mercoledì 26 giugno 2019
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NEWS 29 giugno 2018    di Ermes Dovico
Svolta alla Corte Suprema. Si ritira il giudice pro aborto

 

Dagli Stati Uniti arriva una buona notizia sul fronte della difesa della vita. Lo scorso mercoledì, l’ottantunenne giudice Anthony Kennedy ha annunciato la sua decisione di lasciare la carica alla Corte Suprema, con effetto dal prossimo 31 luglio, esprimendo il «profondo desiderio di trascorrere più tempo» con la sua famiglia. Kennedy, nominato al massimo tribunale americano nel 1988, all’epoca del presidente Ronald Reagan, ha deluso le aspettative dei pro life sostenendo continuamente la Roe contro Wade, cioè la sentenza che nel 1973 ha fatto sì che l’aborto, fino a quel momento disciplinato con legge propria da ciascuno dei 50 Stati federali e vietato nella gran parte di essi, venisse legalizzato in tutto il Paese.

Nei suoi trent’anni alla Corte Suprema, Kennedy ha votato in alcune occasioni nel verso giusto, come quando nel 2007 sostenne il divieto del Congresso all’orribile pratica dell’aborto a nascita parziale (il voto fu di 5-4), ma più volte si è schierato con i giudici abortisti, l’ultima delle quali la scorsa estate, quando votò per cancellare parte di una legge del Texas che aveva salvato migliaia di bambini facendo chiudere le cliniche abortive che non garantivano gli standard minimi di salute per le donne. Nel 2015 Kennedy ha anche scritto l’opinione di maggioranza nella sentenza Obergefell contro Hodges, che ha introdotto le «nozze gay» negli Stati Uniti.

A questo punto Donald Trump ha la possibilità, dopo la nomina di Neil Gorsuch nel 2017 (che ha preso il posto del compianto giudice cattolico Antonin Scalia), di scegliere una seconda persona alla Corte Suprema, che potrebbe ravvivare le speranze del mondo pro life, in vista di un possibile ribaltamento della Roe contro Wade e perciò della restaurazione del diritto dei nascituri. Il presidente statunitense ha promesso che sceglierà il sostituto di Kennedy da una lista di 25 esponenti conservatori, dalla quale aveva già attinto per la scelta di Gorsuch. Trump, che ha comunque lodato il giudice uscente, ha assicurato che la ricerca «inizierà immediatamente» e il capogruppo dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha detto che il Senato voterà questo autunno sul nome designato dal presidente, prima delle elezioni di medio termine in programma a novembre, sebbene la minoranza democratica spinga per posticipare la ratifica del successore di Kennedy.

È chiaro che si tratta di una questione fondamentale e nelle prossime settimane il livello dello scontro tra cultura della vita e cultura della morte è destinato a rimanere alto. Come ha affermato la presidente della Susan B. Anthony List, Marjorie Dannenfelser, «il ritiro del giudice Kennedy dalla Corte Suprema rappresenta un momento decisivo della battaglia per assicurare che ogni bambino sia benvenuto e protetto dalla legge». E ha aggiunto: «L’impegno più importante che il presidente Trump ha preso con il movimento pro life è la promessa di nominare solo giudici pro life alla Corte Suprema, un impegno che ha rapidamente onorato nominando il giudice Neil Gorsuch. Il presidente Trump ha adesso un’altra opportunità cruciale per restaurare il rispetto per la vita e la Costituzione. Contiamo che mantenga la sua promessa».

Di parere opposto, e non poteva essere altrimenti, il fronte abortista, con in testa la Planned Parenthood, la multinazionale al centro dello scandalo della compravendita di organi e tessuti di bambini abortiti, e molti personaggi dello spettacolo, dall’attrice Bette Midler alla cantante Cher, secondo la quale «la Corte Suprema porterà via i nostri diritti!!… Alcuni americani potrebbero ritrovarsi in campi di internamento!!».  Ilyse Hogue, presidente della Naral, organizzazione impegnata nella propaganda a favore dell’aborto, ha già colto l’occasione per lanciare una nuova campagna di finanziamento, dicendo che la Roe contro Wade è «in grave pericolo». Si potrebbe replicare che mai «pericolo» è stato più lieto.

Tra coloro che hanno risposto per le rime ai commenti pro aborto, c’è il vescovo di Providence, Thomas Tobin, che in un tweet ha ricordato sottilmente le contraddizioni dei democratici: «L’isteria proveniente dalla sinistra riguardo a un nuovo giudice della Corte Suprema sta sbandando in modo estremamente incontrollato. Quando Obama era presidente ha nominato giudici molto liberal. Trump nominerà, si spera, giudici più conservatori. È così che funziona».

 


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