martedì 15 ottobre 2019
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NEWS 26 novembre 2018    di Lorenzo Bertocchi
Sulla storicità del 25 dicembre quale data di nascita di Gesù

Ogni anno le cronache, qua e là, raccontano di qualche preside zelante che proibisce di fare il presepe a scuola. “Discriminatorio” rispetto ai fedeli di altre religioni, dicono. Eppure, il 25 dicembre è piacevole per tutti rimanere a casa da scuola, o dal lavoro, e respirare un clima di festa. Ma perché proprio il 25 dicembre?

Circa 2000 anni fa è nato un bambinello, il suo nome era Gesù. Non a caso a Sua Madre dissero che «Egli è qui (…) segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 33). Ma su questa testimonianza storica è calata una coltre di nebbia, al punto che – diceva Benedetto XVI nel 2007 – ormai l’unico Gesù che si accetta è quello «modernizzato o postmodernizzato […] oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba».

Volendo rimanere più in superficie possiamo dire che sul tema circola una certa ignoranza. Il filosofo Giovanni Reale in un’intervista del 2009 ha ricordato un episodio significativo. «Un collega mi ha detto che nel corso di un esame, alla domanda che il candidato dicesse chi era Cristo, quel candidato rispose che si trattava di un autore che pubblicava le sue opere per l’editore Mondadori. E la risposta veniva data da uno studente universitario, con alle spalle tutte le scuole elementari, medie e superiori. Si tratta di un monstrum dal punto di vista culturale, di cui non avevo mai sentito l’uguale».

Il problema è che questa ignoranza, a volte, è stata alimentata da insospettabili biblisti o liturgisti. Soprattutto nella seconda metà del secolo scorso si diffondeva l’idea che la data del 25 dicembre fosse semplicemente una data convenzionale, scelta dai cristiani per sostituire la festa pagana del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell’imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. Ma le cose, con ogni probabilità, non stanno così.

Luca, evangelista che si attesta come storico attento, riporta un fatto apparentemente marginale, ma storicamente verificabile. Si tratta del turno dei sacerdoti del tempio, ossia le 24 classi che si avvicendavano al servizio da sabato a sabato due volte l’anno. Ebbene, secondo Luca, l’arcangelo Gabriele appare al sacerdote Zaccaria, per annunciargli che la moglie Elisabetta avrebbe dato alla luce un figlio, mentre «esercitava le sue funzioni davanti a Dio, nel turno (in greco taxis) della sua classe (ephemeria)» (Lc 1,8), quella di Abia (Lc 1,5)”.

Il turno di Abia, prescritto per due volte l’anno, cadeva dall’8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell’ottavo mese. Questa seconda volta, secondo il calendario solare, corrisponde all’ultima decade di settembre. In tal modo si dimostra storica la data della nascita del Battista (cfr. Lc 1,57-66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo il turno sacerdotale di Zaccaria, il padre. Così è anche per l’annunciazione a Maria «nel sesto mese» (Lc 1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo. Dunque, quale ultima conseguenza, si deve ritenere storica la data del 25 dicembre per la nascita di Gesù, nove mesi dopo.

Se poi qualcuno avesse dubbi sull’attendibilità della testimonianza degli apostoli e dei discepoli circa la figura storica di Gesù, può riferirsi alle molteplici testimonianze di storici non cristiani: Giuseppe Flavio, Plinio il Giovane, Mara Ben Serapion, Luciano di Samosata, Celso e, infine, Tacito.  E poi una questione fondamentale: per quale motivo apostoli e discepoli si diedero alla predicazione per annunciare la buona novella, sapendo che facilmente potevano andare incontro al martirio? E’ ragionevole supporre che lo fecero perché testimoniavano di un personaggio reale, veramente esistito, che non solo diceva di essere Dio, ma lo attestava con le “opere” (Cfr. Gv 10, 37).

 


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