accuratamente il profilo di un anonimo ‘donatore’ di sperma, “con una cartella clinica pulita e pochi problemi di salute nella sua famiglia”, come recita l’articolo. Con il seme acquistato alla banca dello sperma, Cindy ha partorito in questo lasso di tempo due figli maschi, che crescendo hanno voluto cercare i loro fratellastri sparsi per il mondo immettendo il codice del loro sconosciuto padre in un database online. Per inciso: distruggi i legami biologici quanto vuoi, ma questo tipo di ricerca, comunissima tra i figli concepiti in provetta, è la conferma che questi legami – il nostro vecchio albero genealogico – non si cancellano a colpi di (tracotante) tecnologia.

In breve, a seguito delle ricerche dei due adolescenti e dei successivi test sul DNA, si scopre l’imperdonabile ‘svista’ di cui sopra: lo sperma proveniva dal donatore sbagliato. Con una storia medica costellata di malattie in famiglia, come un tumore al cervello per una nonna, una patologia cardiaca per un’altra nonna, l’Alzheimer per un nonno: inconcepibile per una società che mira all’uomo perfetto e possibilmente immortale. “Mi sono sentita come se avessero contaminato il pool genetico dei miei bambini”, ha detto Cindy. “Non avrei mai scelto questo donatore. Dovrebbero vergognarsi anche solo del fatto di avere questo donatore sul sito web”, ha aggiunto la donna, che non riconosce che la vergogna sta a monte, nel pensare che la natura umana sia un optional e che un genitore – in questo caso il papà – possa essere accantonato all’origine.

C’è poi la storia di Melissa, una mamma single del Massachusetts. Anche Melissa, dopo il test fatto dalla figlia ventunenne, ha scoperto che la sua clinica della fertilità le aveva assegnato a suo tempo lo sperma del donatore sbagliato. “Non sai quello che hai ereditato, potresti involontariamente truccare le carte contro tuo figlio”. “Non è lo stesso di uno stupro. Stai facendo una procedura medica. Metti questa roba nel tuo corpo, e mi sono sentita fisicamente violata”.

Nel nostro teatro dell’assurdo c’è ancora la storia di Jennifer Cramblett, anche lei lesbica, che ha fatto causa a una banca del seme perché la figlia è nata “birazziale” anziché bianca: il giudice ha dato torto a lei e alla compagna, argomentando che non si è trattato di una “nascita sbagliata”, perché la figlia non ha problemi di salute. Beh, la stessa motivazione giuridica trasuda di eugenetica: ne consegue che i bambini non in salute sono considerati un danno.

Non sorprende, del resto, dal momento che la società sta progressivamente cancellando dal suo orizzonte la realtà che la vita è un dono che viene da un Altro. Proprio a causa di questa rimozione, gli esperti intervistati dal New York Times, come la docente di diritto Sonia Suter, non sanno fare di meglio che parlare di “prodotti” (i “prodotti” in questione sono i gameti e i bambini che ne derivano), “rottura di contratti” e banche dello sperma da sottoporre a una più ferrea regolamentazione, ignorando che il punto non è certo regolamentare le banche dello sperma ma la loro stessa esistenza. Un altro professore di diritto, Dov Fox, si spinge di fatto a proporre il reato di “confusa procreazione” per chi per esempio scambia un campione di seme con un altro. Come dire: questi seguaci di Mengele appoggiano il sovvertimento dell’ordine naturale e poi pensano che la legge debba punire i compagni che sbagliano qualche procedura eugenetica. Che Dio abbia pietà.


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